Caos

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede al Signor Carlo? Il Signor Carlo vede Mario al balcone e inizia a parlargi (75%)

La LetteraCercai di ritrarmi in fretta per non farmi vedere ma il Signor Carlo fu più rapido me; “Buongiorno Mario” mi disse, come sta?
Io abbozzai un sorriso e feci buon viso a cattivo gioco: “non benissimo ma tiro avanti, grazie, e lei?”
Il Signor Carlo mi squadrò per un po’ prima di rispondere “come vuole che stia, sono vecchio, vedovo e solo”.
“Le auguro di arrivare alla mia età e capirà come ci si sente … in questo condominio poi sembra che io sia maledetto, pensano che io non mi accorga, ma li vedo gli sguardi che si scambiano quando mi incontrano per le scale, pensano che io porti, com’è che dite voi giovani? Ah si, sfiga ecco … pensano quello di me. Solo perché mi piace stare da solo e non mi curo quasi per nulla del mio aspetto. Ma del resto da quando la mia povera Giovanna mi ha lasciato, tutto è andato a rotoli, era lei a tenere insieme la mia vita”.
“Lei invece mi sembra una brava persona” mi disse.
“Non si direbbe” risposi … “ho lasciato andare via mia moglie che non è stata capace di capire la mia necessità di attendere il momento, che ormai si avvicina a breve, quello per cui finalmente tutta la mia vita avrà un senso.
Non è stata capace di capire che l’unico modo è attendere senza fare nulla, facendomi consumare da questa stessa attesa, da questa vita non vissuta che mi consentirà un giorno di vivere appieno”.
“Ad essere sincero, non le ho spiegato granché di questa cosa, sono stato sul vago, ho preteso da lei che accettasse senza capire e alla fine, come darle torto, se n’è andata.
Una mattina, mi sono svegliato, e lei non c’era più; c’era ancora il segno del suo viso sul cuscino, ancora potevo sentire ancora il suo tepore, ma lei non c’era più … andata.
A farmi compagnia, da quel giorno, solo poche righe, scarabocchiate in fretta, in cui mi chiedeva di non cercarla più e aggiungeva che ero solo un povero pazzo, perso dietro ai suoi deliri”. “E non posso certo darle torto”.
Mi resi conto d’improvviso che mai prima di allora avevo raccontato a qualcuno com’erano andate davvero le cose con Serena, avevo sempre inventato storie assurde di tradimenti facendo ricadere tutta la colpa su di lei.
Ritornai in me e non potei non cogliere nello sguardo del Signor Carlo un misto di perplessità, sgomento e una sorta di irritazione per questa confidenza non richiesta.
“Mi dispiace per lei” farfugliò, “anche se non ho capito che cos’è che sta aspettando, a dir la verità”.
Stavo per rispondergli ma le parole mi morirono in bocca, la porta del cortile si aprì ed entrò la Signora Rossi.
Avanzava con fatica, appoggiandosi al bastone, con uno sguardo duro ma appena riconobbe il Signor Carlo, sorrise, si addolcì e lo salutò con gioia; era l’unica in tutto il condominio ad averlo in simpatia.
Mi vide e mi fece un cenno di saluto con la mano; ricambiai e proprio mentre stavo per rientrare in casa la Signora Rossi mi chiamò e mi disse che in portineria c’era una lettera per me.
“La Signora Lina, la portinaia, mi ha detto che può passare a prenderla quando vuole”.
La ringraziai, chiusi la porta finestra, e mi accorsi che il mio cuore aveva accelerato i battiti.

Di chi è la lettera?

  • la lettera è del padre del Signor Mario che lui non sente da anni, con cui il rapporto è sempre stato burrascoso (25%)
    25
  • la lettera è una semplice bolletta (38%)
    38
  • la lettera è di Serena, la moglie, che chiede sue notizie (38%)
    38
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24 Commenti

  • Bell’inizio! A me piacerebbe vedere se un qualcosa di spiacevole capitato al signor Carlo possa far uscire il protagonista dal suo solipsismo cosmico…

    p.s. II° e III° magari scrivilo per esteso… è molto più piacevole nella lettura…

    brava, continua così!

  • Benvenuta!
    Io voto perché i due si parlino. Un po’ perché mi piace quando i personaggi parlano tra loro… e un po’ per votare, per una volta, qualcosa di diverso da serrenett, che mi anticipa sempre nei tempi e nelle scelte.

    Scherzi a parte, mi andrebbero oggettivamente bene tutte le opzioni, ma farli parlare è quella che mi ispira di più… anche perché non preclude nulla d’altro.

    Bello il primo capitolo. Bello perché corto (vorrei averlo io, il dono della sintesi!), bello perché scritto in maniera che suscita interesse e bello perché è il primo di un nuovo racconto!

    Ciao ciao,
    D.

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