Il Senza Nome

Dove eravamo rimasti?

Dove verrà portato Albert? A un portale che conduce fuori dal Tartaro (100%)

VictorIl Tartaro scorre attorno a noi come un macchinario impazzito, un agglomerato di edifici, strade, statue, pinnacoli, dolore e sangue. L’Empusa corre, instancabile, diretta verso un luogo preciso, e intanto ci lasciamo tutto alle spalle, inclusi i miei inseguitori.

Rallentiamo e ci infiliamo nella navata maggiore di una cattedrale in rovina, che come un’immensa cassa toracica tenta di ingoiare il cielo.

Ci fermiamo, e vengo obbligato a scendere. Un pentacolo e delle candele accese illuminano una piccola porzione di questo posto, che sarebbe altrimenti occultata da un serico manto di tenebre.

La creatura ringhia impercettibilmente e poi torna sui suoi passi, al galoppo.

Sono solo e stanco, stanco di fuggire, di combattere, e il pensiero di allontanarmi non mi sfiora neppure.

“Saggia scelta,” mormora un voce dall’oscurità.

Altri dettagli, per tentarmi, per darmi speranza. Un portale spalancato, un varco che fende l’aria infernale. Catene invisibili mi invitano ad entrare, una rete di filamenti che mi trascina verso la mia sorte.

Chino il capo e mi avvio verso il passaggio, che attraverso senza voltarmi indietro. Il Velo mi copre con il suo freddo viscidume fatto di regole e imposizioni.

Aria di Londra, una stanzetta vuota, odore d’incenso, un altare posato contro un muro, un Negromante vestito di nero al centro del pentacolo.

La stretta delle catene si fa ossessiva, e anello dopo anello il vincolo penetra nella mia carne, quella umana e quella demoniaca, fino a suggellare il legame di obbedienza.

Sette giorni, che iniziano da ora, e poi il Negromante dovrà ripetere il rituale.

Lo guardo, cerco nel suo volto pallido qualche segno di debolezza, ma non ne trovo. Nei suoi occhi neri non vedo che glaciale determinazione, e una totale e assoluta mancanza di umanità.

Mi sorride, ed è il sorriso del mostro che sta per divorare un bambino. Poi esce dal pentacolo e mi viene incontro.

“Io sono Victor Tyler, Albert.”

“Tyler?”

“Conosci la mia famiglia? Qualche antenato, magari? Lui in persona, il più famoso della mia stirpe?”

Stringo le labbra, ma la fitta di dolore che mi stringe la spina dorsale mi forza a rispondere: “Ho conosciuto Nathaniel, sì,” confermo.

“Sapeva della tua vera natura?”

“Sì, ma non ha tentato di vincolarmi.”

“Sei stato bravo, molto bravo, non ero sicuro di riuscire a trovarti e vincolarti. Ho dovuto spostarmi nel Tartaro, mentre strato dopo strato scavavo dentro di te, nell’essere che hai nascosto dentro l’ammasso di carne chiamato Albert Reuben. Mi chiedo come facciate a sopportare il rituale di possessione, è orribile! Ma ne è valsa la pena.”

Sa tutto di me, tutto! Anche di lei, quindi, della mia amata.

Eppure non posso oppormi, il vincolo è indistruttibile.

“Quali sono i tuoi ordini?”

“Sai, vorrei ordinarti di tornare a Ipswich e di uccidere tua moglie,” risponde lui mentre il ghigno sul suo volto si allarga, “ma perché toglierti la speranza di poterla rivedere un giorno? Tu verrai con me, Albert, nel luogo in vivo, la casa dei miei avi. Lì, nel Maryland, continuerai a fingere di essere un patetico essere umano. Sarai il responsabile della servitù, un lavoro che ti si addice, questo è certo.”

“Vuoi da me questo?” chiedo stupito.

“Il resto verrà con il tempo. Mia moglie partorirà il prossimo dicembre, e il nostro primogenito dovrà essere protetto a ogni costo. Il mio erede, il passato e il futuro dei Tyler…”

La sua risata fa oscillare la luce delle candele.

“Dovrò invecchiarti un po’, sei troppo giovane per il tuo nuovo lavoro, ma ci penseremo dopo. Vieni, torniamo nel Tartaro,” e indica il portale ancora aperto. “E da lì, nella tua nuova casa.”

Ribellarmi? Il solo pensiero mi strappa un gemito, il vincolo stringe la mia anima. La mia vita, il matrimonio, Ipswich, ora tutto sembra distante, quasi un sogno.

Mi sono svegliato, ero un servo del Tartaro, ora sono un servo del Negromante.

Seguo il mio padrone senza rispondere, in modo automatico.

La mia punizione è appena iniziata.

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43 Commenti

    • Grazie Emme, grazie Giannni, sono contento che nonostante il genere che scrivo sia un po’ ‘difficile’ (per non parlare del mio stile ampolloso :D) la storia di Albert sia piaciuta a parecchie persone.

      Di sicuro ripeterò l’esperienza del racconto a puntate, se nel frattempo volete leggere altri spin-off dei miei romanzi trovate sul mio sito ‘Diario di un’Amnesia’ e ‘Scalpello e Follia’. Altri personaggi, stesso mood 😉

      Alla prossima!

    • Felice che il finale ti sia piaciuto, Luca!!! 🙂

      Vuoi sapere cosa sarà di Albert Reuben? Non devi che leggere i miei romanzi, compare in tutti quanti. Sono ambientati più di vent’anni dopo, però, quindi ci potrebbe stare qualche altra serie con The Incipit…

      Vedremo! 😉

  1. sempre più bella questa storia, sei davvero bravo!
    ho cercato di far appendere al pozzo il protagonista ma vedo che sono in minoranza 🙂
    mi è piaciuto moltissimo il dettaglio dell’armatura d’anime fusa con il corpo, ma anche la scena delle piume. ho visualizzato tutto 🙂

    • Quanti complimenti, troppo gentile! Lettori come te andrebbero clonati 😛 😀

      Tornando al povero Albert, vedremo come saranno i voti nei prossimi giorni, devo dire che non avrei mai pensato che sarebbe finito nel Tartaro, lì non è esattamente il benvenuto!

      That’s The Incipit, oserei dire 😉

  2. Eccolo, é arrivato il nuovo episodio che aspettavo 🙂 !
    Che massacro… descritto benissimo, i dettagli che arrivano solo dopo che si é guardato le mani, con il sacerdote infilzato nel soffitto.
    Voto per la missione di richiudere il Velo

  3. confermo quanto detto per il secondo episodio: davvero bella storia! bravo Flavio!
    quello che mi piace è proprio come porti il lettore lontano dalla fabula principale nel momento in cui Albert usa i poteri, per poi riportarlo sulla strada quando il potere è manifestato.
    io voto per la furia omicida e incontrollata
    quando rinsavirà si renderà ancora più conto che deve veramente porre fine alla propria vita… anche se non è semplice

  4. che bello questo secondo episodio, sei davvero bravo Flavio. me lo sono letto in un fiato solo 🙂
    mi è piaciuta moltissimo, tra l’altro, quella parentesi in cui fai saltare il lettore in un’altra dimensione mentre la serratura viene colata.

    comunque voto di andare giù, nel buio, verso il cuore della casa. se c’è bisogno di agire subito, preferisco andare alle radici!

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