Tutto in una notte

RandagiGrigio. Tutto era di un grigio stinto, smorto. Prima di quel momento non si era accorto di quanto cupa fosse la città che aveva scelto come sua ultima sede. La pioggia continuava a torturare l’asfalto, le macchine, le case, gli ombrelli. Lui, randagio per scelta, si era rintanato sotto una pensilina, rimediando così un buon rifugio di fortuna che gli permetteva persino di distendersi per riposare la schiena. Le ossa facevano male. A qualche orecchio di passaggio gracchiava che era tutta colpa dell’umidità, di quel tempo che non la smetteva di provarlo, del Padreterno sempre pronto a divertirsi alle sue spalle. Colpi di tosse si rincorrevano sul suo brutto muso ricoperto da ciuffi cenerini. Quella tosse era finita con il diventare la sua compagnia preferita. La utilizzava come mezzo per troncare qualsiasi discussione spiacevole o per allontanare il suo interlocutore. A volte, prendeva vita propria e si intrometteva tra lui e qualche parola di troppo. Se per esempio la parola “vecchiaia” stava per venir fuori dalla sua bocca, ecco che un po’ di muco si aggrappava alla gola e via con la tosse. Lo stesso succedeva con “casa”. Ma anche il termine “figli” gli procurava una certa crisi, per non parlare di quello che accadeva con “fedeltà”, “cuore”, “letto”. Se uno solo di questi concetti attraversava la sua mente ecco che il petto si trasformava in una marmitta strozzata, sussultante e inquieta. Questa strana reazione aveva finito per condizionare anche i suoi pensieri e con il tempo aveva imparato a tenere a giusta distanza numerosi ricordi e congetture. Nella sua mente aleggiavano solo espressioni innocue e banali, legate a bisogni fisiologici ed immediati. Ma in questa rete di frasi semplici, in questa trama elementare di fili dai colori sempre uguali a se stessi, era rimasta impigliata una strana indicazione: Via Cibele 67. Non riusciva a liberare in nessuna maniera quel pensiero intrappolato lì chissà per quale motivo. Via Cibele 67. Non bastava lasciarlo divincolare, sfilare la rete o occuparsi di altro: Via Cibele 67 era sempre al suo posto, rigorosamente in trappola.
Quella sera però aveva troppo sonno per continuare a rimuginare su quella familiare tortura. Si aggrappò al foglio di giornale e si girò su un fianco. Fu proprio allora che un paio di gambe nude, di donna, invasero il suo campo visivo. Fu un’esplosione di tacchi e ormoni. Ogni senso venne invaso da quella presenza. Le grosse narici rubarono all’aria umida quel profumo di muschio bianco. Le orecchie pelose si drizzarono al ritmo dei tacchi. Le unghie immaginarono di infilzare le carni di lei e la lingua seccò di colpo di fronte all’imponenza di quelle gambe. Troppo belle, troppo alte.

Come prosegue la storia?

  • Tutto viene raccontato di nuovo, però con gli occhi della donna. (75%)
    75
  • La donna esiste in carne ed ossa e rivolge per prima la parola al protagonista. (25%)
    25
  • Si scopre che la donna è una visione del protagonista. (0%)
    0
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11 Commenti

  • Se è tutto in una notte, mi piace pensare ad un punto di vista multiplo, come mezzo per raccontare e la storia e i personaggi che ne sono parte. Ottimo inizio, mi piace, aspetterò con vivo interesse il secondo capitolo.

  • bellissimo questo inizio…e poi la descrizione delle gambe mi ha conquistato (non ci posso fare niente, è un debole ;)) … voto per la donna che esiste in carne ed ossa, la voglio vedere e sentire questa donna così bella..anche se devo ammettere che la possibilità di riscrivere il racconto visto dalla prospettiva della donna non è per niente male (e mi suona molto familiare)…perché non fai entrambe le cose? donna in carne ed ossa che racconta la sua parte

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