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Body 2.0

Lo strano calore del corteggiamento on lineTre mesi in Chatvatar™, durante i quali parlare di sé e ascoltare l’altro attraverso una rappresentazione renderizzata e animata dei propri corpi: ecco la mia storia con Peter. Fino alla sera della vigilia della Dance Marathon, quando ha finalmente accettato di passare in videochat. Prima non voleva. Be’, mi ero quasi convinta che fosse un mezzo mostro: attivava ogni volta la funzione ‘Stilizza’ con i parametri di spersonalizzazione al massimo, e così io vedevo davanti a me un volto privo di qualsiasi segno distintivo, come quello di un manichino. Aveva optato per una pelle metallica, quasi argentea: senza capelli, con occhi, naso e bocca appena accennati, ricordava quei modelli 3D che si usano nelle animazioni per impostare i movimenti base dei personaggi. Ero stata attirata proprio da quella sua non identità, quando l’avevo visto per la prima volta in una Chatvatar-Land™ tematica (se ricordo bene si trattava di Middle Age Norway) mentre leggeva ad alta voce un libro seduto in cima alla parete di un fiordo, circondato da centinaia di lemmings che avevano rimandato il loro periodico esodo per ascoltarlo.
Poi però la mia curiosità era cresciuta, giorno dopo giorno, mentre a Peter invece sembrava che il mio aspetto non interessasse per nulla. Anzi, voleva che utilizzassi anch’io un avatar neutro, e a me la cosa dava parecchio fastidio: ne ho uno bellissimo, io, che si discosta poco dal mio aspetto reale, leggermente ritoccato per mettere in risalto gli zigomi ben sagomati e gli occhi enormi. Perché non sono niente male, io. Ho già rimediato tre inviti per il ballo di domani sera, uno degli eventi più importanti dell’intero anno accademico, qui all’UCLA. Sì, anche Peter studia all’Università di Los Angeles, ma, dal momento che è frequentata da oltre 25.000 studenti, non abbiamo maggiori possibilità di incontrarci di quante ne abbiano due persone che vivono nella stessa città.
«Domani passiamo in videochat: non voglio che tu esca con me senza avermi mai visto prima».
Sorpresa, avevo esitato a rispondere. Ma era durato solo un attimo.
«Allora stacchiamo subito».
«E perché?»
«Ne ho abbastanza di parlare con un cartoon che non ti assomiglia. Le prossime parole che mi dirai dovranno uscire dalla tua vera bocca».

Quella sera è arrivata. Mi sono perfino truccata, poco poco però, giusto una passata di illuminante e un po’ di quel mascara Zoom Motion che fa vibrare le ciglia indipendentemente dai movimenti dell’occhio. Così, tanto per attirare l’attenzione distraendo.
Quando mi collego Peter è già lì. In un battito (volontario) di ciglia rivedo i tre mesi appena trascorsi e ripenso a tutte le confidenze, le risate, le discussioni. Allo strano calore del corteggiamento online. Forse ha ragione lui, forse l’aver eliminato qualsiasi appiglio fisico ha paradossalmente ingigantito la corrispondenza dei sensi, per una volta lontani dall’istinto e guidati unicamente dai processi chimici del cervello, in una sorta di fisicità da Big Bang, allo stesso tempo ingenua e primigenia. Per lui era una conseguenza del modo attuale che le persone hanno di rapportarsi l’una con l’altra, una conseguenza inevitabile, ma tutto sommato positiva. Ricordo che una sera ha detto una frase che mi ha colpito molto: ‘La nostra società, da liquida che era, è diventata gassosa’.
Be’, Peter ne era un rappresentante modello.
Lo cerco subito nell’inquadratura. Non c’è nessun fondale virtuale, questa sera, di quelli che cambiavamo ogni volta per dare un po’ di vita ai nostri avatar neutri: solo un muro bianco.
«Peter, ci sei?»
«Sì».
«Vieni, dai. Diamoci un’occhiata».

Cosa fa Peter?

  • Senza apparire in video le propone di incontrarsi subito (48%)
    48
  • Rifiuta di farsi vedere in video (18%)
    18
  • Accetta di farsi vedere in video (33%)
    33
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208 Commenti

  • Judith si fida di Xavier, assolutamente. E gli cede il volante appena in tempo.
    Complimenti Filippo, storia che non smette MAI di essere avvincente (e sexy) 🙂
    Adesso arriva il decimo, che ci terrà un po’ sulle spine… per poi finalone inedito nell’ebook di WePub: già pregusto!

  • Hai capito che colpo di scena il nostro autostoppista figo! Altro che Thelma e Louise!!! 😉 (l’ho immaginato proprio come volevi)

    Io voto per un bel posto di blocco, voglio un’azione allucinante e voglio sentire fischiare le gomme sull’asfalto… O si fermano al posto di blocco??? Decidi tu. Mi fido. 😉

    • Il giovane autostoppista, è un ometto! Hai presente quello di Thelma e Louise? Ecco, potrebbe essere un tipo così. Forse.

      Sì, sono vicino al termine (anche se dopo il decimo scriverò il capitolo finale, più lungo, che, insieme agli altri sarà contenuto in un ebook edito da WePub).
      Non so però se continuare la storia. Essendo un prequel, il seguito c’è già.

      E tu, finiti i 10 episodi continuerai? (la risposta giusta è “sì”)

      • Sì sì, sapevo del prequel e di WePub, mi chiedevo se volessi continuare il finale o il mezzo, insomma dilatare ancora la storia. In ogni caso, ti seguirò.
        Io di sicuro non abbandonerò questo mezzo però pensavo di iniziare una storia nuova con un genere nuovo, ho alcune idee. Anche se mi è balenata l’idea di approfondire la vita di Marta e Leo.
        Tu cosa mi consiglieresti?

        Ho presente l’ometto di Thelma e Louise, i pianti anche con quel film.
        Chissà perché il tuo autostoppista me l’ero immaginato donna.
        S.

        • A me piace molto leggere (e anche scrivere, via) degli stessi personaggi in contesti temporali, e non solo, diversi. Trovo che sia molto stimolante.
          Poi Marta e Leo sono due personaggi che, secondo me, vale la pena approfondire.
          In quanto al genere, definire La geometria delle cose “rosa” è plausibile solo se si è obbligati a farlo e le alternative sono fantascienza, giallo, ecc.
          Comunque, anch’io ti seguirò: mi piace molto come scrivi.

          Già, che film fantastico. Anche se all’autostoppista preferivo Jimmy.

  • La situazione si fa sempre più complicata..e allora io per aiutarti 🙂 dentro ci infilò anche un giovane autostoppista!
    D’altra parte si sa che fare l’autostop in america è altamente sconsigliato..cazzi suoi!

  • Ho cominciato ora a leggere questa storia.
    è un periodo talmente incasinato che ho a malapena tempo per scrivere la mia.
    Ma oggi, domenica, mi voglio rilassare leggendo.
    Bravo

    • Povere, sì. Devono mettersi in testa (ops) che è giunta l’ora di fare outing. Però hai ragione: sfido chiunque a sostenere che Madonna non sia una vera bionda.

      Peter stravince: pensa che avevo messo l’opzione solo perché in qualche commento al capitolo precedente era stato tirato in ballo. Io l’avevo già dato per disperso, annientato, desaparecido, esodato. E invece.

  • Il titolo è fenomenale..per non parlare dell’incipit. Io avrei pensato le stesse identiche cose!

    E ora, grazie a te, voglio prendere una stanza in un motel solo per vedere un road runner.

    Ps. Per me a cercarla è Peter…

  • Mi piace come mi presenti Judith dal punto di vista psicologico…la trama si sta infittendo ed era giusto fare una sorta di “punto della situazione”.

    Bella la parte in cui lei scopre che vorrebbe essere amata da lui, proprio quando lui le dichiara il contrario. E’ una cosa che accade spesso nella realtà e, questi indizi reali avvicinano al personaggio. Ci riconosciamo in lui.

    Bravo!

    Ps. Ieri ho votato per il pedinamento in auto e poi non sono riuscita a dire la mia 🙂

  • molto bello il flusso di coscienza a intermittenza con le parole di Peter. lui, così distaccato, che tenta di spiegare una cosa così assurda. e lei, che nemmeno si riconosce al tatto: deve essere una sensazione agghiacciante.

    a tutta velocità verso la meta!

    • L’opzione più vicina sarebbe la due, ma forse non sono stato abbastanza chiaro: il fatto che non ascolti subito il messaggio non esclude che lo faccia in seguito.

      Ho tentato di descrivere un futuro prossimo, e sono felice che risulti convincente.
      In generale mi sembra che ambientare le storie venti, trent’anni nel futuro moltiplichi le possibilità senza “obbligare” a sottostare a un genere (l’esempio che mi viene automatico è l’ultimo capitolo di “Il tempo è un bastardo”, per non parlare di “Infinite Jest”)

      Ehi, io aspetto il seguito della tua storia! A presto.

    • anche io ho pensato la stessa cosa di Serena 😀 ascoltare il messaggio mentre continua a guidare. visto che per me è davvero impellente sentirlo, ho votato l’opzione anche se sarà costretta a fermare la macchina.
      bellissima questa cosa delle mutazioni, la storia è davvero avvincente! bravo Filippo

  • Non ci credo che resista ad ascoltare il messaggio! Troppe cose strane stanno succedendo, spererà di capirci qualcosa! Diamine però, l’immagine del crème caramel al posto della faccia è pazzesca! Complimenti!

  • ah come ce la vedo bene un’irruzione! magari mentre Judith tenta di capire se fosse solo un’elucubrazione o davvero qualcosa stesse cambiando in Peter.

    La storia fila che è un piacere, complimenti!

  • La storia dei letti che necessitano di un’eguaglianza e poi tutto il pezzo che viene dopo, sono, insieme, una delle cose più belle che abbia mai letto.
    E io ho letto davvero tanto.
    Per cui, questo, è un complimento.
    Un po’ diverso dagli altri.

    Ora che ti ho fatto la sviolinata 🙂 ti faccio restare lei sola al risveglio.
    Mistero. Rabbia.
    Il genere femminile è imprevedibile.
    😉

    • Beh, che dire? Il tuo commento mi ha davvero reso confuso (e felice): il plot a me pare più che un fine una scusa. Una scusa per arrivare a certe piccole scoperte ( e lo sono prima di tutto per me) che a volte si riescono a trasmettere così come le si scoprono. Per cui grazie.

      Judtih da sola, ok. S’incazzerà, ma vedo che lo sai già.

      • ha ragione serrenett, quel passaggio è davvero sublime… complimenti!
        mi è piaciuto come con poche domande e nessuna risposta Judith sia nelle sue braccia. del resto, di parole ne avevano già scambiate a profusione nei mesi prima.
        altro bel capitolo, e qualcosa mi dice che il mistero aumenta, almeno per me che ho votato una mattina senza Peter al fianco 😉

  • bello questo secondo episodio, il racconto si fa già interessante.
    il dettaglio delle sirene che illuminano la stanza, che le fanno intravedere almeno qualche dettaglio… immagino Judith che spalanca gli occhi in quel momento, in cerca di un particolare!
    mi ha spiazzato la chat imprevista sul finale, e capisco il panico di lei.
    ma al telefono risponderà… un messaggio registrato 😉

  • Pingback:

  • direi che si fa vedere in video, non si può tirare indietro ora che lui stesso l’ha proposto 🙂
    e, dopo un imbarazzo iniziale, secondo me Judith sarà contento: temeva peggio 😀

    bell’incipit, il soggetto della trama mi intriga: mutazioni sono sinonimo di sorprese 😛

  • Dopo averlo proposto, dopo 3 mesi non credo si tirerà indietro. Si farà vedere!
    Bella storia, buon inizio! Interessante sapere che le università saranno ancora vissute fisicamente e che faranno ancora serate e balli 🙂

  • Il tuo Incipit è la dimostrazione che non bisogna mai fermarsi alla copertina o alla quarta. Leggendo la trama non mi aveva entusiasmata, ma poi, sono bastate le prime due o tre righe e sono scivolata nel tuo mondo.

    Bravissimo! 🙂 Anche se magari non faccio molto testo, ma na botta d’autostima (meritata) ci sta sempre! 🙂

    Ti seguo con convinzione..

    Ps. Lui si fa vedere.

    • Grazie davvero: un primo commento come il tuo non può che spronare e incoraggiare.
      La trama in effetti è soltanto un accenno all’argomento, un po’ troppo asettica mi sa.
      Felice che ti sia piaciuto l’episodio (ho iniziato a leggere sunny e le prime due frasi del primo episodio sono un incipit splendido)

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