La vita perfetta

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Luca? Finge di voler salire sul vagone ma poi scappa di nuovo (56%)

Un abbraccioIl sorriso, illuminato dai fari del treno, è quello mite di chi è pronto ad incontrare la Morte. Ed ha il buon senso di farlo con riverenza.
Il fischio precede l’apertura delle porte del vagone.
Luca e Serena entrano nella stessa maniera nella quale erano usciti poco prima. Sincronizzati come nelle gare di nuoto in piscina. Un passo, poi l’altro. Si siedono.
Il tempo di guardarle la pancia, poi il viso. Serena è felice.
Il fischio, di nuovo. E Luca scatta in piedi. Ed esce, un attimo prima che le porte si chiudano ancora.
Serena si alza anche lei, e dietro le porte chiuse, lo saluta con la mano.
“Ciao…”. Come se lo avesse immaginato, in fondo.
Il treno riparte a tutta velocità, con dentro Serena, il futuro bambino, e un esercito di paure addestrato all’invasione.
Luca è da solo adesso.
“Running up the hill”.
La stazione della metro è avara di persone. Meglio così.
Luca mette una mano in tasca. Stringe il cellulare e vorrebbe prenderlo, e leggere i probabili duemila messaggi non letti, e rispondere alle seimila chiamate perse.
Poi sceglie l’inconsapevolezza.
Si siede poco distante dai binari.
Gli serve tempo per riorganizzare il suo cervello: le emozioni tutte insieme a destra. Le paure in fila indiana a sinistra.
Una folata di vento gli scompiglia il ciuffo.
Decide per un’armistizio. Concede ai suoi pensieri, indipendentemente dall’etnia, una colonia in una zona remota della sua testa. Un’unica legge: tassa sull’incremento demografico. Non vi riproducete!
“Questo pezzo di vita, fin quando durerà, me lo voglio vivere come se fossi decapitato. Senza testa e senza pensieri”.
E basta.
Si alza.
Nella stazione della metro i negozi sono ancora aperti. Luca compra una felpa pesante e uno zaino. Ci infila la giacca appallottolata e si mette la felpa. Casual chic.
Al bar ordina un caffè e un panino con la bresaola.
Poi paga e va nei bagni pubblici.
Si sciaqua il viso, la bocca ed esce. Un perfetto abitante del nulla.
Se si fosse guardato allo specchio avrebbe visto che le righe sulla fronte si sono fatte più sottili. Se ne sarebbe rallegrato.
Ora gira Luca.
Senza scadenze, senza cose da raggiungere in fretta.
Guarda le persone e gioca a capirle. Un uomo di colore elegante e dal fisico robusto. Ha un modo di camminare che ricorda un ballerino.
Una ragazza magrissima si pulisce gli occhiali con la manica della camicetta. Lo fa in maniera deliziosa.
Luca si deve coprire la bocca con la mano, per non farsi vedere mentre sorride alla gente.
L’orologio grande segna le sette meno dieci, di sera.
Luca non lo guarda e scende di nuovo le scale verso i binari.
Quando la metro arriva entra quasi senza accorgersene.
Nel vagone non c’è posto a sedere. Con la mano afferra il sostegno di ferro e guarda dai vetri opachi del finestrino.
Si concede un’altra stretta al cellulare con la mano e poi si perde a guardare le luci delle gallerie che con la velocità diventano filamenti luminosi.
Prima fermata, poi seconda e terza e quarta.
le persone premono contro la sua schiena senza infastidirlo. Poi sente un braccio passargli intorno al collo, a destra. Poi un altro a sinistra.
Luca non è spaventato.
E’ un abbraccio piacevole e caldo.

Chi lo sta abbracciando?

  • Il ragazzo con la chitarra al quale aveva dato 5 euro (40%)
    40
  • La ragazza magra che si puliva gli occhiali (40%)
    40
  • Il vecchio a torso nudo con il cartello appeso al collo (20%)
    20
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64 Commenti

  • Ho scelto lo sconosciuto non tanto perché le altre due opzioni mi sembrano poco coerenti.(in un sistema di evoluzione tecnicocentrica sia la moglie che l’amante possi inviare simili sms, a livello psicologico le cose coincidono, la moglie sceglie una via diretta di collegamento mentre l’amante sceglue il mesaaggio perché più impersonale rispetto al passo che sta per compiere) uno sconosciuto rende il racconto più intrigante e apre nuove possibilità alla storia, andando a mettere le basi per un nuovo binario di situazioni e sentimenti.

    in ogni caso complimenti simone, storia sempre bella e che prende molto 🙂

  • Una moglie e un’amante non comunicano simili notizie importanti via sms, secondo me… ho votato perché un anonimo dica che sa cos’ha fatto. Cosa che potrebbe aprire molti nuovi percorsi, strati narrativi intriganti… e poi rifuggo il Sant’Eugenio 🙂

  • anch’io ho votato per l’opzione in fondo più plausibile in questo momento della storia.
    Quello che mi manca, in un contesto di fuga del protagonista, è un approfondimento (magari con qualche accenno qua e là, non certo per appesantire il ritmo narrativo che peraltro nel tuo caso è piuttosto dinamico anche grazie al modo di raccontare minimalista) sui motivi che lo hanno spinto a gettarsi d’un tratto dalle spalle il carico della sua vita ordinaria per un’esperienza “on the road”.
    A presto. 🙂

  • Ho letto i capitoli dal primo all’ultimo e devi dire che mi piace molto il tuo stile, naif ma mai banale, la storia scorre lenta come un fiume su pietra, ha il malinconico di un film in bianco e nero d’altri tempi dove le.parole sono sostituite da musiche di archi. Mi piace un mondo e ti seguo fedele, te e il tuo racconto. Ho scelto che luca segue jeroma (nome molto bello, posso chiederti come l’hai scelto?) perché mi sembra uno spirito guida quasi, aspetto attento il seguito 🙂

    • Ti ringrazio per l’interesse.
      Ho voluto riprendere questa storia lasciata in sospeso perché una notte l’ho sognata.
      Il ragazzo originariamente doveva chiamarsi Jerome. Ma poi per merito di un errore ortografico è diventato Jeroma. E ora non credo potesse avere nome migliore di questo. 🙂

  • Leggo dai commenti e dalla data di pubblicazione del racconto che tu appartieni a un mondo ormai passato. Qui non c’è più quasi nessuna delle persone che ti seguiva, nemmeno conosco i loro volti… sei uno che pubblica un episodio l’anno? eheheheh
    bene, allora seguo… a mio rischio e pericolo, sapendo che ogni volta dovrò tornare indietro a leggere, poiché dopo mesi avrò dimenticato sicuramente qualcosa. 🙂
    Ma la storia sembra interessante… anzi lo è .
    Segue Geroma.

  • il vecchio col cartello!
    mi ero perso l’ultimo episodio ma ho visto che ero ancora in tempo! 😉
    ora però è tempo di leggere il prossimo!!

  • Gettarla sotto le rotaie? Non mi immaginavo questa possibilità! 😀
    Però voto per la finta, e la nuova fuga. Perché Luca scappa anche da lei, da tutto. Cerca un modo o un luogo per ricominciare da capo.

  • Nella continua altalenanza tra sogno e realtà…comunicando con se stesso come non distinguesse le voci alterne della sua mente…non sono persone….sono i mostri dell’anima…o carne?? La tua scrittura mi manda in delirio, ogni elemento può avere infinite risoluzioni…e tra le urla della sua coscienza Luca racconta un pò le nostre…
    Ho voglia di scoprire se Paola è un riflesso del pensiero o il sassolino lanciato nello stagno di un indicibile infinito…

  • la donna con l’ombrello non può essere la moglie, avrebbe reagito differentemente secondo me. ed è troppo ostinata per essere solo una collega. perfetta quindi la figura dell’amante 🙂
    e anche molesta. magari lui stava cercando di non vederla più e lei non mandava giù la cosa.

    comunque complimenti per lo stile, scrivi davvero bene.
    “La paranoia non puoi gustartela. Ti scava dentro.”
    bello!

  • Si infila in metropolitana. ormai ha deciso, il suo percorso è definito. ma dove diavolo va? e perché non torna a casa?
    bravo, mi hai messo una gran curiosità di continuare a leggere

  • Il parallelismo che si respira nel tuo racconto fa pensare che sia autobiografico, che in fondo quella condizione insofferente e introspettiva che lo spinge a voler modellare il mondo e se stesso mentre cerca di capire se è meglio prima il mondo o è meglio prima sè, la conosci bene anche TU!
    La scrittura è in te e da te promana…riflesso di te è melodia profana…;)

  • interessante, mi piace il tuo stile.

    farei camminare Luca ancora lungo il marciapiede, perso nei suoi pensieri (che vorrei scoprire il prima possibile hehe).
    magari il tutto viene interrotto da un passante che lo riconosce e grida il suo nome, chiedendogli dove è diretto?

  • …sono proprio curiosa di leggere gli sviluppi…
    io lo porterei ad entrare in una residenza per anziani…non so…
    forse alla ricerca del nonno o di un anziano vicino di casa…
    buon lavoro!

  • Scrivi benissimo! Una delle storie più promettenti del sito.

    Lo porterei verso la metropolitana, e non vagare a caso.
    Poi la stazione dei treni. E poi una città di pochi abitanti… magari quella dove é nato.

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