La geometria delle cose

I libri respiranoLa prima volta, sono entrata con le scarpe alte guardando dritta davanti a me, con la sicurezza tipica del camminare su un paio di scarpe così.
Tre volti dietro un bancone a sinistra, ne accarezzo le sagome lateralmente, assaporo un buonasera che tende verso l’alto. Mi intrometto in un corridoio, simile a quello dove pattinavo nella mia casa d’infanzia, pile di dvd e scaffali pieni di libri dominano lo spazio.
Sguardi che si posano su di me, per la prima volta, alcuni sembrano dire non è consono in biblioteca, altri me li sento sui vestiti, scivolarmi sulle braccia nude, attaccarsi al mascara nero, densi, spessi come una coltre.
Mio nonno mi ripeteva sempre una frase: Osserva, scruta e deduci.
Gli scaffali nel centro, divisi per argomenti, materie, numeri, titoli. Le persone sedute di lato ornano i libri e occupano lunghi rettangoli di studio e sospiri, di pagine che si sfogliano una dopo l’altra, che si lasciano a mezz’aria per esser lette più da vicino, con la testa inclinata, con gli occhiali a metà del naso.
100 Filosofia, 200 Religione, penso che dovrebbe esserci scritto religioni che le parole sono importanti; 500 Scienze; 700 Arti. Arti, al plurale. Mi fermo a guardare le fughe delle mattonelle, rettangoli di luce ed ombra, sento un vento leggero.
800 Letteratura, americana, inglese, spagnola. Mio nonno m’insegnava l’inglese.
Mi raccontava che durante la guerra gestiva un laboratorio di lettura per adolescenti, quelli più curiosi rimanevano oltre l’orario delle lezioni, e lo aiutavano a sistemare gli scaffali.
– La biblioteca si regge sull’ordine dei libri, se qualcosa è fuori posto il sistema crolla.
Mi soffermo a guardare gli scaffali più alti, quelli più difficili da raggiungere e quelli più in basso, i più disordinati in genere. Ordine, spazio, misura. Se si lascia un po’ di spazio tra un libro e l’altro, quando si mette a posto si fa meno fatica; gli scaffali troppo pieni sono spazi immobili, i libri diventano pietre. Gli scaffali dovrebbero suggerire il ritmo del respiro, lo stesso a cui ci si adegua e che si ricrea ogni volta che si legge.
900 Storia. I banchi vicino al 900 sono i più silenziosi, si esce dalla geometria dei libri. Poso la giacca su una sedia, come se volessi darmi il tempo di decidere, se prendere un libro e sfogliarlo. Un ragazzo sta sottolineando un testo che ha tutta l’aria di contenere cose complesse come la matematica o la fisica, le linee del suo volto sembrano disegnate sopra il libro. Alcuni argomenti rimangono intrappolati nei testi perché non ci si sognerebbe mai di introdurli in una conversazione. Alza lo sguardo e penso che gli occhi verdi a volte possono sembrare cattivi, mi guarda le mani.
Ritorno nel 900, ci sono degli atlanti fuori misura, mi piego e ne apro uno a caso. L’Olanda, non sono mai stata in Olanda, la terra degli zoccoli. Era questo che voleva dirmi mio nonno. Lasciati il tempo di respirare, esita sempre un momento se è necessario e il più delle volte lo è. Non sovrapporre i piani, dai a ogni cosa il giusto peso, altrimenti non riuscirai più a muoverti, come quei libri impilati. Non procedere per paragoni, accostamenti; libri diversi, messi uno sopra l’altro alla fine cadono.
Mettere a posto i libri, lasciare spazio, ordinare, andare in Olanda.
Riprendo la giacca e mi volto, passi veloci e rumorosi.
Non cadere, leggere quel romanzo sul comodino, non accatastare.
Scendo le scale, quasi in punta di piedi e una mano che mi scivola sulla ringhiera. Mi frugo nella tasca della giacca e sento che dentro c’è qualcosa.
Fuori l’aria è densa come quando sta per piovere, e può metterci un attimo oppure ore.
Lasciati il tempo di respirare.
Apro il foglietto di carta, scritto con la penna blu. A cosa pensi?
Il sole è basso, mi va dritto negli occhi. Forse non pioverà. L’autobus è fermo al capolinea, due gradini in punta di piedi e sono dentro.
A cosa pensi?
Il ragazzo con gli occhi verdi, senz’altro lui.

Cosa farà la protagonista?

  • Strappa il biglietto e ne parla con qualcuno. (46%)
    46
  • Torna in biblioteca e affigge sulla bacheca un biglietto per il ragazzo con gli occhi verdi. (23%)
    23
  • Torna in biblioteca e cerca informazioni su di lui. (31%)
    31
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576 Commenti

  • oddio che mi ero persa in questi giorni festaioli e stancanti… Bello, bello, bello… però anche a me è dispiaciuto un po’ non aver ritrovato il ragazzo dagli occhi verdi, forse proprio per quel benedetto colore, chissà.
    Intanto 10 a zero per tutte le Frances che girano.
    A quando il prossimo racconto? Mica vorrai lasciarci per troppo tempo?!
    Baci baci

  • La zuppa scaldata non è mai buona si dice, avrei preferito che il ragazzo della biblioteca avesse miglior fortuna…

    in ogni caso tutti i miei complimenti e un gran in bocca al lupo per il tuo primo libro.

    ci si becca su incipit 😉

  • divino.
    un finale dove ogni riga sarebbe da citare, dal titolo fino alla chiusa. oddio la chiusa.
    guarda, lasciamo stare… voglio sorvolare su tutto questo movimento interiore che questo epilogo mi ha generato 🙂 magari ripasso a cuore fermo.

    tutti i miei complimenti.
    e non so come ringraziarti per la tenera citazione 🙂 /me commosso

  • Eccomi qua. Senza sapere cosa dire.
    Mi ci ero proprio affezionato al tuo racconto e a quell’altro là, lo sai.
    Sul ragazzo dagli occhi verdi non ti dico nulla, ho il vago sospetto, anche solo scorrendo rapidamente i commenti qui sotto, che ti sia già presa un pochino di bonari rimproveri.
    Marta e Leo belli come sempre, la scena finale descritta con garbo, il bicchiere se ne va in frantumi e tu lo vedi proprio.
    Non ero per l’happy ending, onestamente, ma lì sono io che faccio a gara col Grinch ed è un problema mio.

    La tua scrittura, tanto in questo ultimo capitolo quanto nei precedenti, è sempre pulita d’una pulizia non asettica, ma, al contrario, piena di sensazioni, rumori, colori, pensieri. Lo sai già quanto tutto questo mi piaccia.

    Brava S.
    Grazie per questo racconto.

    D.

    • Grazie D, per avermi letta e seguita con tanto entusiasmo. Solo dal quinto, se non sbaglio, eppure sembra esser passato molto più tempo.
      Sul ragazzo con gli occhi verdi, come hai ben capito, sono consapevole, non mi ripeto 🙂
      Questa cosa del finale invece mi stuzzica, ho scritto tanti racconti con finali amari e poco speranzosi. In questa sede, invece, ho preso come riferimento alcune commedie romantiche e non potevo proprio evitare il lieto fine 🙂 In fondo per me è una cosa abbastanza nuova.

      Grazie a te*

  • Concordo con gli altri: un gran bel finale, in cui gioco-forza hai dovuto accantonare il ragazzo dagli occhi verdi per concentrarti su Leo. Ma in fondo, diceva qualcuno, la vita è quello che ti succede mentre fai altri progetti. 😉

  • Che finale meraviglioso, mi ha fatto provare struggenti e romantici brividi.
    Alla seconda lettura, poi, sembra ancora più bello.
    Che dire, dopo che ti sarai ripresa da questa fatica, spero ci regalerai altre appassionate storie. Un bacione M.

  • Bel finale!
    E così anche la tua avventura si è conclusa …
    Ho sempre adorato il flusso di pensieri di una giovane e innamorata fanciulla 🙂 poi se corre sulle ballerine 🙂 🙂 🙂

    L’unico dispiacere che mi dai è l’aver perso di scena quegli occhi verdi..ora mi resterà il dubbio di se erano davvero cattivi o solo per finta…
    Un bacio

  • Tutto è bene quello che finisce in bere… 😉
    Peccato sia l’ultimo capitolo, mi piacerebbe sapere che fine ha fatto il ragazzo della biblioteca.
    Hai una scrittura che non so perché mi ricorda l’arte futurista, le scene mi sembrano un unico quadro dinamico…lei è un flusso, un divenire come ‘Forme uniche della continuità nello spazio’ di Boccioni.

  • Ho capito che con le ballerine si può anche correre, ma se Leo lascia che Marta arrivi addirittura dentro un altro bar, non lo merita neanche il faccia a faccia.

    Io sono per il classico guardie e ladri, lui prende la sua mano di spalle e lei si gira con pizza volante… in questo caso mojito volante. Il tutto avviene nel parcheggio senza rimedio alcuno 😉

  • il lampione, il lampione (era uno dei miei soggetti ricorrenti, quando fotografavo, tanto per rimanere in tema con Leo). diamo la cornice perfetta al decimo capitolo (altra parentesi: che aspetto contando i giorni!).

  • Sono contenta che sia andata in jeans! Naturalmente ho votato x il lampione sotto cui si vedono tutti i riflessi…perché voglio vedere tutti i riflessi! La citazione di Dawson e Joey mi ha riportata a ricordi bellissimi: quella serie ha molto in comune con la mia vita! Sono curiosa di sapere cosa di diranno… Quanto è romantico: che gioia!!! 🙂

  • Davvero un bel leggere mozzafiato questo capitolo 9. Ho cercato di immaginare Leo e Marta in tutti e tre i luoghi.. ma alla fine ho optato per il lampione.. semplicemente perchè avevo immaginato nella scena che non si sarebbero visti solo quei riflessi esterni (come quelli dei capelli..) ma bensì immaginavo una scena in cui veniva data grazie (al lampione) anche luce ai riflessi interni dell’animo della persona, che non sempre si ha il coraggio di far venire alla fuori con facilità.. ma che di certo se poi c’è un lampione vicino aiuterebbe a guardarsi in faccia!
    Curiosa curiosa curiosa del finale.. Sere stupiscici! 🙂

  • I riflessi vincono a mani basse, per quanto mi riguarda. Anche se temo che possano dare poi un po’ di fastidio al faccia a faccia… tipo riverberi negli occhi, distrazioni, cose così.
    Molto bello anche questo capitolo, S., ma che te lo dico a fare?
    M’è piaciuta molto la forma: preparazione, uscita, arrivo, folle, folla, bacio altrui, ripartenza. 4000 battute sfruttate alla perfezione, soprattutto gli spazi inclusi.

    Bravissima, again.
    D.

      • Non ho ancora deciso, in realtà. I tre capitoli che mi mancano mi racconteranno anche la prossima storia, credo. Spero. O, almeno, mi racconteranno se una prossima storia, in compagnia di tutti o di alcuni di questi personaggi, ci sarà.
        Una chiusa, ovviamente, il mio racconto l’avrà. Devo solo capire quanto definitiva, ecco.
        Ma non parliamo del mio racconto. Hai pubblicato il nono capitolo! Che è da urlo.
        E adesso l’attesa per il decimo mi rovinerà tutte le prossime giornate fino a quando non mi farai il regalo di farmelo leggere, sappilo.

  • Brava! Un racconto impressionista o macchiaiolo, tocchi di colore e lampi fugaci di luce che danno vita al racconto lasciando spazio alla mente del lettore di riempire i buchi/ombre con i suoi ricordi personali.
    Un unico appunto al pensiero di Marta sui capelli: non si è solo bruni o biondi al buio, ci sono anche i pelati! Il solito razzismo di voi tricodotati! 😉

  • …opto per il parcheggio perché al buio le emozioni tradiscono meno…
    E in questo episodio di emozioni ce ne sono tante: espresse, misurate, celate, forti.
    Bella la frase finale, suggestiva: “La folla ha molti occhi, sento che Leo mi sta seguendo.”
    Anch’io seguo e mi domando: ricci…occhi verdi… Che succederà nell’ultima puntata? In tutta sincerità non so per chi ‘fare il tifo’.

  • Ciao Serena, ho l’onore di aprire le danze questo nono richiestissimo racconto 🙂 naturalmente ho il 100%, ma credo che resterà ampiamente in vetta questa opzione, perché un lampione dai mille riflessi è il cornamento ideale per un faccia a faccia bellissimo. Aspettiamo il tanto atteso finale!!!!

  • Per decidere il mio proseguo della storia ho dovuto chiedere a google info sull’Hiroshima 😉

    Io alle elementari aggiungevo sempre il forse alle due alternative. Tra le risposte ricevute alle non tantissime proposte in ogni caso, era la più gettonata.

    é romantico lasciare una via d’uscita 😀

  • L’infanzia che torna come una carezza piacevole…A volte scappiamo e a volte, invece, ci piace starci dentro.
    Bello…

    Buffo pensare anche alla copertina di Vanity Fair in cui è sempre estate! Non ci avevo mai pensato, ma è proprio così!
    Una delle tante belle immagini che, piccole ma fondamentali, costellano e impreziosiscono il tuo raccontare!

    Un abbraccio, mia cara!

  • che peccato vedere che il mio tanto amato blu elettrico (accoppiato a delle scarpe rosse, poi) sia in netta minoranza 😀

    altro ottimo capitolo serena, hai uno stile grandioso. leggerei romanzi interi scritti da te!

  • Anche io immaginavo auto volanti andando a scuola e si, su Vanity Fair le stagioni sono concentrate tutte in una.

    Il ragazzo dagli occhi verdi che senza trolley è più alto, mi ha fatto sorridere.

    Io ero tipa da camille.Spero che questo faccia sorridere te. 😉

    Pois tutta la vita!

  • Bello questo episodio, evocativo, ricco di riferimenti e di rimandi all’infanzia, bello davvero… Quell’incipit che riprende il titolo del racconto mi è piaciuto molto.
    Sapevo che la maggioranza avrebbe scelto le ballerine e i jeans, ma io ho preferito i pois e i tacchi per dare uno ‘schiaffo’ in più a Frances, però è vero che ero indecisa.
    E adesso sono combattuta tra il desiderio di leggere la prossima puntata e il dispiacere che sarà la nona, quindi la penultima. Mica ci lascerai orfani!?

    • Grazie, come sempre cara Titta.

      The Incipit è uno spazio per sperimentare, divertirsi e restare sempre connessi alla scrittura quindi di certo non l’abbandonerò.
      Sto pensando, rimanendo in tema di sperimentazione, di mettermi alla prova con generi inesplorati. Ad esempio il giallo, proprio ora ho tra le mani un libricino molto bello di P. Highsmith: Come scrivere un giallo. Ma anche il fantasy con un racconto di angeli umanizzati mi ispira 🙂

  • io ho votato ballerine e jeans pensando di essere uno dei pochi (mi piacciono le donne nelle ballerine perché sono 165 cm e per questa stessa ragione non mi piacciono i tacchi) 🙂

    Le camille le odiavo, alla carota…amavo le Biricche, erano bianche e nere con una nocciola nel mezzo, buonissime, non so se te le ricordi…(io sono del ’78, vuol dire che c’eran a metà degli anni ’80)

    Marta non solo dei Beatles, ma anche del grande Ivan Graziani, Lugano Addio 🙂

  • Praticamente votare a questo sondaggio una cosa diversa da ballerine, jeans è giacchetta è come dare il voto ad Ingroia alle ultime elezioni.
    In ogni caso voto assolutamente controtendenza.
    All’Hiroshima c’è qualche gruppo nuovo tipo Africa Unite o Colle del Fomento? Oppure c’è la serata con i Tre Allegri Ragazzi Morti che fanno odiosissimo reggae?

    Gira la moda lo volevo anche io comunque.
    Il corrispettivo maschile delle Barbie – per quanti erroneamente pensino sia Big Jim – erano i Masters, che per la cronaca a Barbie staccavano mille punti.
    Ci sono nerdismi e nerdismi.
    Ognuno rivendichi il proprio.

    =)

    D’

  • oh! un po’ di sano “gira la moda”. lo adoravo, l’avresti mai detto?
    simpatici questi condomini anonimi. rimango sempre convinta che gabriele abbia la faccia dell’antipaticone senza sorriso, e vorrei ricordare a marta che è vietato consumare alimenti e bevande in biblioteca.
    da regolamento.

    aspetto questa serata all’hiro come se dovessi andarci io!
    alta, bella e brava come al solito 🙂

    • Ho veramente svaccato, ma la cosa mi ha divertita.
      NO, ovviamente non l’avrei mai detto, se viene fuori che pettinavi anche le Barbie e collezionavi Polly pocket mi licenzio. 😀 ah già, tra poco saranno loro a licenziarci.
      Comunque a me piace scoprire le cose di te che gli altri non vedono, ce ne sono tantissime ne sono sicura.

      Cosa hai votato?

      Uff, stanno vincendo le ballerine!

  • le ballerine le daranno uno smacco tostoooo

    “In biblioteca, le prime ore del mattino sono per i lettori dei quotidiani, lo sfogliare asincrono delle pagine, occhiali di ogni tipo, un silenzio grumoso e la giornata che comincia.” fantastico 🙂

    è lo stesso libro di E. Strout che hai tolto dalla borsa alla feltrinelli di Torino? 🙂

  • Episodio stupendo, colmo di dolci ricordi teneramente evocati, e di frasi che ti colpiscono al cuore. Sei proprio brava!
    Ho votato per jeans e ballerine, naturalmente, ma forse te lo immaginavi….
    Un abbraccio M.

  • “Le conversazioni si dividono in due categorie, quelle che ci ricordano l’infanzia e quelle che, invece, ne scappano a gambe levate.” Splendida!!!
    Questo però è il primo capitolo in cui non sapevo cosa votare, sono una di quelle persone perfettamente cieco di fronte alla moda e allo stile, soffro di ‘fashionblindness’.
    Alla fine ho scelto le ballerine, anche per la notazione ‘tanto è più alta di Frances’ che sembra preludere ripicche e tensioni…

  • Ultimamente, come ti dicevo, scrivo poco… ma leggo tanto. Infatti sto passando proprio ora in rassegna tutte le mie storie preferite su THe iNCIPIT. E mi sono accorto che mi ero scordato di votare e commentare questo nuovo capitolo! 😉

    Ho votato per il Mausoleo della Bela Rosin, visto che non lo conosco e mi piace l’idea di scoprire cose nuove attraverso una delle tue belle descrizioni! 🙂

  • Ho votato x il Mausoleo perché son curiosa di sapere come ce li fai arrivare… Mi emoziono sempre, Sere… Ci sono frasi ( come quelle sulle settimane) che entreranno nelle mie citazioni preferite… Insieme a quella sul mascara che non va mai via del tutto!:)

  • Bellissima puntata. come sempre! mi sento ripetitiva ma è la verità 🙂
    Mi è piaciuto tanto vedere questa scena alla pista del pattinaggio. Chi sfida il ghiaccio col bianco, chi con inconsapevole grazia.
    Voto per il panino in biblioteca! Magari ognuno si era portato il suo, e si trovano a mangiarli insieme. Due portate che non c’entrano niente l’una con l’altra (chissà quali sono i gusti di uno e dell’altra, cosa si sono portati per pranzo…) che diventano a sorpresa un bel pranzo in compagnia. In cui il piatto forte non è per forza il cibo, anzi! 😉

  • La capacità di rendere ‘visive’ le parole continua. Bastano pochi tratti e la scena è lì, davanti a me. Complimenti! In questo episodio ci sono dei passaggi bellissimi, alcuni citati già in altri commenti, altri no, per esempio il pezzo sulle settimane di due tipi differenti, magistrale. E’ molto intrigante il repentino ‘salto’ dal presente al passato, da Frances al ragazzo dagli occhi verdi, a Leo… tutto veloce come lo è il pensiero.
    Un enigma: per chi è quel sorriso davanti allo specchio? Lo scioglierò al prossimo incontro? E’ vero che non si può mangiare in biblioteca, ma uno spazio per un panino lo si trova sempre…titta

    • Cara Titta,

      è bello leggere commenti così analitici e sentiti. Grazie!

      Il sorriso nello specchio è un atto involontario che nasce nel momento in cui lei pensa al successo lavorativo di Leo. Di sicuro, presto ogni cosa verrà svelata. Ci siamo, altri tre episodi soltanto!

      Il pranzetto in biblioteca sembra avere la meglio al momento!

      Ti abbraccio forte e prestissimo anche dal vivo 🙂

      S.

  • Dividono un panino.
    Io, in biblioteca, di solito me lo divido tra me e me – mica tutti hanno gli occhi verdi –
    🙂

    Che tipa ‘sta Frances…

    P.S. Il bianco e dolce Cigno di Arcadelt si è trasformato? 🙂
    PPS sempre brava

  • “Le mie scarpe ticchettano sotto i portici, il pavimento bianco è logoro e per quanto possa stringermi nella sciarpa non riesco a smettere di tremare. Davanti alla fermata dei taxi, due uomini ammutoliscono e mi guardano. Per qualche passo, cammino quasi in punta di piedi. Poi, le mie scarpe riprendono a ticchettare.” Un’immagine semplicemente stupenda! Brava Sere! Voto per Bela Rosin!

  • Azz, voto sempre il meno gettonato: sarà un segno. Mi sembrava che un panino in fondo al ‘900 fosse il massimo a cui si può anelare. Forse anche perché al mausoleo della Bella Rosin dopo il restauro non ci sono più stato.

    Comunque: “Era vestita interamente di pelle, posso essere solenne?” è grandiosa.

  • Che bella la parte in cui lei passa e i due uomini ammutoliscono e, allora, lei per un tratto cammina in punta di piedi. Bello.
    Lo faccio anche io 😉

    Mi è piaciuto anche, molto, che dopo l’incontro Marta immagina Leo mettersi le mani in tasca. Un gesto abitudinario, comunque intimo per quanto “normale”.

    Io li faccio andare in risotteria, che non ci sono mai stata e allora aspetto di capirlo con te se mi piacerebbe o no 😉

  • Wonderful devocka! Mi arrovellavo il gulliver: “Deve per forza essere un messaggio tramite sms o cmq sul cellulare? Non potrebbe essere un messaggio di Leo tramite foglietto di carta svolazzante portato alla destinataria da Francesca in cui presumibilmente chiede di fare una cosa a 3?

  • Lei non manda un messaggio, chiaro segno di debolezza in questo caso 🙂 però non spegne il cellulare, perché ancor peggio della debolezza è la vigliaccheria di chi chiude una comunicazione. Allora opto affinche’ lei riceva il messaggio di Leo.

    ps. ogni promessa è un debito, mi ero ripromesso di leggerlo ed eccomi qua.
    ps.2 vivere in una città fredda… Mosca lo è abbastanza? 🙂

    Bella storia brava (anche se devo ammetterlo mi aspettavo un omicidio ad un certo punto ahahah solo per abitudine)

  • Bravaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!
    Oggi vengo a stamparti due baci di persona 🙂
    Non sono una che spegne il cellulare e noto il pareggio con soddisfazione. Chissà che tipo è Marta?
    Resto qui, curiosa di scoprirlo… 😉

  • Se devo essere sincero dopo aver letto l’incipit del nuovo capitolo ho pensato subito “adesso c’è l’ opzione : Dei tipi tentano di violentarla” ma era più da me che da te… Cmq ho votato per spegnere il telefono, nella speranza che non incontri tali individui, altrimenti sono cavoli…

  • che stile serena, che stile. apri e chiudi l’apnea emotiva della protagonista con un conto, crescente e decrescente. situazione decisamente scomoda, non la invidio per niente. e nemmeno Leo, anzi soprattutto lui. per questo voto per un suo sms.
    ps: bel dettaglio quello del citofono che cade a penzoloni a causa del suono, tutto vero :D!!

  • Episodio decisamente bello. Una scrittura asciutta, piena di ritmo, cinematografica. Le immagini scorrono dietro le parole.
    Anche il pc è coinvolto: si blocca su ogni passaggio rifiutandosi di procedere, lo fa solo mooolto lentamente, forse vuole assaporare ogni parola, ogni frase, titta

  • Sono un pirla, son riuscito a pensare una cosa e farne un’altra. Volevo cliccare su “Manda un messaggio a Leo”, invece l’ho fatto su “Riceve un messaggio da Leo”. Senza tirare in ballo Freud, lapsus e robe del genere, direi che a sto punto spero quasi che spenga il cellulare, così risolviamo il mio problema di dislessia.
    Ottimo capitolo, scrittura che si conferma al tempo stesso intima e universale, personaggi fantastici. Adoro!
    D.

    PS: Non ci posso ripensare che ho sbagliato a cliccare…

  • Bellissimo capitolo Sere… Mi ci sono immedesimata davvero tanto.. rigo dopo rigo.. e proprio istintivamente senza neppure pensarci un attimo.. ho cliccato sul modo di fare che io stessa avrei usato.. “spegnere il cellulare.” E ora mi domando.. cosa accadrà.. 🙂

  • Primo: stupendo! Questo capitolo mi sembra stilisticamente perfetto.
    Secondo: concordo in pieno con Martina. Anche io ho trovato tanti microgranelli sparsi qua e là. ( vedi p.e. il citofono che cade, e il forte autocontrollo)
    Terzo: Marta non spegne il cellulare ,e anche qui conxcordo con Martina, e riceve un messaggio da Leo, perchè lui si preoccupa e non vuole perderla. Faccetta sorridente che non so fare…….

  • il bello di leggere ogni episodio è che ci trovo SEMPRE degli insospettabili microgranelli di cose dette a caso qua e là ore o giorni prima, strano non averci trovato neanche un piccolissimo megafono.

    lei se lo aspetta un messaggio di Leo, e se spegne il telefono possiamo star sicuri che poi lo riaccende, e continua ad aspettarselo. è matematico!

  • Hang that bit… ehm… the dj! L’avevo detto io che non era il caso di rispondere a quel maledetto citofono! (E infatti Leo ci ha pure provato ad evitare il disastro imminente…)
    Marta ha tutte le ragioni di andarsene e spegnere il cellulare lungo il tragitto.

    P.S: Che hanno fatto quel giorno a Bologna? Regalami un bel flashback! 😀

  • Mi è piaciuto molto il ritmo e la composizione di questo episodio, sopratutto il crescendo /e poi diminuendo) dei dialoghi finali in simmetria con il movimento dell’ascensore. Brava!
    Mi chiedevo, ma Frances si legge come si scrive o invce “frensis” all’americana?

  • Letti tutti e cinque i capitoli in una sola volata. Ma la volata più lenta della mia vita. E io amo la lentezza, nel leggere.
    Sarà che sono un po’ dispotico, ma credo che il ritmo di lettura vada imposto e questo racconto lo fa nel migliore dei modi. Cosa che apprezzo, enormemente.
    Alla porta ci mando il buon Leo, ma senza chiedermi il motivo.
    In questa ode alla lentezza, faccio solo ora conoscenza col tuo racconto, restandone rapidamente affascinato. Mi piacciono moltissimo i tuoi personaggi e quelle piccole svisate che arrivano ogni tanto, sei proprio brava.
    Parto da metà della corsa, ma ti seguo.
    D.

  • non credo che questa marta antesbornia, mezza se stessa e mezza no, abbia la minima voglia di alzarsi e rispondere al citofono. l’immedesimazione stavolta ha optato per leo 🙂

    (scrivi ancora l’aggettivo “ubriaco” e penserò ancora a stewie, garantito al limone)

  • “I nostri baci hanno visto interruzioni migliori.
    Le persone sono imprevedibili, come i gatti, ma meno eleganti. ”

    ah, che belle le chiuse fatte bene. come gli incipit, del resto 🙂

    ah (2), ovviamente nessuno risponde al citofono!

  • Anche questa volta hai creato una atmosfera incantata e molto elegante.
    Bellissima la simmetria tra la prima frase e l’ultima. Marta è un nome che mi evoca tanti
    ricordi. E’ lei che risponde al citofono, ma chi sarà? M.

  • Bastardo il citofono! Il telefono, qualsiasi esso sia, lo si lascia squillare… ma alla porta/portone ci si deve andare per forza se qualcuno bussa.

    Non so di che citofono si tratti, ma da ubriachi poi, è la legnata tipica che ti da la sveglia, quel regalo che nessuno ha chiesto, non può che toccare a Marta,

    Marta vuole andare al citofono!

  • Voto nessuno dei due per favorirne la rimonta.
    Poi perché a San Valentino i baci non si interrompono, anche fra amici.
    E poi perché vorrei vedere cosa si inventa chi sta suonando, per riuscire a salire…
    sono molto curiosa!!!

  • Uuuuuh..si avvertiva nell’aria un pizzico di tensione tra i due amici..si capiva che procedevano sul filo della friend zone 😉

    Ci piace.

    E ci piacciono anche i dialoghi in cui una lei è ubriaca e lo scrittore lo fa vedere così bene 🙂

    Del citofono si occupa il padrone di casa perché Marta mi sa che, a questo punto, è abbastanza imprevedibile…

    Ps. Non fare più così tardi, che mi perdo il filo. Piccola cazziata. :p

  • Questo per ora è il capitolo che mi è piaciuto di più. Sin dal titolo, per non parlare delle considerazioni su The Walking Dead.
    Le ultime due frasi poi sono due lampi: brevi, intense e illuminanti.
    Potrebbero essere degli aforismi o dei brevi componimenti poetici.
    Anche io avrei voluto votare per “l’Ammore” (con due emme, sì) però da buon appassionato di telefilm ho preferito mantenere alta la tensione.

  • Chapeau.
    Aspettavo questo momento da un po’, quindi non potevo che votare “nessuno dei due” e lasciarli continuare a baciare. 🙂

    Tra l’altro, en passant, ci tengo a dire che il tuo quinto capitolo è stato moooolto più bello del nono episodio di TWD! 😀

  • assolutamente due pizze: a questo punto non avrebbe senso il vino… è il ragazzo dagli occhi verdi a ispirare il vino…almeno per ora!
    Io aspetto citazioni da cosa sai tu…
    la frase del rumore bianco mi ricorda qualcosa, ma non riesco a focalizzare cosa…

  • Walking Dead, Lie to me .. Se a breve la protagonista dovesse citare Lost o Scrubs potrei affermare con certezza che entrambi abbiamo speso, facendo un veloce calcolo delle ore, ben più di un mese intenti nella stessa identica attività: “Crearci un solido back ground americano attraverso favolose tv series”.

    Qualcosa di diverso da un paio di pizze per un incontro con Leo significherebbe dire che non ho affatto compreso che persona è la protagonista 😛

  • Io adoro i vini sardi. Il cannonau è una cannonata. Come seconda scelta il vermentino va bene :- )

    mi sa che è il mio episodio preferito. Vorrei avere gli occhi verdi. 🙂

  • Ho pensato a due pizze. Testa troppo altrove per scegliere un buon vino.
    Ma qualsiasi cosa gli porti, la sua testa è rimasta dove ha giocato la fiche.

    Che bellissima atmosfera hai costruito in questa stazione. Le immagini dei due restituite una dallo sguardo dell’altro. Meraviglioso.

    Aspetto già intrepidamente la prossima puntata…

  • ciao Serena, è un piacere fare la tua conoscenza, anche se solo al quarto episodio. L’ho trovato scritto molto bene, dialoghi realistici, divertente la parte su “None”.
    Ho votato a favore di una serata alcolica e non vedo l’ora di vedere come la svilupperai.
    Ti faccio i miei migliori auguri per il tuo romanza. Di che genere sarà?

  • Credo che, a questo punto, bisogna berci su.. quindi vada per la bottiglia 😉

    L’incontro è scivolato via.. proprio come fanno gli incontri alle partenze dei treni. Poco tempo. Il treno che parte. L’incertezza delle parole.
    Bello.

  • Ovviamente vermentino, chissà quali amenità sarà in grado di produrre la combinazione di alcol e provincia selvaggia.
    L’episodio prima non l’avevo letto, my fault.
    None è un nome evocativo, ma non mi riesce proprio di ricordare perchè.

    <3

  • Sii, nel prossimo episodio li devi battezzare tutti e due: la nostra eroina e il ragazzo con
    gli occhi verdi. Complimenti perchè come sempre sei riuscita a creare una atmosfera
    emotiva molto coinvolgente. La seconda lettura,poi, fa apprezzare ancora di più lo stile.
    Bellissimo! Ah, ho votato per il Vermentino, ma non li fare bere troppo… M.

  • Meno male che l’hai fatto tornare! Io avrei voluto un avvicinamento già alla fine del primo capitolo, ma purtroppo mi ero perso la possibilità di votare… stavolta non l’ho mancata.
    La cosa che più mi ha conquistato (a parte il tuo stile, che è impeccabile) sono i continui rimandi alle serie tv! 🙂

    Ti seguo, Serena.

  • Rumore bianco. Mi piace.
    Che bello quando non è necessario romperlo – con altro rumore, spesso grigio – per non sentirsi imbarazzati.

    Voglio sapere cosa gli dice.

    P.S. Domani passerò una mezza giornata, almeno, nella biblioteca universitaria.
    Mi sa che mi metto delle lentine verdi. Non si sa mai :- )

  • Ormai aspetto con trepidazione ogni nuova puntata! Con le tue parole mi hai portato in quella stazione,uno spettatore che spia non visto, la vicenda della protagonista.Brava!!! Cmq…gli si avvicina e…????

  • Finally devocka ho il piacere estatico di leggere il tuo diario… A quanti anni fa risalgono queste pagine? Mi sembra di averne già scorti dei frammenti nel tuo quaderno “lucchettato”… Ho scelto l’avvicinamento con la volontà di parlargli… E’ un atto dovuto a se stessa, al belloccio dall’occhio verdeggiante e a Leo (anche se lui non lo sa)…

    • 🙂 ma quale diario e quali anni?

      Il primo, risale a qualche mese fa, è il primo episodio per il giornalino della biblioteca. Gli altri sono tutti nuovi, nuovissimi. Siete voi a muovere la mia eroina.

      Per il resto, il mio universo letterario lo conosci bene, ecco perché ti sembra di aver già letto.

      C’è anche la storia horror di Giuseppe, penso ti piacerebbe, ti posto poi il link.

      Continua a seguirmi,

      ciuuuu*

      S.

  • Ho votato “Gli si avvicina” perché se sta partendo dal binario 17.
    Che è il binario giusto.
    Bellissimo Sere, ogni volta che leggo i tuoi scritti ripiombo nella stessa atmosfera “lunare”, come diceva qualcuno.
    è bello vedere che le cose più belle restano vive, ti accolgono quanto torni a cercarle con la stessa eleganza e lo stesso fascino.
    Aspetto il prossimo episodio!

  • Aah (sospiro), le scene dei treni…
    Che dire..da Evita mi sono rimaste dentro come fonte primaria di malinconia pura. Ma una malinconia sana, fatta di tutte quelle cose che hai scritto tu. Che mi piace tanto.

    E poi lo spazio bianco. 🙂
    I love you.

    Ah, ci va a parlare, ovvio! Non siamo mica qui a smacchiar leopardi! 😉

  • P.S. Leggendolo mi ha dato un sapore molto da nouvelle vague, in particolare mi sono venuti subito in mente quei film di Truffaut o di Godard, tipo les 400 coups o À bout de souffle, dove anche lì la stazione fa un pò da sfondo alle storie che si sviluppano e anche lì ci sono incotnri di sguardi tra personaggi che indossano lunghi capotti e sciarpe.
    In particolare: “Leo non esita ed esce di scena, con il suo cappello, varca la soglia giusta ed io so perfettamente dove sta andando e quando lo rivedrò.
    Avvolta nella sciarpa, mi volto di nuovo verso il binario 17, di scatto, come si fa quando qualcuno ci sta osservando”.
    Molto nouvelle vague, almeno a me ha dato questa sensazione. 🙂

  • L’eroe con il cappello di spalle varca la soglia e non si sa dove andrà. Leo con il cappello varca la soglia giusta e si sa bene dove andrà. E poi il rumore bianco che ritorna. E poi quegli occhi verdi. Mi è piaciuto tanto come hai sapientemente sceneggiato il terzo episodio, pur lasciando aleggiare l’atmosfera di sogno che è la tua caratteristica. Ho scelto di farla avvicinare al ragazzo con gli occhi cattivi perchè me la immagino curiosa e coraggiosa. E ho visto che è l’opzione più votata. Bravissima. M.

  • Questo terzo capitolo era molto filmico, me lo sono immaginato attraverso un filtro bianco e nero o comunque in toni tenui…
    Sarà stata l’ambientazione e la maggior presenza di dialoghi ma mi ha fatto pensare che potrebbe stare bene in una sceneggiatura cinematografica.
    Continuano anche i riferimenti ai telefilm…per fortuna passiamo da Dawson’s Creek a The Walking Dead 🙂

  • Finalmente ce l’ho fatta a leggere il racconto tesò. Bellissimo come sempre! Le tue descrizioni dei luoghi, delle persone, del circostante sono talmente perfetti, ricchi e caratterizati che ti permettono di vivere in prima persona l’esperienza del racconto.
    Fantastica!!!

  • Secondo me torna in biblioteca e cerca informazioni sul ragazzo. Perchè è incuriosita dal sapere qual’è la richezza interiore di una persona che difficilmente può parlare di ciò che rimane intrappolato nei libri…

  • Il fischio del treno è parente della scia dell’aeroplano, entrambi suscitano contemporaneamente ricordi e sogni, invidia ed empatia, malinconia e speranza, con la differenza che il fischio raggiunge sia il viaggatore che chi lo saluta dalla banchina mentre la scia dell’aereo la vede solo chi su quell’aereo forse vorrebbe esserci salito.

  • Sai cogliere i particolari permettendo al lettore di calarsi totalmente nell’atmosfera di attesa…le frasi brevi e ricche di sfumature (non di grigio :-P) mi affascinano, perché in fondo..i nostri pensieri non sono mai monologhi…si articolano così brevemente…e a parlare sono più le sensazioni che le parole..mi hai trasmesso questo…mi piace!Un bacio Serena 🙂

  • Vanno alla stazione. Si.
    Un treno arriva, un altro va. Qualcuno partirà. O scenderà dal predellino.
    La malinconia del viaggiatore è una cosa da tenersi stretti.

    Che belle le scene descritte. Scene che ti fanno vedere. Sentire. Toccare.

    Comunque, restare sintonizzati. 🙂

  • Ciao Serena. Ho letto la seconda puntata tutta d’un fiato e poi di nuovo lentamente per assaporare ogni parola ed immergermi ancora nell’atmosfera da sogno che come al solito hai saputo creare. Ho votato per la biblioteca, ma anche la stazione mi stuzzicava.
    Non vedo l’ora di seguire la nostra eroina ( che bello il richiamo a Jo di piccole donne) durante i suoi passi successivi. Ciao alla prossima.

  • Ciao Serena!! Come al solito il tuo modo di scrivere è stupendo,ti prende e ti fa immergee nella storia con tutto te stesso…Grande!
    Io ho votato l’opzione in cui la protagonista strappa il biglietto…perchè penso che il destino e la tua penna riserveranno delle belle sorprese! Ciao!!

  • Il racconto è davvero bellissimo.
    Ho votato per fare strappare il biglietto, ma solo per renderti un po’ le cose complicate.. sei così brava.. sennò che gusto c’è 🙂

    Ho letto che hai seguito la Holden, quest’anno ho avuto la fortuna di seguirne un breve corso. E’ stata un’esperienza straordinaria.

    Comunque… che dire.. ti seguo.. proprio nel vero senso della parola! Infatti mi sembrava di essere dietro di te mentre camminavi in biblioteca 🙂

  • O mia diletta, biblioteche/granai dell’anima, risonanze femminili; occhi verdi velenosi accecanti; anch’io ho strappato il biglietto.
    “… gli occhi verdi a volte possono sembrare cattivi” – Le risonanze delle parole, stessa espressione e occhi azzurri parrebbe meno cattivo.
    “Mallarmé si lamentava che le parole francesi jour e nuit avessero valore fonetico opposto al loro rispettivo senso […] per me, che ho parlato esclusivamente inglese per certi periodi della mia vita, pur senza essere bilingue, fromage e cheese vogliono dire la stessa cosa, ma con sfumature differenti; fromage evoca una certa pesantezza, una materia untuosa e poco friabile, un sapore denso; mentre cheese, più leggero, fresco, un po’ aspro e che svanisce sotto i denti, mi fa pensare subito al formaggio bianco. […] così pure, in modo puramente arbitrario, le regole di circolazione hanno assegnato al rosso ed al verde il loro rispettivo significato semantico. Si sarebbe potuto scegliere il contrario. Eppure, le risonanze affettive e le armonie simboliche del rosso e del verde non ne sarebbero solo rovesciate. Nel sistema attuale, il rosso evoca pericolo, la violenza, il sangue; e il verde, la speranza, la calma e lo svolgimento placido di un processo naturale come quello della vegetazione. Ma che avverrebbe se il rosso fosse segno di via libera ed il verde il divieto do transito? Probabilmente il rosso sarebbe percepito come segno di calore umano e di comunicabilità, il verde come simbolo gelido e velenoso. Il rosso non assumerebbe il posto del verde e reciprocamente. La scelta del segno può essere arbitraria, ma esso conserva tuttavia un valore proprio, un contenuto indipendente, che si combina con la funzione significante per modularla. Se l’opposizione rosso/verde venisse invertita, il suo contenuto semantico subirebbe uno scarto percettibile, perché il rosso rimane rosso ed il verde, non solo in quanto stimoli sensori dotati ciascuno di un proprio valore, ma perché sono anche i supporti di una simbolica tradizionale che, siccome esiste storicamente, non può più essere manipolata in modo del tutto libero”
    (Claude Levi Strauss, ANTROPOLOGIA STRUTTURALE)

  • il carattere della protagonista è molto particolare. lo stile, a fine capitolo, si fa serrato, e mi fa immaginare un’anima metodica ma a tratti istintiva. e così le faccio strappare il biglietto 🙂
    promette bene il racconto! 🙂 brava

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