Buongiorno Italia

Dove eravamo rimasti?

Dove si trova la protagonista nel momento in cui riapre gli occhi? In una stanza bianca. Vuota, senza porte né finestre. Solo una telecamera a circuito chiuso puntata contro. (69%)

Celluloide.5
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Conversione in corso, attendere prego.

Bianco.
Tanto bianco…
Troppo bianco!
Accecata dal candore mi ci vuole un po’ prima di riuscire a distinguere le mura che m’imprigionano, lisce e tonde come un uovo. Volgendo lo sguardo tutt’intorno, la vista è ferita da una luce calda e intensa di cui però non è chiara l’esatta provenienza.
Non una porta, non una finestra, né una crepa o uno spiraglio a scalfire le mura levigate.
A contrastare l’insopportabile biancore solo un punto nero, lì davanti a me.
Un occhio color pece che mi fissa, mi punta, mi spia con insistenza.

Un caldo tepore mi pervade e il tempo non sembra esistere. Non più un battito a scandire gli attimi, non un ticchettio a declamare secondi. Solo quel buco nero che muto, vorace e invadente continua a guardarmi. Ed è solo quando cerco di protendere le braccia verso quell’occhio indiscreto che mi accorgo di non averle più, le braccia.

Dico “non averle” perché se fosse una paralisi a rendermi inerte riuscirei a vedere quantomeno la punta del mio naso. Potrei chiudere gli occhi e regalarmi un po’ di tregua da tutto questo…
Bianco!

Conversione in corso, attendere prego.

Calma, calma e sangue freddo. Un respiro profondo e…
Ma quale sangue, quale respiro? Quale calma?!

Il gelo del terrore in un baleno s’insinua nel flusso delirante dei miei pensieri narcotizzati dall’assenza di un corpo.
Più il freddo si fa prepotente e più tutto quel bianco sembra chiudermisi intorno.
Più fisso la strana telecamera e più questa sembra che si avvicini.
Inesorabile, inevitabile, insaziabile nel suo catturarmi.
Non posso far altro che subire il suo alito asettico che avanza, con la speranza di poter rubare uno scorcio del mio riflesso.

Niente.

L’obiettivo famelico non mi regala altro che l’immagine del nulla.
Il bianco della stanza uovo man mano cede il passo al buio inesorabile della videocamera che mi ingloba e finalmente mi dona sollievo da tutto quel candore.
Ma il riposo ha vita breve, quanto basti affinché i miei occhi – o qualsiasi cosa mi permetta ancora di vedere – si abituino alla camera oscura e alle immagini che riesco a scorgere sul soffitto, sulle pareti, sul pavimento.
Ovunque proiettori che come mitragliatrici cariche di bobine di pellicola, sparano le immagini della mia vita.
Di tutta la mia vita.
In prima persona, così, esattamente come l’ho vissuta.

A destra tra le mille immagini sovrapposte riesco a scorgere il volto di mia madre, l’oscillare familiare dell’altalena, le mie mani che scartano regali di natale, si immergono nella sabbia dorata, accarezzano il pelo vellutato del mio gatto.
Sopraffatta e ipnotizzata da tale spettacolo, resterei per l’eternità in contemplazione, se non fosse per l’odore acre di bruciato.
La pellicola, una volta compiuta la sua capriola ed esibita la celluloide alla lente, brucia, si dissolve e muore. Dietro non lascia altro che puzzo di plastica bruciata e una traccia sbiadita di emozioni, sentimenti e ricordi. La pellicola li brucia e io li perdo, così, per sempre. Senza una lacrima ad affacciarsi dai condotti lacrimali, ora che non ne ho più. Solo un dolore sordo, anestetizzato dal progressivo oblio.

Nel lato sinistro della stanza invece riesco a scorgere proiettate le lunghe lezioni nella classe d’arte, i libri studiati, le gite nei musei, i film e i viaggi. Il maestro di piano che mi bacchetta le mani ogni volta che queste sbagliano, i compiti a casa delle medie e le relazioni scritte di fretta in una notte all’università, i weekend sulle sudate carte e le ore in biblioteca.
Più le osservo e più sono vivide nei miei ricordi, niente odore di bruciato, niente oblio.
I lunghi nastri di celluloide una volta proiettati vengono raccolti e tagliati da uno strano macchinario che poi li aspira facendoli sparire dalla mia vista ma non dalla mia mente.

Conversione in corso, attendere prego.

Tra questi due mondi, in fondo al delirio di questa grottesca stanza degli orrori, dinnanzi a me: una porta.

Cosa c'è dietro alla porta?

  • L'universo: un alternarsi di galassie e vuoto cosmico. (19%)
    19
  • Un'altra stanza bianca, con qualcuno di importante che aspetta. (39%)
    39
  • Il risveglio in un nuovo modernissimo corpo al 90% inorganico. (42%)
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164 Commenti

  • Votato per la stanza bianca!
    Anche io ti ho scoperto solo ora, però il tuo racconto è davvero avvincente. E’ molto facile per come scrivi immedesimarsi con la protagonista. Ragione per cui ora sono con un po’ di ansia, magone, e un vago fastidio allo stomaco, però beh, è tutto un merito per te 😀

  • è un bellissimo racconto. A dire il vero, mi ci sono avvicinato con diffidenza, per le grandi pretese della sinossi (partire con “tutti i politici sono morti” poteva sembrare un modo per raccattare facili consensi). Invece ho scoperto una penna splendida, una fantasia originale, uno stile del tutto piacevole. Mi spiace d’essere arrivato solo all’ ottavo 8 capitolo… meglio tardi che mai.

    • Grazie mille Ferdinando, sono felice che ti piaccia! So bene che le spinose premesse con cui l’ho cominciato potevano sembrare pretenziose, quindi sono lieta di sentire che il “messaggio” sia arrivato nel modo giusto! 😀
      Che scelta hai fatto? Buio, camera bianca o fossa comune?

  • Bellissime come al solito le descrizioni! questa fuga alla disperata lascia veramente senza fiato e quell’ossigeno è veramente una boccata d’aria anche per chi legge!

    Roma è lì, rovinata e fiammeggiante, ma è ancora lì.

  • Portatore sano di pareggi, con il voto per continuare la fuga ho rimesso la situazione in equilibrio. Di nuovo. Anche qui. Fossi quelli di THe iNCIPIT mi negherei la possibilità di voto.

    Comunque.
    Ero un po’ ingastrito, con te, lo ammetto. E capirai facilmente il perché. Ho anche resistito un po’ prima di leggere questo nuovo capitolo, testone come sono. Poi però non ce l’ho più fatta e ho letto.
    Perdonandoti immediatamente tutto.

    Brava sfanasca. Brava davvero.
    D.

    • Mi mancava il tuo commento! Chiedo scusa per la prolungata assenza, prometto di non farvi aspettare più così tanto! 🙂
      Grazie come sempre dei complimenti, sono contenta di essere perdonata. Ora vediamo dove ci portano i voti, se verso la fuga o questo “lui”…

  • Andiamo al maneggio, i cavalli magari si funzionano ancora (visto che non hanno parti elettriche) 🙂
    Davvero un bellissimo episodio, forse il più bello e meglio scritto di tutta una storia che sta migliorando sempre più. Complimenti.

  • La liberazione dal tanfo della casta apre alla rivelazione sul “che ci stiamo a fare qui” e l’implicita tragedia della fine dell’umanitá, colpevole della sua insipienza. Scappare? E dove? Non ha importanza, andare é trovare. C’é un sapore zen in tutto ció e mi diverte parecchio. Grazie!

  • cadono corpi, cadono certezze, cadono speranze, cadono sogni. scenario apocalittico, che è un mio punto debole 🙂 bravissima!
    ho votato per lo sterrato, e vedo che sono in maggioranza, wow. anche se ammetto di non avere la minima idea dove porterà la storia nei prossimi capitolo… stupiamoci tutti! 😉

  • “nel gocciare insistente del mio stomaco putrescente”: bellissima… come stupenda è l’immagine della gente sui balconi in attesa dei salti nel vuoto. L’episodio è intriso di immagini fortemente simboliche ed evocative: riuscitissimo.
    D’istinto, andrei verso il maneggio… il più lontano possibile dalla città e dalla civiltà decaduta.

  • Ero in dubbio tra il viale principale e la ferrovia. Entrambi scenari ideali, che mi portano a figurarmi la scena, quasi graficamente. Scelgo la ferrovia perché per statuto è un mondo a sé stante, invisibile se sei giù da un treno ma… boh, concreto quanto il ferro dei binari, no?
    Questo capitolo è… non so, dire bello è riduttivo. Definitivo, è questo che è. Andava scritto così, punto. Confermo il “cazzo se sei brava” di poco sotto, con un filo d’invidia pure, perché certi passaggi vorrei scriverli io. Brava brava brava, devo dire altro?

    • Troppo onore, come sempre! Mi fa veramente piacere che lo stile di questo capitolo stia piacendo… L’ho immaginato a lungo e non avevo idea di come trasporre le mie “visioni” su carta se non così, di getto…
      La ferrovia per ora sembra essere la più gettonata! 😀

  • oddio che scelta difficile! alla fine ho scelto gli alieni, perché li immagino coltivare più esperimenti in diversi pianeti
    ammetto che il messaggio mi ha messo una certa inquietudine 🙂 mi immagino lì e, contrariamente a quanto consigliato, andrei nel panico 😀
    complimenti perché la storia sta andando sempre meglio! brava!

    • È una prospettiva che intriga anche me, pensando ai risvolti che potrebbe dare alla storia… Ci sto fantasticando un po’ su e devo dire che sarebbe molto divertente metterlo su carta… Alla fine esistono svariati tipi di sogni. Quelli premonitori, quelli in cui si rivivono ricordi spaventosi, o quelli in cui semplicemente la fantasia galoppa a briglia sciolta…

  • Ho votato per il msg tv, era troppa la curiosità! Questo vuol dire saperci fare.. 🙂
    Bel racconto, la trama non mi aveva colpita e invece leggendo è scritto bene, in un modo fresco e, poi, risponde alla domanda che si fanno un po’ tutti
    “Cosa accadrebbe se…….”…
    Stiamo a vedere!

  • wow! altro ottimo episodio!
    questa storia ê troppo bella per dare soazio a un cellulare impazzito, quindi ho votato per un semplice spegnimento (se vince lo squillo va bene uguale).
    fantastica l’espresssione “Un eunuco vanesio e letale venuto al mondo per impelarlo” hahahaha 😀

  • Bellissima idea, complimenti!
    Super attuale..
    Ero indecisa tra folla festante e violenta..
    Alla fine ho votato per la prima.. In un primo momento, per me, la maggior parte delle persone sarebbe contenta.. poi si scatenerebbe il panico..
    Poi dipende dal taglio che vuoi dare alla storia..
    Ti seguo!

  • Ciao.

    Meravigliosa l’idea. Sono sicuro che ti seguiranno in molti, soprattutto ora.

    PS: Era Orson Wells quello che ha annunciato l’arrivo dei marziani, non Orwell.

    Un caro saluto e in bocca al lupo,

    Bob

    • Grazie! Non conosco questo Saggio sulla lucidità ma vedrò di reperirlo e leggerlo avidamente! Io scrivo d’impulso e tendo sempre a privilegiare il flusso di coscienza perchè mi viene più naturale e sono ben lieta di scoprire di non essere l’unica matta a “parlare tra sè e sé!” 🙂

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