• Body 2.0

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Body 2.0

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede il mattino dopo? Judith assiste allo scontro fra Donna e un Abedo (77%)

Madonna, per dire, era tintaMerda.
Merdagliocchi.
Merdagliocchigrandi.
Merdagliocchigrandicosì.
Merdazzurricheioliodiogliocchiazzurri.
È vero che la mia faccia non è più gonfia, sì, è vero. È vero che gli zigomi sono tornati a essere zigomi, è vero. Ma perché gli occhi azzurri? E i capelli biondi? Le bionde sono stupide o tinte. Madonna, per dire, era tinta. Per dire. Ma io cosa ci faccio bionda? No, per dire. È lo specchio, questa merdadispecchio. Lo sapevo che non dovevo mettermici davanti appena sveglia, non dopo uno stimolatore alla cannella.
Ok, ok, due.
Lo so, sono agitata, ma mi sono svegliata bionda. Vorrei vedere te. Merda, adesso parlo da sola. Fortuna che la mia faccia oggi ha ritrovato una fisionomia: 24 ore senza mi sono sembrate una vita. Adesso non sono io, lo so, ma almeno ci sono. Uno stimolatore alla cannella, anzi due, prima di alzarsi sono un bel viaggio, ma io un viaggio me lo aspettavo comunque, Donna mi aveva avvertito: nei primi tempi si cambia molto e non si può fare niente. Però, merda, gli occhi azzurri e i capelli biondi. Che scherzo del cazzo.
Ok. Devo staccarmi da qui, non guardarmi più. Sono ancora io. Scosto le tende e guardo fuori dalla finestra. Il deserto, il parcheggio deserto nel deserto. Ok, il mio bungalow dà sul parcheggio. Avete presente il parcheggio di un motel in mezzo al deserto? No? Allora, si vede tanta terra. Rossa, polverosa. E a volte un road runner, una specie di tacchino veloce come uno struzzo che attraversa la strada solo quando sta per arrivare un’auto. Cose così.
E quando guardo fuori, io che ora sono bionda e ho gli occhi azzurri (sì, lo so che ho ritrovato i miei zigomi, ma gli zigomi non sono tutto) vedo Donna nel parcheggio, proprio nel mezzo, di fronte a un Abedo. Abito bianco, Panama bianco, baffi curati e pelle sudaticcia, è proprio lo stereotipo dell’Abedo (se esiste uno stereotipo di un Abedo). Parla con il suo tono aristocratico (frutto di un training intensivo, come scoprirò più tardi) del bene e del giusto, dell’abominio e della cura: ripete la sua lezione con un’ostinazione convinta che, da sola, dovrebbe fare la differenza.
Non la fa: fra le agavi verdissime e i colibrì ubriachi la chioma argentea di Donna riluce, mentre con calma cardinalizia si sbottona il polsino della camicia a quadri ed espone all’Abedo incombente un polso decorato da una cannula con valvola incorporata, un vero e proprio catetere venoso periferico con ago 16-gauge e alette a farfalla.
Lui fa un passo avanti, tendendo una mano guantata.
«Vieni a me: ti cureremo».
Prendo la borsa ed esco sul patio.
Donna mi lancia un’occhiata, poi apre la valvola della cannula. Un lungo getto rosso lambisce le scarpe bianche, naturalmente scamosciate, dell’Abedo. Che indietreggia. Forse non si aspettava l’arma del sangue infetto (a suo vedere, ma per Donna è sangue eletto), sembra spaventato. Anche i suoi scagnozzi, che lo aspettano accanto all’auto, arretrano.
L’Abedo combatte il terrore del sangue che potrebbe trasformarlo da cacciatore in preda.
«Vieni a me: ti curerò».
A una seconda occhiata di Donna mi muovo e, mentre tengo d’occhio la scena, tento di raggiungere l’auto senza farmi vedere.
L’Abedo aspetta che il getto s’interrompa e fa segno ai suoi di accerchiarla. Lei segue con lo sguardo gli avversari uno a uno, ed è allora che l’Abedo tenta di saltarle addosso. Ringhia e con due balzi disinvolti le è alla gola, accompagnando la mossa con un grido ringhioso. Donna scarta di lato e aziona la valvola: il getto di sangue colpisce l’Abedo nella bocca ancora semiaperta.
Nei suoi occhi si legge il puro terrore.
Metto in moto, e mentre gli scagnozzi dell’Abedo (che trema e rantola come un tarantolato) lo afferrano per le spalle e lo tirano verso l’auto, mi accosto a Donna. Lei sale e mi sorride.
«Direi che possiamo andare».

Durante il viaggio l’auto di Judith si riconnette alla rete: chi sta cercando di contattarla?

  • Gli Abedo, che le danno un ultimatum. (8%)
    8
  • Peter, che vuole mettersi in contatto con lei. (88%)
    88
  • I Mutati, che devono trasmetterle informazioni importanti. (4%)
    4
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208 Commenti

  • Judith si fida di Xavier, assolutamente. E gli cede il volante appena in tempo.
    Complimenti Filippo, storia che non smette MAI di essere avvincente (e sexy) 🙂
    Adesso arriva il decimo, che ci terrà un po’ sulle spine… per poi finalone inedito nell’ebook di WePub: già pregusto!

  • Hai capito che colpo di scena il nostro autostoppista figo! Altro che Thelma e Louise!!! 😉 (l’ho immaginato proprio come volevi)

    Io voto per un bel posto di blocco, voglio un’azione allucinante e voglio sentire fischiare le gomme sull’asfalto… O si fermano al posto di blocco??? Decidi tu. Mi fido. 😉

    • Il giovane autostoppista, è un ometto! Hai presente quello di Thelma e Louise? Ecco, potrebbe essere un tipo così. Forse.

      Sì, sono vicino al termine (anche se dopo il decimo scriverò il capitolo finale, più lungo, che, insieme agli altri sarà contenuto in un ebook edito da WePub).
      Non so però se continuare la storia. Essendo un prequel, il seguito c’è già.

      E tu, finiti i 10 episodi continuerai? (la risposta giusta è “sì”)

      • Sì sì, sapevo del prequel e di WePub, mi chiedevo se volessi continuare il finale o il mezzo, insomma dilatare ancora la storia. In ogni caso, ti seguirò.
        Io di sicuro non abbandonerò questo mezzo però pensavo di iniziare una storia nuova con un genere nuovo, ho alcune idee. Anche se mi è balenata l’idea di approfondire la vita di Marta e Leo.
        Tu cosa mi consiglieresti?

        Ho presente l’ometto di Thelma e Louise, i pianti anche con quel film.
        Chissà perché il tuo autostoppista me l’ero immaginato donna.
        S.

        • A me piace molto leggere (e anche scrivere, via) degli stessi personaggi in contesti temporali, e non solo, diversi. Trovo che sia molto stimolante.
          Poi Marta e Leo sono due personaggi che, secondo me, vale la pena approfondire.
          In quanto al genere, definire La geometria delle cose “rosa” è plausibile solo se si è obbligati a farlo e le alternative sono fantascienza, giallo, ecc.
          Comunque, anch’io ti seguirò: mi piace molto come scrivi.

          Già, che film fantastico. Anche se all’autostoppista preferivo Jimmy.

  • La situazione si fa sempre più complicata..e allora io per aiutarti 🙂 dentro ci infilò anche un giovane autostoppista!
    D’altra parte si sa che fare l’autostop in america è altamente sconsigliato..cazzi suoi!

  • Ho cominciato ora a leggere questa storia.
    è un periodo talmente incasinato che ho a malapena tempo per scrivere la mia.
    Ma oggi, domenica, mi voglio rilassare leggendo.
    Bravo

    • Povere, sì. Devono mettersi in testa (ops) che è giunta l’ora di fare outing. Però hai ragione: sfido chiunque a sostenere che Madonna non sia una vera bionda.

      Peter stravince: pensa che avevo messo l’opzione solo perché in qualche commento al capitolo precedente era stato tirato in ballo. Io l’avevo già dato per disperso, annientato, desaparecido, esodato. E invece.

  • Il titolo è fenomenale..per non parlare dell’incipit. Io avrei pensato le stesse identiche cose!

    E ora, grazie a te, voglio prendere una stanza in un motel solo per vedere un road runner.

    Ps. Per me a cercarla è Peter…

  • Mi piace come mi presenti Judith dal punto di vista psicologico…la trama si sta infittendo ed era giusto fare una sorta di “punto della situazione”.

    Bella la parte in cui lei scopre che vorrebbe essere amata da lui, proprio quando lui le dichiara il contrario. E’ una cosa che accade spesso nella realtà e, questi indizi reali avvicinano al personaggio. Ci riconosciamo in lui.

    Bravo!

    Ps. Ieri ho votato per il pedinamento in auto e poi non sono riuscita a dire la mia 🙂

  • molto bello il flusso di coscienza a intermittenza con le parole di Peter. lui, così distaccato, che tenta di spiegare una cosa così assurda. e lei, che nemmeno si riconosce al tatto: deve essere una sensazione agghiacciante.

    a tutta velocità verso la meta!

    • L’opzione più vicina sarebbe la due, ma forse non sono stato abbastanza chiaro: il fatto che non ascolti subito il messaggio non esclude che lo faccia in seguito.

      Ho tentato di descrivere un futuro prossimo, e sono felice che risulti convincente.
      In generale mi sembra che ambientare le storie venti, trent’anni nel futuro moltiplichi le possibilità senza “obbligare” a sottostare a un genere (l’esempio che mi viene automatico è l’ultimo capitolo di “Il tempo è un bastardo”, per non parlare di “Infinite Jest”)

      Ehi, io aspetto il seguito della tua storia! A presto.

    • anche io ho pensato la stessa cosa di Serena 😀 ascoltare il messaggio mentre continua a guidare. visto che per me è davvero impellente sentirlo, ho votato l’opzione anche se sarà costretta a fermare la macchina.
      bellissima questa cosa delle mutazioni, la storia è davvero avvincente! bravo Filippo

  • Non ci credo che resista ad ascoltare il messaggio! Troppe cose strane stanno succedendo, spererà di capirci qualcosa! Diamine però, l’immagine del crème caramel al posto della faccia è pazzesca! Complimenti!

  • ah come ce la vedo bene un’irruzione! magari mentre Judith tenta di capire se fosse solo un’elucubrazione o davvero qualcosa stesse cambiando in Peter.

    La storia fila che è un piacere, complimenti!

  • La storia dei letti che necessitano di un’eguaglianza e poi tutto il pezzo che viene dopo, sono, insieme, una delle cose più belle che abbia mai letto.
    E io ho letto davvero tanto.
    Per cui, questo, è un complimento.
    Un po’ diverso dagli altri.

    Ora che ti ho fatto la sviolinata 🙂 ti faccio restare lei sola al risveglio.
    Mistero. Rabbia.
    Il genere femminile è imprevedibile.
    😉

    • Beh, che dire? Il tuo commento mi ha davvero reso confuso (e felice): il plot a me pare più che un fine una scusa. Una scusa per arrivare a certe piccole scoperte ( e lo sono prima di tutto per me) che a volte si riescono a trasmettere così come le si scoprono. Per cui grazie.

      Judtih da sola, ok. S’incazzerà, ma vedo che lo sai già.

      • ha ragione serrenett, quel passaggio è davvero sublime… complimenti!
        mi è piaciuto come con poche domande e nessuna risposta Judith sia nelle sue braccia. del resto, di parole ne avevano già scambiate a profusione nei mesi prima.
        altro bel capitolo, e qualcosa mi dice che il mistero aumenta, almeno per me che ho votato una mattina senza Peter al fianco 😉

  • bello questo secondo episodio, il racconto si fa già interessante.
    il dettaglio delle sirene che illuminano la stanza, che le fanno intravedere almeno qualche dettaglio… immagino Judith che spalanca gli occhi in quel momento, in cerca di un particolare!
    mi ha spiazzato la chat imprevista sul finale, e capisco il panico di lei.
    ma al telefono risponderà… un messaggio registrato 😉

  • Pingback:

  • direi che si fa vedere in video, non si può tirare indietro ora che lui stesso l’ha proposto 🙂
    e, dopo un imbarazzo iniziale, secondo me Judith sarà contento: temeva peggio 😀

    bell’incipit, il soggetto della trama mi intriga: mutazioni sono sinonimo di sorprese 😛

  • Dopo averlo proposto, dopo 3 mesi non credo si tirerà indietro. Si farà vedere!
    Bella storia, buon inizio! Interessante sapere che le università saranno ancora vissute fisicamente e che faranno ancora serate e balli 🙂

  • Il tuo Incipit è la dimostrazione che non bisogna mai fermarsi alla copertina o alla quarta. Leggendo la trama non mi aveva entusiasmata, ma poi, sono bastate le prime due o tre righe e sono scivolata nel tuo mondo.

    Bravissimo! 🙂 Anche se magari non faccio molto testo, ma na botta d’autostima (meritata) ci sta sempre! 🙂

    Ti seguo con convinzione..

    Ps. Lui si fa vedere.

    • Grazie davvero: un primo commento come il tuo non può che spronare e incoraggiare.
      La trama in effetti è soltanto un accenno all’argomento, un po’ troppo asettica mi sa.
      Felice che ti sia piaciuto l’episodio (ho iniziato a leggere sunny e le prime due frasi del primo episodio sono un incipit splendido)

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