[Ep. 10] Daniele

Episodio 10. ( [prevEp] – [nextEp] )
viaggio dentro una storia the incipit giovanni venturi chiara effe

Ricordare. Questa è la parola che gli viene in mente.
Daniele ci prova. Pensa. Pensa a sé stesso, ma non riesce a ritrovare nulla, poi chiude gli occhi, si accascia sulla neve, sente Niugh che gli si fa più vicino. Le zampette del lupetto gli salgono sul petto, lo sente fermarsi sul suo cuoricino.
Un luce si rischiara nel cielo. Daniele non la vede, ma dietro le palpebre percepisce tutto, poi il buio. Sente ancora il suo respiro, poi carezza il lupetto, il suo pelo morbido e lo sente come sorridere.
E poi ricorda.

È solo, nella sua stanza e sta leggendo un libro sul suo lettino.
«Daniele?» chiama una voce. «Daniele, amore, forza esci!»
Qualcuno bussa alla porta.
«Tesoro, ti scongiuro!» ripete la stessa voce di prima, sembra agitata.
La porta si spalanca e una donna entra nella sua stanza.
«Parla, ti scongiuro!»
Il ragazzetto è confuso. È come se fosse lì, ma c’è qualcosa di nuovo in tutto ciò che vede e che sente. Non parla, ma fissa la donna. Non allarga nemmeno le labbra in un sorriso limpido come aveva sempre fatto prima.
«Dobbiamo superarla assieme questa cosa, dai!»
Daniele si volta. Dà le spalle a sua madre e fissa fuori dalla finestra la luce del tramonto. Un passerotto si posa sul bordo della finestra aperta e lo fissa. Inizia a cinguettare.
Cosa vuoi dirmi? pensa il ragazzetto.
Il passerotto resta lì immobile, Daniele si volta e scorge la porta ancora aperta. Sua madre è andata via e il suo libro, Il conte di Montecristo, è lì accanto a sé.
Viaggio. Vorrei fare un viaggio. Allontanarmi da tutti questi pensieri, pensa. Vorrei che tutto tornasse come prima. Ogni singola cosa.
L’aria è tiepida. L’estate tra un po’ volgerà al termine. I primi giorni di settembre, senza la scuola, sono un po’ strani, a volte terribili, in particolare adesso, eppure in cuor suo sa che nulla sarà mai più così terribile come quello che è successo. Quello che non può ricordare, quello che lo destabilizza.
Solo qualcosa di così può avergli fatto perdere la traccia dei suoi ricordi.
Una persona senza una storia, senza un memoria, non esiste. È morta, pensa.
Non reagisce, non ci riesce. Osserva il letto accanto al suo. È rifatto, limpido, pulito. Si alza dal suo e sfiora con le dita le coperte dell’altro, piano, molto piano. Sua madre potrebbe rientrare, richiamarlo.
Lo so, si dice. Ora me lo ricordo.
Alcuni frammenti sono tornati. Daniele si trattiene, stringe i denti, stringe gli occhi, poi li riapre. La finestra è ancora aperta, ma il passerotto è andato via. Una folata di vento spinge via i suoi pensieri e richiude la porta alle sue spalle.
«Daniele?» lo chiama un voce da dietro quella porta.
Il ragazzo si volta e osserva il pomello.
Una sensazione di déjà vu lo afferra, così avanza lentamente sui suoi passi.
«Daniele?» continua la voce, ma il ragazzo non riesce ad associarla a nessuna delle persone che conosce. Non parla, non chiede. Avanza guardandosi intorno, nella penombra che il tramonto lascia nell’aria di un settembre non tanto allegro.
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Cosa accade?

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