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Dove eravamo rimasti?

Chi risponde a Judith? Un messaggio registrato (69%)

I letti necessitano di un’eguaglianza irrealizzabile altroveMentre il mio stomaco si stringe come per dare al panico una forma sensibile, ripenso alle parole di Abedo («Non esca di casa. Si metta subito in contatto con me. Non. Esca. Di. Casa».) e so che devo lasciare l’appartamento.
Al telefono risponde una voce femminile.
«Il numero da lei chiamato ha predisposto l’attivazione della geolocalizzazione stealth sul suo dispositivo. Lei potrà localizzare l’intestatario del numero ed esserne localizzato senza essere tracciato da dispositivi terzi. Accetta l’attivazione?»
Non ho mai sentito nulla di simile, ma premo subito il tasto “Attiva” e mi fiondo fuori dopo aver preso il mio shuttle disk, un paio di stimolatori alla cannella e la borsa. Sullo smartphone appaiono una piantina e una freccia che mi indica la direzione e la distanza, 450 metri, che mi separa dalla meta: un omino azzurro dai tratti stilizzati.
«Peter, eccoti».
Sono nel corridoio. Lo percorro verso est superando decine di porte e arrivo al passaggio sospeso che collega il mio edificio a quello attiguo. Dalle vetrate posso guardare in strada, dieci piani sotto di me: tre auto si fermano davanti all’entrata. Ne escono diversi uomini, uno dei quali è vestito di bianco. Porta un cappello. Inizio a correre. Quando supero anche l’edificio successivo la freccia mi indica di salire. Entro nel primo ascensore che trovo e tengo d’occhio lo smartphone: dopo una ventina di piani la freccia ruota verso il basso. Schiaccio lo stop e scendo di un piano.
«Presto Judith, vieni».
La voce di Peter proviene dallo smartphone. Alzo la testa e vedo una porta aperta. Entro e la chiudo: l’appartamento è in penombra.
Peter è davanti a me, con un viso e un corpo che finalmente posso vedere. Il volto è spigoloso, i tratti decisi e senza sfumature, dalle sopracciglia affilate al naso aguzzo, fino al mento e agli zigomi figli di un bisturi deciso. Un viso perfetto per quei capelli diritti e quasi biondi.
È più alto di me: la felpa aderente e i jeans striminziti contengono a stento un torace da culturista e due gambe muscolose. Come se un nerd di San Jose diventasse campione olimpico di ginnastica artistica. Eppure me lo immaginavo così.
Forse è per questo che mi avvicino e lo bacio a lungo: la sua saliva sa di pericolo.
«Cosa sta succedendo, Peter?»
«Che ci piacciamo».
«E il tipo che ci insegue? Abedo?»
«È l’obsoleto che tenta di rimanere in gioco».
«E noi siamo il nuovo?»
«Il futuro, Judith. Noi siamo il futuro».
Quando mi solleva le sue braccia non fremono e il suo passo non esita.
«Adesso non pensare a nulla».
«Pensare? Tu sei matto».
Peter ride e mi spoglia. Io rido e lo spoglio.

Peter dorme. Mentre io sono un circuito impazzito, negli uomini la passione si spossa. Ma questa volta è stato diverso. Non parlo dell’intensità e dell’abbandono totale, no. Ho sempre pensato che i letti necessitino di un’eguaglianza irrealizzabile altrove e pretendano il grado zero dei sentimenti che, se pure ci sono, dovrebbero essere messi da parte, tipo sul comodino, sapendo che sono lì.
Questa volta però è stata un’altra cosa, perché il corpo di Peter rispondeva e si adattava al mio non tanto e non solo per mezzo dei movimenti, ma anche e soprattutto modificandosi. Era come se i suoi muscoli, al contatto con i miei, si espandessero e si ritraessero per offrire più piacere nell’essere una cosa sola. Il suo bacino si liquefaceva e le sue spalle si dilatavano in un accenno di ali. Non so, forse me lo sono immaginato, però le sentivo, quelle braccia che mi cingevano ritornando al punto in cui avrebbero dovuto esserci le mani, e non so davvero come spiegarlo, ma continuando a cingermi, quelle braccia facevano un altro giro.

Cosa accade?

  • Quando Judith si sveglia accanto a lei non c’è nessuno. (50%)
    50
  • Judith si sveglia all’alba e vede accanto a sé Peter ancora addormentato. (15%)
    15
  • Peter e Judith vengono svegliati da qualcuno o qualcosa che irrompe nell’appartamento. (35%)
    35
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208 Commenti

  • Judith si fida di Xavier, assolutamente. E gli cede il volante appena in tempo.
    Complimenti Filippo, storia che non smette MAI di essere avvincente (e sexy) 🙂
    Adesso arriva il decimo, che ci terrà un po’ sulle spine… per poi finalone inedito nell’ebook di WePub: già pregusto!

  • Hai capito che colpo di scena il nostro autostoppista figo! Altro che Thelma e Louise!!! 😉 (l’ho immaginato proprio come volevi)

    Io voto per un bel posto di blocco, voglio un’azione allucinante e voglio sentire fischiare le gomme sull’asfalto… O si fermano al posto di blocco??? Decidi tu. Mi fido. 😉

    • Il giovane autostoppista, è un ometto! Hai presente quello di Thelma e Louise? Ecco, potrebbe essere un tipo così. Forse.

      Sì, sono vicino al termine (anche se dopo il decimo scriverò il capitolo finale, più lungo, che, insieme agli altri sarà contenuto in un ebook edito da WePub).
      Non so però se continuare la storia. Essendo un prequel, il seguito c’è già.

      E tu, finiti i 10 episodi continuerai? (la risposta giusta è “sì”)

      • Sì sì, sapevo del prequel e di WePub, mi chiedevo se volessi continuare il finale o il mezzo, insomma dilatare ancora la storia. In ogni caso, ti seguirò.
        Io di sicuro non abbandonerò questo mezzo però pensavo di iniziare una storia nuova con un genere nuovo, ho alcune idee. Anche se mi è balenata l’idea di approfondire la vita di Marta e Leo.
        Tu cosa mi consiglieresti?

        Ho presente l’ometto di Thelma e Louise, i pianti anche con quel film.
        Chissà perché il tuo autostoppista me l’ero immaginato donna.
        S.

        • A me piace molto leggere (e anche scrivere, via) degli stessi personaggi in contesti temporali, e non solo, diversi. Trovo che sia molto stimolante.
          Poi Marta e Leo sono due personaggi che, secondo me, vale la pena approfondire.
          In quanto al genere, definire La geometria delle cose “rosa” è plausibile solo se si è obbligati a farlo e le alternative sono fantascienza, giallo, ecc.
          Comunque, anch’io ti seguirò: mi piace molto come scrivi.

          Già, che film fantastico. Anche se all’autostoppista preferivo Jimmy.

  • La situazione si fa sempre più complicata..e allora io per aiutarti 🙂 dentro ci infilò anche un giovane autostoppista!
    D’altra parte si sa che fare l’autostop in america è altamente sconsigliato..cazzi suoi!

  • Ho cominciato ora a leggere questa storia.
    è un periodo talmente incasinato che ho a malapena tempo per scrivere la mia.
    Ma oggi, domenica, mi voglio rilassare leggendo.
    Bravo

    • Povere, sì. Devono mettersi in testa (ops) che è giunta l’ora di fare outing. Però hai ragione: sfido chiunque a sostenere che Madonna non sia una vera bionda.

      Peter stravince: pensa che avevo messo l’opzione solo perché in qualche commento al capitolo precedente era stato tirato in ballo. Io l’avevo già dato per disperso, annientato, desaparecido, esodato. E invece.

  • Il titolo è fenomenale..per non parlare dell’incipit. Io avrei pensato le stesse identiche cose!

    E ora, grazie a te, voglio prendere una stanza in un motel solo per vedere un road runner.

    Ps. Per me a cercarla è Peter…

  • Mi piace come mi presenti Judith dal punto di vista psicologico…la trama si sta infittendo ed era giusto fare una sorta di “punto della situazione”.

    Bella la parte in cui lei scopre che vorrebbe essere amata da lui, proprio quando lui le dichiara il contrario. E’ una cosa che accade spesso nella realtà e, questi indizi reali avvicinano al personaggio. Ci riconosciamo in lui.

    Bravo!

    Ps. Ieri ho votato per il pedinamento in auto e poi non sono riuscita a dire la mia 🙂

  • molto bello il flusso di coscienza a intermittenza con le parole di Peter. lui, così distaccato, che tenta di spiegare una cosa così assurda. e lei, che nemmeno si riconosce al tatto: deve essere una sensazione agghiacciante.

    a tutta velocità verso la meta!

    • L’opzione più vicina sarebbe la due, ma forse non sono stato abbastanza chiaro: il fatto che non ascolti subito il messaggio non esclude che lo faccia in seguito.

      Ho tentato di descrivere un futuro prossimo, e sono felice che risulti convincente.
      In generale mi sembra che ambientare le storie venti, trent’anni nel futuro moltiplichi le possibilità senza “obbligare” a sottostare a un genere (l’esempio che mi viene automatico è l’ultimo capitolo di “Il tempo è un bastardo”, per non parlare di “Infinite Jest”)

      Ehi, io aspetto il seguito della tua storia! A presto.

    • anche io ho pensato la stessa cosa di Serena 😀 ascoltare il messaggio mentre continua a guidare. visto che per me è davvero impellente sentirlo, ho votato l’opzione anche se sarà costretta a fermare la macchina.
      bellissima questa cosa delle mutazioni, la storia è davvero avvincente! bravo Filippo

  • Non ci credo che resista ad ascoltare il messaggio! Troppe cose strane stanno succedendo, spererà di capirci qualcosa! Diamine però, l’immagine del crème caramel al posto della faccia è pazzesca! Complimenti!

  • ah come ce la vedo bene un’irruzione! magari mentre Judith tenta di capire se fosse solo un’elucubrazione o davvero qualcosa stesse cambiando in Peter.

    La storia fila che è un piacere, complimenti!

  • La storia dei letti che necessitano di un’eguaglianza e poi tutto il pezzo che viene dopo, sono, insieme, una delle cose più belle che abbia mai letto.
    E io ho letto davvero tanto.
    Per cui, questo, è un complimento.
    Un po’ diverso dagli altri.

    Ora che ti ho fatto la sviolinata 🙂 ti faccio restare lei sola al risveglio.
    Mistero. Rabbia.
    Il genere femminile è imprevedibile.
    😉

    • Beh, che dire? Il tuo commento mi ha davvero reso confuso (e felice): il plot a me pare più che un fine una scusa. Una scusa per arrivare a certe piccole scoperte ( e lo sono prima di tutto per me) che a volte si riescono a trasmettere così come le si scoprono. Per cui grazie.

      Judtih da sola, ok. S’incazzerà, ma vedo che lo sai già.

      • ha ragione serrenett, quel passaggio è davvero sublime… complimenti!
        mi è piaciuto come con poche domande e nessuna risposta Judith sia nelle sue braccia. del resto, di parole ne avevano già scambiate a profusione nei mesi prima.
        altro bel capitolo, e qualcosa mi dice che il mistero aumenta, almeno per me che ho votato una mattina senza Peter al fianco 😉

  • bello questo secondo episodio, il racconto si fa già interessante.
    il dettaglio delle sirene che illuminano la stanza, che le fanno intravedere almeno qualche dettaglio… immagino Judith che spalanca gli occhi in quel momento, in cerca di un particolare!
    mi ha spiazzato la chat imprevista sul finale, e capisco il panico di lei.
    ma al telefono risponderà… un messaggio registrato 😉

  • Pingback:

  • direi che si fa vedere in video, non si può tirare indietro ora che lui stesso l’ha proposto 🙂
    e, dopo un imbarazzo iniziale, secondo me Judith sarà contento: temeva peggio 😀

    bell’incipit, il soggetto della trama mi intriga: mutazioni sono sinonimo di sorprese 😛

  • Dopo averlo proposto, dopo 3 mesi non credo si tirerà indietro. Si farà vedere!
    Bella storia, buon inizio! Interessante sapere che le università saranno ancora vissute fisicamente e che faranno ancora serate e balli 🙂

  • Il tuo Incipit è la dimostrazione che non bisogna mai fermarsi alla copertina o alla quarta. Leggendo la trama non mi aveva entusiasmata, ma poi, sono bastate le prime due o tre righe e sono scivolata nel tuo mondo.

    Bravissimo! 🙂 Anche se magari non faccio molto testo, ma na botta d’autostima (meritata) ci sta sempre! 🙂

    Ti seguo con convinzione..

    Ps. Lui si fa vedere.

    • Grazie davvero: un primo commento come il tuo non può che spronare e incoraggiare.
      La trama in effetti è soltanto un accenno all’argomento, un po’ troppo asettica mi sa.
      Felice che ti sia piaciuto l’episodio (ho iniziato a leggere sunny e le prime due frasi del primo episodio sono un incipit splendido)

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