La vita perfetta

Il bivioPiove.

Luca si prepara ad uscire dall’ufficio.
Cravatta di buona fattura, completo blu, impeccabile. Lo conoscono tutti come un ragazzo mite, spesso simpatico nella maniera meno invadente possibile. Cortese, mai affettato. Molte donne ne apprezzano il gusto nel vestire e i lineamenti delicati.
Luca è sposato da due anni. Sua moglie, Paola, lavora part-time la mattina in un’agenzia di assicurazioni dietro casa. Bionda, carina, attiva e abbastanza amorevole.
Hanno un gatto, Platone e pranzano dai genitori di lei una domenica al mese.
Sveglia alle sette e mezza. Colazione insieme. Poi lui si veste, la bacia, prende la Peugeot 307 dal garage e va a lavorare. Da lunedì a venerdì.
Tutto nella più cordiale e azzurrina normalità.
Tuttavia.
Oggi Luca è strano.
In macchina niente stereo col radiogiornale regionale.
In ufficio pochi caffè. Pochi: “Ciao, come stai, ti offro qualcosa al distributore?”.
Chiacchiere il giusto, senza esagerare. Sorrisi e non risate.
Giacca addosso. Niente risvolti alle maniche della camicia. Colletto abbottonato.
Ora è pronto ad uscire.
Non saluta nessuno.
Striscia il badge lentamente. Ponderando.
Fuori la pioggia non è battente. Ma c’è.
Luca non tira fuori l’ombrello e resta così due minuti, forse tre.
La macchina è postaggiata alla sua sinistra, ma lui cammina piano nella direzione opposta.
Non c’è bisogno che lo dica ad alta voce o se lo ripeta di nuovo.
Ci ha già pensato tutto il giorno.
Stasera non tornerà a casa.

Cosa decide di fare Luca?

  • Continua a camminare senza meta (33%)
    33
  • Si siede su una panchina (0%)
    0
  • Si avvia alla fermata della metropolitana (67%)
    67
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64 Commenti

  • Ho scelto lo sconosciuto non tanto perché le altre due opzioni mi sembrano poco coerenti.(in un sistema di evoluzione tecnicocentrica sia la moglie che l’amante possi inviare simili sms, a livello psicologico le cose coincidono, la moglie sceglie una via diretta di collegamento mentre l’amante sceglue il mesaaggio perché più impersonale rispetto al passo che sta per compiere) uno sconosciuto rende il racconto più intrigante e apre nuove possibilità alla storia, andando a mettere le basi per un nuovo binario di situazioni e sentimenti.

    in ogni caso complimenti simone, storia sempre bella e che prende molto 🙂

  • Una moglie e un’amante non comunicano simili notizie importanti via sms, secondo me… ho votato perché un anonimo dica che sa cos’ha fatto. Cosa che potrebbe aprire molti nuovi percorsi, strati narrativi intriganti… e poi rifuggo il Sant’Eugenio 🙂

  • anch’io ho votato per l’opzione in fondo più plausibile in questo momento della storia.
    Quello che mi manca, in un contesto di fuga del protagonista, è un approfondimento (magari con qualche accenno qua e là, non certo per appesantire il ritmo narrativo che peraltro nel tuo caso è piuttosto dinamico anche grazie al modo di raccontare minimalista) sui motivi che lo hanno spinto a gettarsi d’un tratto dalle spalle il carico della sua vita ordinaria per un’esperienza “on the road”.
    A presto. 🙂

  • Ho letto i capitoli dal primo all’ultimo e devi dire che mi piace molto il tuo stile, naif ma mai banale, la storia scorre lenta come un fiume su pietra, ha il malinconico di un film in bianco e nero d’altri tempi dove le.parole sono sostituite da musiche di archi. Mi piace un mondo e ti seguo fedele, te e il tuo racconto. Ho scelto che luca segue jeroma (nome molto bello, posso chiederti come l’hai scelto?) perché mi sembra uno spirito guida quasi, aspetto attento il seguito 🙂

    • Ti ringrazio per l’interesse.
      Ho voluto riprendere questa storia lasciata in sospeso perché una notte l’ho sognata.
      Il ragazzo originariamente doveva chiamarsi Jerome. Ma poi per merito di un errore ortografico è diventato Jeroma. E ora non credo potesse avere nome migliore di questo. 🙂

  • Leggo dai commenti e dalla data di pubblicazione del racconto che tu appartieni a un mondo ormai passato. Qui non c’è più quasi nessuna delle persone che ti seguiva, nemmeno conosco i loro volti… sei uno che pubblica un episodio l’anno? eheheheh
    bene, allora seguo… a mio rischio e pericolo, sapendo che ogni volta dovrò tornare indietro a leggere, poiché dopo mesi avrò dimenticato sicuramente qualcosa. 🙂
    Ma la storia sembra interessante… anzi lo è .
    Segue Geroma.

  • Nella continua altalenanza tra sogno e realtà…comunicando con se stesso come non distinguesse le voci alterne della sua mente…non sono persone….sono i mostri dell’anima…o carne?? La tua scrittura mi manda in delirio, ogni elemento può avere infinite risoluzioni…e tra le urla della sua coscienza Luca racconta un pò le nostre…
    Ho voglia di scoprire se Paola è un riflesso del pensiero o il sassolino lanciato nello stagno di un indicibile infinito…

  • la donna con l’ombrello non può essere la moglie, avrebbe reagito differentemente secondo me. ed è troppo ostinata per essere solo una collega. perfetta quindi la figura dell’amante 🙂
    e anche molesta. magari lui stava cercando di non vederla più e lei non mandava giù la cosa.

    comunque complimenti per lo stile, scrivi davvero bene.
    “La paranoia non puoi gustartela. Ti scava dentro.”
    bello!

  • Il parallelismo che si respira nel tuo racconto fa pensare che sia autobiografico, che in fondo quella condizione insofferente e introspettiva che lo spinge a voler modellare il mondo e se stesso mentre cerca di capire se è meglio prima il mondo o è meglio prima sè, la conosci bene anche TU!
    La scrittura è in te e da te promana…riflesso di te è melodia profana…;)

  • interessante, mi piace il tuo stile.

    farei camminare Luca ancora lungo il marciapiede, perso nei suoi pensieri (che vorrei scoprire il prima possibile hehe).
    magari il tutto viene interrotto da un passante che lo riconosce e grida il suo nome, chiedendogli dove è diretto?

  • Scrivi benissimo! Una delle storie più promettenti del sito.

    Lo porterei verso la metropolitana, e non vagare a caso.
    Poi la stazione dei treni. E poi una città di pochi abitanti… magari quella dove é nato.

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