Sangue Lupo

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa, lei? Chiede Informazioni sulla Città (75%)

In fondo al geloL’imbrunire, su Wainerar, scendeva tingendo di viola i rami tortuosi delle fronde folte, turbini legnosi, ritorti dalla Natura con un gusto bizzarro. Se ne avvide solo dopo, R., sorpresa e ripresa da Zoramis sotto braccio, come fan le comari fra banchi al bazar. Quel che scorse, però, oltre le spirali di sterpaglie, fu molto più di un’ esotica cianfrusaglia: la Reggia Bianca, «Da qui ogni Vento soffia e poi ritorna. Lo sanno, i Cantori di Holus. / Ehy, dov’è finito il mio Flauto?» Spiegò, rovistando con la mano libera tasche e pieghe di mantello, freneticamente, a caccia dello zufolo; intanto la bionda ripassava con gli occhi le guglie, così aguzze da credere di potercisi pungere, solo alla vista.
«Deliziosa! Ma tanto splendore non saprà trattenermi al dovere di Seguace: finirei col preferire le corse, nel Vento, invece di pregarlo.» Da sempliciotta, un cuor selvaggio non si può mandar all’aria.
«Giovani incoscienti! Bramano l’azzardo! Rompersi l’osso del collo, vogliono, piuttosto che imparar qualcosa! / Brava, brava la Ragazza, con quel naso fino lì, si vede che è sveglia! / Come? Una Femmina coi pantaloni? » Inevitabilmente dividersi di lui in molteplici voci ed altrettanti “io”, e R. rise questa volta, ostinata a respingere ogni colpa.
«E Galaron lo sa, che origliate e spiate ogni suo vicolo, dietro il Vostro .. Holus?»
«Oh, starebbe meglio se lo sapesse: il locandiere non annacquerebbe il malto! Vaglielo a dire, ai Mercenari del Sud, Guerrieri dell’Ombre! Pirati, Dannati!» L’indice sotto la gola simulò una spada, quella dei più irascibili.
«Sembra la disprezziate..»
«Dah, laggiù s’aggirano gli sprovveduti e le canaglie. Non mi fiderei di nes-su-no!» E da un orlo di stoffa turchino, cavò il Flauto, con le dita che già andavano cercando sui fori il giusto accordo. Fu interrotto, malamente.
«Come si distinguono gli sprovveduti dalle canaglie?» Infida, nel sorriso e nelle iridi, lampeggianti di scelleratezza, gli arrivarono come morsi di belva, a sbaragliare i suoi gesti intenti a comporre qualche melodia. Risuonò presto invece, e assieme alle note si destò un vento che fece sollevare le foglie, quasi si volgessero a guardare.
Quello che voleva sapere, lo andò a cercare.

{…} Ore corse nella notte; non bastava più stringere il lembi del manto per farsi scudo dal gelo. Così si rimpiange una tana scaldata dalla pelliccia di un Fratello, in Hevraaska. «M-maledet-to Ff..freddo!» La soggiogava con brividi violenti, mordendole le ossa, annebbiandole la mente. Distingueva appena la pietra dal firmamento, tanto da intuire si trattasse d’un ponte. Tremava.
“Ecco cosa succede, a prendersi gioco di certi Stregoni” Solo pensato, avvinta da un intorpidimento diffuso e il viso stinto in pallore insalubre tradiva un sangue raddensato alle vene.
Non teneva il conto di quel peregrinare, sfocato e stentato senza trovar braci a cui guarirsi, persa nel buio che rinsavì dallo stordimento all’udire di zoccoli al passo ribattere il ponte e si fermò a guardare nella distanza riunendo ogni forza restata.
«Finirete in pasto alla notte e alle sue bestie; accettate il mio aiuto!» Un Cavaliere, a farsi incontro, s’offriva di raccoglierla dall’inverno.
«…» Vapore salì dalla bocca crespa di arsura, prima di rispondere a parole pezzate. Anche le pupille sembravano irrigidite. «V-Voi s-salv-ate tu-tt …?»
«La mia reggia o la morte, lo sapete anche Voi. Domani mi ringrazierete.» Uno schiocco delle redini di Haydren, le frenò subito l’ardire beffardo ed ella capì quanto fosse inutile indugiare a soppesar gli eventi, soprattutto se la notte è ancor lunga e il gelo feroce.
«Bisogna vedere cosa ne pensa il Ronzino» Una sella per due, se la faranno bastare, con assenso dell’uomo e accordo dell’equino. Allora si decise a correre il rischio, stringendo la mano di Haydren, salendo a cavallo. Per lo meno, nella Fortezza, non sarà il gelo a prenderla.

Chi è Haydren?

  • Un Re, vestito da passante (56%)
    56
  • Una canaglia (11%)
    11
  • Uno sprovveduto (33%)
    33
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22 Commenti

  • letti i primi due episodi e devo dire che sono ancora perplessa dal metodo di scrittura che hai scelto.

    Si vede che sai scrivere, la grammatica è corretta, le parole auliche son però ben azzeccate e mai a sproposito; si vede che non sei quello che dalle mie parti si chiama il “pappagallo del farmacista”, ossia non usi paroloni a sproposito, senza conoscerne il significato.

    Tuttavia devo dire che tutto questo talento per la scrittura viene sprecato in questo modo.

    La storia potrebbe sembrare interessante, ma uso il condizionale proprio perchè non riesco a farmi una idea del racconto, in quanto sono troppo presa a seguire il filo del discorso, persa tra tutti quei paroloni e quel modo di scrivere così “diverso”. non arcaico, perchè fosse arcaico basterebbero un paio di righe per abituarsi. è il connubio tra arcaico e moderno che risulta difficile da digerire. o è zuppa o e pasta, entrambe non può essere, ti pare?

    secondo me potresti esprimere le tue potenzialità al meglio con una scrittura più fluida, più leggera, e la storia ne gioverebbe sicuramente di più.

    Ma ovviamente questa è solo la mia misera opinione da lettrice e in fin dei conti tu devi innanzitutto scrivere per te stessa, e in seconda battuta, magari, per gli altri.

    • Dopo una breve riflessione, se sia “zuppa oppure pasta”, credo invero si tratti di tutt’altro ;), qualsiasi nome possa avere. Riso?

      Più del risultato, trovo curiose le creazioni, anche ai fornelli per restare in tema culinario, che uniscano sostaziosità e sapore.
      Nel caso specifico, il confluire dei due generi da te rilevati (Aulico&Moderno), sorge piuttosto sponateamente. Più che altro, tendo a colorire il linguaggio dei personaggi di sfumature più terrene e toni più spicci, lascinado alla narrazione concedersi qualche respiro d’altri tempi, senza disdegnare quelle “cadute di stile” che tuttavia sanno meglio esprimere taluni concetti. Possono coesistere, se modulati sapientemente: devo ancora scopire quale effetto disarmante potrebbe avere mischiare la grazia di Dante, con la cruda concretezza di Dostoevskij. Purtroppo, mi manca ancora un Esempio da cui imparare, perciò improvviso, scribacchiando versicoli quando mi capita. Come dici, “sprecandomi”, che sembra un complimento ;).

      Grazie per il commento. Ne verrebbe un dibattito interessante.

  • Hai un stile molto particolare, a tratti oserei dire quasi “aulico” e non è sempre facile seguire la storia, i dialoghi, i personaggi.
    Ma al contempo è proprio questo stile che tiene viva l’attenzione, come se fosse parte integrante del mistero aleggiante intorno alla protagonista, e che ti fa leggere fino in fondo.
    Anch’io tifo per lo sprovveduto ma, chissà…

  • Ho faticato a superare le prime righe, quel “nari” ad esempio mi aveva convinto poco. Poi mi sono trovato alla fine del secondo episodio, curioso di sapere come continua. Nonostante, confesso, momenti di fatica nel seguire la trama.
    Spero nello sprovveduto, ma temo di essere in minoranza.
    Mi piace la seconda parte del secondo episodio, da “{…} Ore corse nella notte”.

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