Il Senza Nome

Stiletti di ghiaccio, amari risvegliIpswich, maggio 1983

Nebbia, nebbia rimbombante.

Mi porto le mani al volto, cercando di capire cosa sia successo ieri sera. Un concerto al Gaumont, cosa ci sono andato a fare? Iron Maiden… Conoscono loro il vero significato del dolore e della tortura?

Tolgo le dita dalle palpebre e mi giro verso Patricia, verso la sua figura ancora dormiente. Un secondo tassello, l’ultimo di tanti litigi. E perché non sei ambizioso, e perché mi accontento, e perché non voglio tornare a Londra…

Londra.

Mi fa paura: i palazzi, le anse del Tamigi, le persone prive d’identità che si spostano senza uno scopo, uno scopo vero almeno, lungo le via della City. Mi fa paura, sì, perché ogni rumore mi ricorda gli eserciti del Tartaro, perché ogni intrigo risuona dei complotti millenari intessuti sotto le volte della Sua Cittadella.

Non ha menzionato la mancanza di figli, questa volta, chissà perché. Eppure ha intuito che la colpa è mia, che qualcosa non va, che non posso – e mai potrò – generare della discendenza.

Un utero di tenebra immonda, sei un’idea nella Sua mente, respiri liquido amniotico intriso di frammenti di anime e di guerre, di lacrime e di sospiri. Poi nasci, vedi la luce, ti lasci inondare la narici dall’onnipresente lezzo di sangue.

No, quelli come me hanno tutt’altro scopo; il dono della procreazione è stato lasciato alle specie inferiori, la cui progenie ha seminato in egual misura leggende e incubi nell’inconscio umano.

La bruma scompare del tutto, e l’ultimo tassello, il peggiore, mi colpisce al cuore come un pugnale gelido.

Abbiamo litigato, mi sono infilato nel Gaumont, mi sono ubriacato e mi sono abbandonato alla musica e ai deliri che essa è in grado di scatenare nell’animo di chiunque, anche di uno come me.

Poi, il panico.

Qualcuno ha letto una sillaba, una delle dieci che compongono il mio nome. Quello vero, quello che nessuno dovrebbe conoscere.

La pelle d’oca passa da ieri ad adesso, come se l’essenza nascosta in me si agitasse terrorizzata.

Com’è possibile? Solo il mio antico Signore lo conosce, solo lui… E poi c’è quel maledetto tomo, il Libro di Abramelin.

Scuoto la testa per negare l’evidenza.

La copia di Oxford? No, è la meno completa. Quella tradotta da Mathers? L’ho convinto – anzi, minacciato – a modificare i passaggi più delicati, quelli che mi menzionavano. Ne esistono altre in Europa, ma sono tutte prive del quinto libro, quello che spiega come evocare il Senza Nome, l’esempio, il disertore, l’unico a sapere come si possa sfuggire, nel corpo e nell’anima, al Signore della Dualità e dello Scisma.

“Albert, tutto bene?”, mormora intanto l’unico amore di quel corridoio di maschere che è stato la mia vita.

Già, anche quelli come me possono amare.

“Patricia, ti fidi di me?”
“Io… sì, certo”, dice lei improvvisamente agitata. E’ per il tono della mia voce, forse?
“Devo andare a Londra, oggi stesso. Da solo.”
“Ma tu…”
“Ti prego, non farmi domande”, la interrompo.
“E’ per ieri sera? Non intendevo sul serio ciò che ho detto.”
“Non è per quello”, la rassicuro, “non era che la verità. Ora devo prepararmi, farò colazione prima di prendere il treno.”
“Stasera mi racconterai tutto, però.”
“Te lo prometto.”

Se tornerò.

Le tre ore seguenti sono pennellate confuse vergate dalla mano di un pazzo, e nulla di quanto veda o senta mi colpisce davvero, né il panorama regalato dalle dolci colline inglesi, né la tentacolare metropoli che ho sempre aborrito. Tutto annichilito da frammenti e spezzoni di quello che ero prima.

Quando esco dalla Blackfriars Station sono talmente schifato dalla mia vita precedente da non pensare alle conseguenze di quanto sto per fare.

Non ci siamo lasciati bene tanti anni fa.

Annuso l’aria, mi congelo sul posto e torno al presente, mentre gli occhi si bloccano verso un’anonima abitazione.

Il Velo è sottile là dentro, e chiunque ci abiti sta giocando con la più oscura delle Arti, la Negromanzia.

Il puzzo del Tartaro arriva fino a qui, e improvvisamente vorrei essere a Ipswich.

Cosa farà Albert?

  • Entrerà nella casa in fondo alla strada, e cercherà di interrompere ciò che sta accadendo (75%)
    75
  • Si dirigerà verso la destinazione che si era prefissato, noncurante delle percezioni oscure che ancora lo scuotono (25%)
    25
  • La paura lo farà tornare sui suoi passi, a Ipswich, lontano dal suo passato (0%)
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43 Commenti

    • Grazie Emme, grazie Giannni, sono contento che nonostante il genere che scrivo sia un po’ ‘difficile’ (per non parlare del mio stile ampolloso :D) la storia di Albert sia piaciuta a parecchie persone.

      Di sicuro ripeterò l’esperienza del racconto a puntate, se nel frattempo volete leggere altri spin-off dei miei romanzi trovate sul mio sito ‘Diario di un’Amnesia’ e ‘Scalpello e Follia’. Altri personaggi, stesso mood 😉

      Alla prossima!

    • Felice che il finale ti sia piaciuto, Luca!!! 🙂

      Vuoi sapere cosa sarà di Albert Reuben? Non devi che leggere i miei romanzi, compare in tutti quanti. Sono ambientati più di vent’anni dopo, però, quindi ci potrebbe stare qualche altra serie con The Incipit…

      Vedremo! 😉

  1. sempre più bella questa storia, sei davvero bravo!
    ho cercato di far appendere al pozzo il protagonista ma vedo che sono in minoranza 🙂
    mi è piaciuto moltissimo il dettaglio dell’armatura d’anime fusa con il corpo, ma anche la scena delle piume. ho visualizzato tutto 🙂

    • Quanti complimenti, troppo gentile! Lettori come te andrebbero clonati 😛 😀

      Tornando al povero Albert, vedremo come saranno i voti nei prossimi giorni, devo dire che non avrei mai pensato che sarebbe finito nel Tartaro, lì non è esattamente il benvenuto!

      That’s The Incipit, oserei dire 😉

  2. Eccolo, é arrivato il nuovo episodio che aspettavo 🙂 !
    Che massacro… descritto benissimo, i dettagli che arrivano solo dopo che si é guardato le mani, con il sacerdote infilzato nel soffitto.
    Voto per la missione di richiudere il Velo

  3. confermo quanto detto per il secondo episodio: davvero bella storia! bravo Flavio!
    quello che mi piace è proprio come porti il lettore lontano dalla fabula principale nel momento in cui Albert usa i poteri, per poi riportarlo sulla strada quando il potere è manifestato.
    io voto per la furia omicida e incontrollata
    quando rinsavirà si renderà ancora più conto che deve veramente porre fine alla propria vita… anche se non è semplice

  4. che bello questo secondo episodio, sei davvero bravo Flavio. me lo sono letto in un fiato solo 🙂
    mi è piaciuta moltissimo, tra l’altro, quella parentesi in cui fai saltare il lettore in un’altra dimensione mentre la serratura viene colata.

    comunque voto di andare giù, nel buio, verso il cuore della casa. se c’è bisogno di agire subito, preferisco andare alle radici!

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