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Body 2.0

Dove eravamo rimasti?

Come prosegue la loro fuga? Judith lascia la guida a Xavier appena in tempo: davanti a loro c’è un posto di blocco. (71%)

Basta accelerareOk, andiamo più veloci di prima, ma non è che l’auto sia decollata e stia mordendo il culo al drone. Sono un po’ offesa.
«Se si trattava solo di accelerare, ero capace anch’io».
«Piuttosto, sei capace a usare un Lite-com? Bisogna forzare il software del drone».
«Posso provarci».
«Sì o no? Non mi serve che provi».
«Dammi qua».
Ho imparato qualcosa sul mobile cracking da ragazzina, quando dirottavo i primi taxi senza autista per farmi scarrozzare gratis per la città. Los Angeles non è un posto adatto ai pedoni. Con il drone però sarà dura.
«Tieniti forte».
Alzo gli occhi: davanti a noi la strada è sbarrata.
Ci sono due auto messe di traverso e una terza al centro della carreggiata. Ne scendono alcune figure, tra cui un paio di Abedo.
Alla vista dei loro panama bianchi rabbrividisco. Xavier taglia deciso verso il deserto e si comincia a ballare. Il Lite-com mi sfugge di mano: mi chino a cercarlo mentre il fuoristrada sobbalza fra pietre, cactus e Joshua Tree. Le auto ci inseguono, ma restano indietro: la nostra Land Rover non sarà connessa, ma in pieno deserto è imbattibile. Soltanto il drone continua a seguirci: finché c’è lui non abbiamo scampo. Ritrovo il Lite-com proprio mentre Xavier supera un avvallamento e si immette nella State Line Road: siamo quasi in Nevada. Senza fermarsi mi fa segno di tornare alla guida, prende il Lite-com e intanto mi fa da navigatore.
Se voleva farmi sentire inutile ci è riuscito.

Entriamo a Pahrump, una cittadina che ha adottato l’estetica di Las Vegas nell’ammucchiare ai lati della carreggiata enormi insegne pubblicitarie, e sfrecciamo davanti a un Abedo, fermo accanto alla sua auto. Un paio di isolati dopo ne superiamo un altro. Guardo Xavier, ancora impegnato a sabotare il drone.
«Ma quanti ce ne sono?»
«Tanti, anche se meno di noi».
«E noi quanti siamo?»
«Pochi, anche se più di loro».
Questo francese puzzone inzia a darmi sui nervi: è fortunato perché devo concentrarmi sulle auto che abbiamo appena incontrato. Erano parcheggiate tranquille, ma sono già dietro di noi.
«Ce ne sono altre due: ci pensi tu? »
«Non possiamo tagliare per il deserto. Tieni duro. Io devo abbattere il drone».
Usciamo dalla città e puntiamo verso Las Vegas.
«Forse prima dovremmo seminare le due auto che ci inseguono».
«A questo ci pensi tu, no? Basta accelerare».
Invece devo quasi inchiodare per non schiantarmi contro un TIR che sta affrontando un’ampia curva. Le auto degli Abedo si avvicinano.
«Fatto: ora il drone crede che le auto da seguire siano quelle degli Abedo. Tocca a te».
Quando la curva comincia ad aprirsi, vedo un altro TIR sopraggiungere dalla direzione opposta. Aspetto fino all’ultimo e mi butto in un sorpasso suicida. Xavier impreca.
Riesco a infilarmi fra i due autosnodati in un tripudio di trombe da giudizio universale. Ma l’auto dell’Abedo non può vedere al di là della curva. Mentre schizzo via sento un’esplosione. Xavier esulta: il drone esplode insieme a lei.

Mezz’ora dopo stiamo correndo verso il gate.
«Sbrigati, il nostro volo è già stato annunciato».
Sbuchiamo dal passaggio che collega il parcheggio ai cancelli del check-in. Xavier mi afferra e mi trascina dietro a un pilastro.
«Merda, sono anche qui».
Sono terrorizzata, spettinata e sudata; devo avere l’espressione di un peluche finito per sbaglio in una lavatrice. Xavier se ne accorge e mi stringe le mani.
«Ci penso io, tu non muoverti».
Raggiunge due poliziotti, mostra loro un documento, indica i due Abedo fermi davanti ai metal detector e mi raggiunge.
«Fatto».
«Fatto cosa?»
I poliziotti raggiungono gli Abedo e li invitano a seguirli: abbiamo via libera.

L’aereo sta decollando. Vado a Parigi con uno sconosciuto che, chissà come, riesce a convincere due agenti a perquisire chiunque. Per la prima volta dopo tre giorni mi rilasso.
«Sono a pezzi».
«Sei stata brava».
«O fortunata».
«O tutt’e due».
«Comunque sono felice che sia finita».
Xavier mi sorride. È ancora più bello, quando sorride.
«Finita? Judith, questo è soltanto l’inizio».

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208 Commenti

  • Judith si fida di Xavier, assolutamente. E gli cede il volante appena in tempo.
    Complimenti Filippo, storia che non smette MAI di essere avvincente (e sexy) 🙂
    Adesso arriva il decimo, che ci terrà un po’ sulle spine… per poi finalone inedito nell’ebook di WePub: già pregusto!

  • Hai capito che colpo di scena il nostro autostoppista figo! Altro che Thelma e Louise!!! 😉 (l’ho immaginato proprio come volevi)

    Io voto per un bel posto di blocco, voglio un’azione allucinante e voglio sentire fischiare le gomme sull’asfalto… O si fermano al posto di blocco??? Decidi tu. Mi fido. 😉

    • Il giovane autostoppista, è un ometto! Hai presente quello di Thelma e Louise? Ecco, potrebbe essere un tipo così. Forse.

      Sì, sono vicino al termine (anche se dopo il decimo scriverò il capitolo finale, più lungo, che, insieme agli altri sarà contenuto in un ebook edito da WePub).
      Non so però se continuare la storia. Essendo un prequel, il seguito c’è già.

      E tu, finiti i 10 episodi continuerai? (la risposta giusta è “sì”)

      • Sì sì, sapevo del prequel e di WePub, mi chiedevo se volessi continuare il finale o il mezzo, insomma dilatare ancora la storia. In ogni caso, ti seguirò.
        Io di sicuro non abbandonerò questo mezzo però pensavo di iniziare una storia nuova con un genere nuovo, ho alcune idee. Anche se mi è balenata l’idea di approfondire la vita di Marta e Leo.
        Tu cosa mi consiglieresti?

        Ho presente l’ometto di Thelma e Louise, i pianti anche con quel film.
        Chissà perché il tuo autostoppista me l’ero immaginato donna.
        S.

        • A me piace molto leggere (e anche scrivere, via) degli stessi personaggi in contesti temporali, e non solo, diversi. Trovo che sia molto stimolante.
          Poi Marta e Leo sono due personaggi che, secondo me, vale la pena approfondire.
          In quanto al genere, definire La geometria delle cose “rosa” è plausibile solo se si è obbligati a farlo e le alternative sono fantascienza, giallo, ecc.
          Comunque, anch’io ti seguirò: mi piace molto come scrivi.

          Già, che film fantastico. Anche se all’autostoppista preferivo Jimmy.

  • La situazione si fa sempre più complicata..e allora io per aiutarti 🙂 dentro ci infilò anche un giovane autostoppista!
    D’altra parte si sa che fare l’autostop in america è altamente sconsigliato..cazzi suoi!

  • Ho cominciato ora a leggere questa storia.
    è un periodo talmente incasinato che ho a malapena tempo per scrivere la mia.
    Ma oggi, domenica, mi voglio rilassare leggendo.
    Bravo

    • Povere, sì. Devono mettersi in testa (ops) che è giunta l’ora di fare outing. Però hai ragione: sfido chiunque a sostenere che Madonna non sia una vera bionda.

      Peter stravince: pensa che avevo messo l’opzione solo perché in qualche commento al capitolo precedente era stato tirato in ballo. Io l’avevo già dato per disperso, annientato, desaparecido, esodato. E invece.

  • Il titolo è fenomenale..per non parlare dell’incipit. Io avrei pensato le stesse identiche cose!

    E ora, grazie a te, voglio prendere una stanza in un motel solo per vedere un road runner.

    Ps. Per me a cercarla è Peter…

  • Mi piace come mi presenti Judith dal punto di vista psicologico…la trama si sta infittendo ed era giusto fare una sorta di “punto della situazione”.

    Bella la parte in cui lei scopre che vorrebbe essere amata da lui, proprio quando lui le dichiara il contrario. E’ una cosa che accade spesso nella realtà e, questi indizi reali avvicinano al personaggio. Ci riconosciamo in lui.

    Bravo!

    Ps. Ieri ho votato per il pedinamento in auto e poi non sono riuscita a dire la mia 🙂

  • molto bello il flusso di coscienza a intermittenza con le parole di Peter. lui, così distaccato, che tenta di spiegare una cosa così assurda. e lei, che nemmeno si riconosce al tatto: deve essere una sensazione agghiacciante.

    a tutta velocità verso la meta!

    • L’opzione più vicina sarebbe la due, ma forse non sono stato abbastanza chiaro: il fatto che non ascolti subito il messaggio non esclude che lo faccia in seguito.

      Ho tentato di descrivere un futuro prossimo, e sono felice che risulti convincente.
      In generale mi sembra che ambientare le storie venti, trent’anni nel futuro moltiplichi le possibilità senza “obbligare” a sottostare a un genere (l’esempio che mi viene automatico è l’ultimo capitolo di “Il tempo è un bastardo”, per non parlare di “Infinite Jest”)

      Ehi, io aspetto il seguito della tua storia! A presto.

    • anche io ho pensato la stessa cosa di Serena 😀 ascoltare il messaggio mentre continua a guidare. visto che per me è davvero impellente sentirlo, ho votato l’opzione anche se sarà costretta a fermare la macchina.
      bellissima questa cosa delle mutazioni, la storia è davvero avvincente! bravo Filippo

  • Non ci credo che resista ad ascoltare il messaggio! Troppe cose strane stanno succedendo, spererà di capirci qualcosa! Diamine però, l’immagine del crème caramel al posto della faccia è pazzesca! Complimenti!

  • ah come ce la vedo bene un’irruzione! magari mentre Judith tenta di capire se fosse solo un’elucubrazione o davvero qualcosa stesse cambiando in Peter.

    La storia fila che è un piacere, complimenti!

  • La storia dei letti che necessitano di un’eguaglianza e poi tutto il pezzo che viene dopo, sono, insieme, una delle cose più belle che abbia mai letto.
    E io ho letto davvero tanto.
    Per cui, questo, è un complimento.
    Un po’ diverso dagli altri.

    Ora che ti ho fatto la sviolinata 🙂 ti faccio restare lei sola al risveglio.
    Mistero. Rabbia.
    Il genere femminile è imprevedibile.
    😉

    • Beh, che dire? Il tuo commento mi ha davvero reso confuso (e felice): il plot a me pare più che un fine una scusa. Una scusa per arrivare a certe piccole scoperte ( e lo sono prima di tutto per me) che a volte si riescono a trasmettere così come le si scoprono. Per cui grazie.

      Judtih da sola, ok. S’incazzerà, ma vedo che lo sai già.

      • ha ragione serrenett, quel passaggio è davvero sublime… complimenti!
        mi è piaciuto come con poche domande e nessuna risposta Judith sia nelle sue braccia. del resto, di parole ne avevano già scambiate a profusione nei mesi prima.
        altro bel capitolo, e qualcosa mi dice che il mistero aumenta, almeno per me che ho votato una mattina senza Peter al fianco 😉

  • bello questo secondo episodio, il racconto si fa già interessante.
    il dettaglio delle sirene che illuminano la stanza, che le fanno intravedere almeno qualche dettaglio… immagino Judith che spalanca gli occhi in quel momento, in cerca di un particolare!
    mi ha spiazzato la chat imprevista sul finale, e capisco il panico di lei.
    ma al telefono risponderà… un messaggio registrato 😉

  • Pingback:

  • direi che si fa vedere in video, non si può tirare indietro ora che lui stesso l’ha proposto 🙂
    e, dopo un imbarazzo iniziale, secondo me Judith sarà contento: temeva peggio 😀

    bell’incipit, il soggetto della trama mi intriga: mutazioni sono sinonimo di sorprese 😛

  • Dopo averlo proposto, dopo 3 mesi non credo si tirerà indietro. Si farà vedere!
    Bella storia, buon inizio! Interessante sapere che le università saranno ancora vissute fisicamente e che faranno ancora serate e balli 🙂

  • Il tuo Incipit è la dimostrazione che non bisogna mai fermarsi alla copertina o alla quarta. Leggendo la trama non mi aveva entusiasmata, ma poi, sono bastate le prime due o tre righe e sono scivolata nel tuo mondo.

    Bravissimo! 🙂 Anche se magari non faccio molto testo, ma na botta d’autostima (meritata) ci sta sempre! 🙂

    Ti seguo con convinzione..

    Ps. Lui si fa vedere.

    • Grazie davvero: un primo commento come il tuo non può che spronare e incoraggiare.
      La trama in effetti è soltanto un accenno all’argomento, un po’ troppo asettica mi sa.
      Felice che ti sia piaciuto l’episodio (ho iniziato a leggere sunny e le prime due frasi del primo episodio sono un incipit splendido)

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