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Dove eravamo rimasti?

Durante il viaggio l’auto di Judith si riconnette alla rete: chi sta cercando di contattarla? Peter, che vuole mettersi in contatto con lei. (88%)

L’iperrealismo, a me, non si addiceLa partenza era stata affannosa, ma Donna era di nuovo una morbida signora di cinquant’anni. Mi parlava con un tono pacato, quasi lenitivo.
«Vai piano. Non vogliamo che qualche pattuglia ci fermi».
Aveva estratto la cartina dallo scomparto del cruscotto sapendo di trovarla lì e aveva esaminato il percorso segnato in rosso, che da Twentynine Palms saliva di un centinaio di miglia verso nord.
«Andiamo a Baker. Poi decideremo che strada fare per raggiungere Las Vegas».
«Si va a Las Vegas?»
«Già».
«E che ci andiamo a fare?»
«Hai un appuntamento».
«Odio quel posto».
«Non siamo in gita, Judith, e poi è solo una tappa. Una delle tante».
Mi aveva sorriso e si era addormentata.
Guidavo sbirciando i miei nuovi capelli nello specchietto retrovisore: erano perfetti per quel cielo azzurro areografato con pigmenti acrilici, così biondo platino, quasi decolorati. Se si aggiungeva il deserto rosso come il fondo di un terrario, la cromia era perfetta. Ma che mi frega della cromia, avevo pensato. L’iperrealismo, a me, non si addice.

Viaggiamo da un’ora abbondante e Donna non accenna ad aprire gli occhi. Davanti e dietro la strada è sgombra. La prima a svegliarsi è l’auto.
«Sono online: aggiorno i dati e scarico i file non aperti da Nebula. Attendere, prego».
Quando l’auto ricomincia a parlare, Donna si sveglia all’istante. La guardo per capire se devo essere preoccupata o contenta.
«Che si fa?»
«Aspetta».
«Judith, c’è una chiamata in arrivo. Modalità privata. Per rispondere, indossa l’auricolare».
Donna annuisce. Sembra in allerta.
Metto il microricevitore all’orecchio.
«Pronto?»
«Judith, sono io, Peter. Tutto bene?»
Rimango impietrita. Mimo a Donna il nome con le labbra: P E T E R. Lei scuote la testa. Non capisco.
«Peter, sei proprio tu? Come stai? Dove sei?»
«Sto bene. Sono riuscito a fuggire, ma ho potuto mettermi in contatto con te solo ora».
La sua voce è un roco stridio che mi spaventa: non sta bene.
«Mi sei mancato».
«Scusa, ma non c’è molto tempo. Sei con Donna?»
«Sì».
«Devi tornare subito a Los Angeles. Subito. Fermati con la scusa di una gomma bucata e lasciala lì. Non dire niente che possa farle capire cosa ti sto dicendo. Hai capito?»
«Sì».
Mi volto verso Donna, che mi guarda impassibile passandosi l’indice teso sulla gola. Ha lo stesso sguardo determinato con cui ha fronteggiato l’Abedo.
«Riattacca».
La voce di Peter continua a impartire ordini.
«Fai subito come ti ho detto. Non c’è più tempo. Poi ti spiego dove possiamo incontrarci».
«Non ci capisco più niente…».
«Fa’ come ti ho detto».
«No Peter. No».
Riattacco infilando l’auricolare nel suo alloggiamento.
Donna mi lancia uno sguardo di approvazione.
«L’hanno preso. Mi dispiace».
Anche se ho appena riattaccato, la voce di Jorge Abedo risuona nell’abitacolo.
«Signorina Jones, la prego di considerare la sua posizione. Non riuscirà mai a raggiungere Las Vegas, e se anche dovesse riuscirci, sarà la sua ultima tappa.».
Donna estrae dalla borsa uno shuttle disk, lo collega al computer di bordo e inizia ad armeggiare.
«Torni indietro, finché può. Lei è stata appena contagiata e noi possiamo guarirla. Non avrà più quegli orribili capelli biondi».
«Non c’è niente da guarire. E i miei capelli non sono orribili».
L’Abedo tace e l’auto riprende a parlare.
«La connessione è stata nuovamente interrotta: sono offline».
Tiriamo un sospiro di sollievo. Accelero, poi mi ricordo del consiglio di Donna. Proseguiamo il viaggio in silenzio.

Siamo a Baker, ferme sotto il termometro più alto del mondo: 134 piedi, uno per ogni grado che riesce a misurare. Ma le sue 5000 lampadine sono spente da anni ormai, mi spiega Donna, che sembra avere una passione per questo strano manufatto.
«È in vendita, ma non lo vuole nessuno».
Poi apre la cartina e punta il dito al centro della Death Valley.
«Forse è meglio passare di qui: è più lunga, ma avrai più possibilità di raggiungere Las Vegas senza rischi».
Mi volto e la fulmino con lo sguardo.
«Mi stai dicendo che tu non vieni con me?»

Cosa accade?

  • Donna saluta Judith e scende dall’auto (18%)
    18
  • Un giovane autostoppista bussa al vetro del finestrino (77%)
    77
  • Un’auto degli Abedo sopraggiunge e si ferma poco distante dalla loro (5%)
    5
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208 Commenti

  • Judith si fida di Xavier, assolutamente. E gli cede il volante appena in tempo.
    Complimenti Filippo, storia che non smette MAI di essere avvincente (e sexy) 🙂
    Adesso arriva il decimo, che ci terrà un po’ sulle spine… per poi finalone inedito nell’ebook di WePub: già pregusto!

  • Hai capito che colpo di scena il nostro autostoppista figo! Altro che Thelma e Louise!!! 😉 (l’ho immaginato proprio come volevi)

    Io voto per un bel posto di blocco, voglio un’azione allucinante e voglio sentire fischiare le gomme sull’asfalto… O si fermano al posto di blocco??? Decidi tu. Mi fido. 😉

    • Il giovane autostoppista, è un ometto! Hai presente quello di Thelma e Louise? Ecco, potrebbe essere un tipo così. Forse.

      Sì, sono vicino al termine (anche se dopo il decimo scriverò il capitolo finale, più lungo, che, insieme agli altri sarà contenuto in un ebook edito da WePub).
      Non so però se continuare la storia. Essendo un prequel, il seguito c’è già.

      E tu, finiti i 10 episodi continuerai? (la risposta giusta è “sì”)

      • Sì sì, sapevo del prequel e di WePub, mi chiedevo se volessi continuare il finale o il mezzo, insomma dilatare ancora la storia. In ogni caso, ti seguirò.
        Io di sicuro non abbandonerò questo mezzo però pensavo di iniziare una storia nuova con un genere nuovo, ho alcune idee. Anche se mi è balenata l’idea di approfondire la vita di Marta e Leo.
        Tu cosa mi consiglieresti?

        Ho presente l’ometto di Thelma e Louise, i pianti anche con quel film.
        Chissà perché il tuo autostoppista me l’ero immaginato donna.
        S.

        • A me piace molto leggere (e anche scrivere, via) degli stessi personaggi in contesti temporali, e non solo, diversi. Trovo che sia molto stimolante.
          Poi Marta e Leo sono due personaggi che, secondo me, vale la pena approfondire.
          In quanto al genere, definire La geometria delle cose “rosa” è plausibile solo se si è obbligati a farlo e le alternative sono fantascienza, giallo, ecc.
          Comunque, anch’io ti seguirò: mi piace molto come scrivi.

          Già, che film fantastico. Anche se all’autostoppista preferivo Jimmy.

  • La situazione si fa sempre più complicata..e allora io per aiutarti 🙂 dentro ci infilò anche un giovane autostoppista!
    D’altra parte si sa che fare l’autostop in america è altamente sconsigliato..cazzi suoi!

  • Ho cominciato ora a leggere questa storia.
    è un periodo talmente incasinato che ho a malapena tempo per scrivere la mia.
    Ma oggi, domenica, mi voglio rilassare leggendo.
    Bravo

    • Povere, sì. Devono mettersi in testa (ops) che è giunta l’ora di fare outing. Però hai ragione: sfido chiunque a sostenere che Madonna non sia una vera bionda.

      Peter stravince: pensa che avevo messo l’opzione solo perché in qualche commento al capitolo precedente era stato tirato in ballo. Io l’avevo già dato per disperso, annientato, desaparecido, esodato. E invece.

  • Il titolo è fenomenale..per non parlare dell’incipit. Io avrei pensato le stesse identiche cose!

    E ora, grazie a te, voglio prendere una stanza in un motel solo per vedere un road runner.

    Ps. Per me a cercarla è Peter…

  • Mi piace come mi presenti Judith dal punto di vista psicologico…la trama si sta infittendo ed era giusto fare una sorta di “punto della situazione”.

    Bella la parte in cui lei scopre che vorrebbe essere amata da lui, proprio quando lui le dichiara il contrario. E’ una cosa che accade spesso nella realtà e, questi indizi reali avvicinano al personaggio. Ci riconosciamo in lui.

    Bravo!

    Ps. Ieri ho votato per il pedinamento in auto e poi non sono riuscita a dire la mia 🙂

  • molto bello il flusso di coscienza a intermittenza con le parole di Peter. lui, così distaccato, che tenta di spiegare una cosa così assurda. e lei, che nemmeno si riconosce al tatto: deve essere una sensazione agghiacciante.

    a tutta velocità verso la meta!

    • L’opzione più vicina sarebbe la due, ma forse non sono stato abbastanza chiaro: il fatto che non ascolti subito il messaggio non esclude che lo faccia in seguito.

      Ho tentato di descrivere un futuro prossimo, e sono felice che risulti convincente.
      In generale mi sembra che ambientare le storie venti, trent’anni nel futuro moltiplichi le possibilità senza “obbligare” a sottostare a un genere (l’esempio che mi viene automatico è l’ultimo capitolo di “Il tempo è un bastardo”, per non parlare di “Infinite Jest”)

      Ehi, io aspetto il seguito della tua storia! A presto.

    • anche io ho pensato la stessa cosa di Serena 😀 ascoltare il messaggio mentre continua a guidare. visto che per me è davvero impellente sentirlo, ho votato l’opzione anche se sarà costretta a fermare la macchina.
      bellissima questa cosa delle mutazioni, la storia è davvero avvincente! bravo Filippo

  • Non ci credo che resista ad ascoltare il messaggio! Troppe cose strane stanno succedendo, spererà di capirci qualcosa! Diamine però, l’immagine del crème caramel al posto della faccia è pazzesca! Complimenti!

  • ah come ce la vedo bene un’irruzione! magari mentre Judith tenta di capire se fosse solo un’elucubrazione o davvero qualcosa stesse cambiando in Peter.

    La storia fila che è un piacere, complimenti!

  • La storia dei letti che necessitano di un’eguaglianza e poi tutto il pezzo che viene dopo, sono, insieme, una delle cose più belle che abbia mai letto.
    E io ho letto davvero tanto.
    Per cui, questo, è un complimento.
    Un po’ diverso dagli altri.

    Ora che ti ho fatto la sviolinata 🙂 ti faccio restare lei sola al risveglio.
    Mistero. Rabbia.
    Il genere femminile è imprevedibile.
    😉

    • Beh, che dire? Il tuo commento mi ha davvero reso confuso (e felice): il plot a me pare più che un fine una scusa. Una scusa per arrivare a certe piccole scoperte ( e lo sono prima di tutto per me) che a volte si riescono a trasmettere così come le si scoprono. Per cui grazie.

      Judtih da sola, ok. S’incazzerà, ma vedo che lo sai già.

      • ha ragione serrenett, quel passaggio è davvero sublime… complimenti!
        mi è piaciuto come con poche domande e nessuna risposta Judith sia nelle sue braccia. del resto, di parole ne avevano già scambiate a profusione nei mesi prima.
        altro bel capitolo, e qualcosa mi dice che il mistero aumenta, almeno per me che ho votato una mattina senza Peter al fianco 😉

  • bello questo secondo episodio, il racconto si fa già interessante.
    il dettaglio delle sirene che illuminano la stanza, che le fanno intravedere almeno qualche dettaglio… immagino Judith che spalanca gli occhi in quel momento, in cerca di un particolare!
    mi ha spiazzato la chat imprevista sul finale, e capisco il panico di lei.
    ma al telefono risponderà… un messaggio registrato 😉

  • Pingback:

  • direi che si fa vedere in video, non si può tirare indietro ora che lui stesso l’ha proposto 🙂
    e, dopo un imbarazzo iniziale, secondo me Judith sarà contento: temeva peggio 😀

    bell’incipit, il soggetto della trama mi intriga: mutazioni sono sinonimo di sorprese 😛

  • Dopo averlo proposto, dopo 3 mesi non credo si tirerà indietro. Si farà vedere!
    Bella storia, buon inizio! Interessante sapere che le università saranno ancora vissute fisicamente e che faranno ancora serate e balli 🙂

  • Il tuo Incipit è la dimostrazione che non bisogna mai fermarsi alla copertina o alla quarta. Leggendo la trama non mi aveva entusiasmata, ma poi, sono bastate le prime due o tre righe e sono scivolata nel tuo mondo.

    Bravissimo! 🙂 Anche se magari non faccio molto testo, ma na botta d’autostima (meritata) ci sta sempre! 🙂

    Ti seguo con convinzione..

    Ps. Lui si fa vedere.

    • Grazie davvero: un primo commento come il tuo non può che spronare e incoraggiare.
      La trama in effetti è soltanto un accenno all’argomento, un po’ troppo asettica mi sa.
      Felice che ti sia piaciuto l’episodio (ho iniziato a leggere sunny e le prime due frasi del primo episodio sono un incipit splendido)

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