La vita perfetta

Dove eravamo rimasti?

Cosa decide di fare Luca? Si avvia alla fermata della metropolitana (67%)

Fobia e GiapponeNon tornerà a casa stasera. No.
Niente carezze al gatto, pastasciutta riscaldata e baci a fior di labbra. Luca cammina.
Niente gatto, pasta e baci. -Niente pasta, baci e gatto-.
Respira a fondo.
Ad occhi aperti ora guarda davanti. Il parcheggio diventa un oceano inesplorato. Le macchine, delfini. E’ Come cambiare le lenti a un paio di occhiali o succhiare lsd da un francobollo. Il mondo può diventare quell’occasione che non si è mai concesso.
Luca sistema il nodo alla cravatta. Piove ancora, ma meno.
Ora cammina a passo svelto. Si specchia nei parabrezza delle auto e crede che l’acqua gli valorizzi i capelli. La mano destra stringe il cellulare. Paola a quest’ora avrà chiamato almeno cento volte. Lo stritola. -Non lo guarderò. Stavolta lo schiaffo della vita lo schivo-.
Questo si racconta Luca che procede dritto, senza deviare. Pieno di un’euforia drogata che ha visto solo in qualche cartone animato. Da bambino.
Poi succede.
“Luca!”
Una voce femminile e conosciuta mista a pioggia lo chiama.
Si volta appena. L’oceano si congela in un istante e diventa opaco.
Qualche metro dietro a lui. Ombrello scuro con motivi giapponesi. Capelli lunghi alle spalle.
“Dove vai Luca…”
Ora e’ il momento di correre. Via.
Luca indugia un secondo. Il tempo di morire e farsi il funerale. Poi corre.
Ginocchia alte. Ciaf ciaf sulle pozzanghere.
Ci sarà tempo dopo per pensare. Ora si bada alla pelle.
In lontananza rumore di tacchi svelti. -Mi insegue. Dio mio-.
Luca infila le scalette della metropolitana. Un ragazzo e’ seduto sui gradini. Con la chitarra.
“Running up the hill”.
Riesce a fermarsi un secondo. Gli mette 5 euro nel fodero. Si prende tutto il tempo per farlo con dolcezza.
Poi riprende la folle corsa via da chissà chi, incontro a chissà cosa. La paranoia non puoi gustartela. Ti scava dentro.
Passa insieme agli abbonati Atac. Il treno arriva in 2 minuti. Si guarda intorno. Una coppia di adolescenti sono certamente due spie russe. Una signora di colore una strega vodoo. -Ora mi raggiunge e mi prende-.
Il treno arriva. Affollato.
La pioggia amplifica gli odori delle persone che si accalcano facendo un’assurda attenzione a non toccarsi. C’e’ uno strano silenzio.
Alla prima fermata scendono in molti.
-Ora andate pure a raccontare in giro di avermi visto. Maledetti tutti!-.
Luca trova ,non sa dove, la lucidità per sedersi.
Altra fermata.
Sale un vecchio. A torso nudo. Con un cartello appeso al collo. Dice:
“La Comune vicino Perugia. Vivere insieme. Come la natura avrebbe voluto che si vivesse”.
C’e’ un cellulare scritto con un pennarello rosso.
Luca se lo appunta sulla mano con la penna che ha nella tasca interna della giacca.
Il vecchio annuisce. E prosegue.
Altra fermata. Le porte non si chiudono. Ci mettono una vita. Luca è pronto ma non riesce ad alzare la testa.
Entra una donna. Ha in mano un ombrello scuro, fradicio, con motivi giapponesi.
Lo guarda.
“Luca…”

Chi è la donna con l'ombrello?

  • Una collega di lavoro (33%)
    33
  • Sua moglie (0%)
    0
  • La sua amante (67%)
    67
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64 Commenti

  • Ho scelto lo sconosciuto non tanto perché le altre due opzioni mi sembrano poco coerenti.(in un sistema di evoluzione tecnicocentrica sia la moglie che l’amante possi inviare simili sms, a livello psicologico le cose coincidono, la moglie sceglie una via diretta di collegamento mentre l’amante sceglue il mesaaggio perché più impersonale rispetto al passo che sta per compiere) uno sconosciuto rende il racconto più intrigante e apre nuove possibilità alla storia, andando a mettere le basi per un nuovo binario di situazioni e sentimenti.

    in ogni caso complimenti simone, storia sempre bella e che prende molto 🙂

  • Una moglie e un’amante non comunicano simili notizie importanti via sms, secondo me… ho votato perché un anonimo dica che sa cos’ha fatto. Cosa che potrebbe aprire molti nuovi percorsi, strati narrativi intriganti… e poi rifuggo il Sant’Eugenio 🙂

  • anch’io ho votato per l’opzione in fondo più plausibile in questo momento della storia.
    Quello che mi manca, in un contesto di fuga del protagonista, è un approfondimento (magari con qualche accenno qua e là, non certo per appesantire il ritmo narrativo che peraltro nel tuo caso è piuttosto dinamico anche grazie al modo di raccontare minimalista) sui motivi che lo hanno spinto a gettarsi d’un tratto dalle spalle il carico della sua vita ordinaria per un’esperienza “on the road”.
    A presto. 🙂

  • Ho letto i capitoli dal primo all’ultimo e devi dire che mi piace molto il tuo stile, naif ma mai banale, la storia scorre lenta come un fiume su pietra, ha il malinconico di un film in bianco e nero d’altri tempi dove le.parole sono sostituite da musiche di archi. Mi piace un mondo e ti seguo fedele, te e il tuo racconto. Ho scelto che luca segue jeroma (nome molto bello, posso chiederti come l’hai scelto?) perché mi sembra uno spirito guida quasi, aspetto attento il seguito 🙂

    • Ti ringrazio per l’interesse.
      Ho voluto riprendere questa storia lasciata in sospeso perché una notte l’ho sognata.
      Il ragazzo originariamente doveva chiamarsi Jerome. Ma poi per merito di un errore ortografico è diventato Jeroma. E ora non credo potesse avere nome migliore di questo. 🙂

  • Leggo dai commenti e dalla data di pubblicazione del racconto che tu appartieni a un mondo ormai passato. Qui non c’è più quasi nessuna delle persone che ti seguiva, nemmeno conosco i loro volti… sei uno che pubblica un episodio l’anno? eheheheh
    bene, allora seguo… a mio rischio e pericolo, sapendo che ogni volta dovrò tornare indietro a leggere, poiché dopo mesi avrò dimenticato sicuramente qualcosa. 🙂
    Ma la storia sembra interessante… anzi lo è .
    Segue Geroma.

  • Nella continua altalenanza tra sogno e realtà…comunicando con se stesso come non distinguesse le voci alterne della sua mente…non sono persone….sono i mostri dell’anima…o carne?? La tua scrittura mi manda in delirio, ogni elemento può avere infinite risoluzioni…e tra le urla della sua coscienza Luca racconta un pò le nostre…
    Ho voglia di scoprire se Paola è un riflesso del pensiero o il sassolino lanciato nello stagno di un indicibile infinito…

  • la donna con l’ombrello non può essere la moglie, avrebbe reagito differentemente secondo me. ed è troppo ostinata per essere solo una collega. perfetta quindi la figura dell’amante 🙂
    e anche molesta. magari lui stava cercando di non vederla più e lei non mandava giù la cosa.

    comunque complimenti per lo stile, scrivi davvero bene.
    “La paranoia non puoi gustartela. Ti scava dentro.”
    bello!

  • Il parallelismo che si respira nel tuo racconto fa pensare che sia autobiografico, che in fondo quella condizione insofferente e introspettiva che lo spinge a voler modellare il mondo e se stesso mentre cerca di capire se è meglio prima il mondo o è meglio prima sè, la conosci bene anche TU!
    La scrittura è in te e da te promana…riflesso di te è melodia profana…;)

  • interessante, mi piace il tuo stile.

    farei camminare Luca ancora lungo il marciapiede, perso nei suoi pensieri (che vorrei scoprire il prima possibile hehe).
    magari il tutto viene interrotto da un passante che lo riconosce e grida il suo nome, chiedendogli dove è diretto?

  • Scrivi benissimo! Una delle storie più promettenti del sito.

    Lo porterei verso la metropolitana, e non vagare a caso.
    Poi la stazione dei treni. E poi una città di pochi abitanti… magari quella dove é nato.

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