Dove ho messo le mutande?

Dove eravamo rimasti?

Chi mi sta chiamando? La scuola, mia figlia è sparita (67%)

Quarto giornoCi mancava pure la neve! Ormai sono quattro giorni, quattro maledettissimi giorni che Bea manca da casa.
Beatrice mia figlia, non la gatta. Quella, come previsto, è sbucata fuori appena si è resa conto che nessuno le aveva riempito le ciotole. Né acqua, né crostini, né niente.
Niente, niente, niente. Niente e nessuno e io sono disperata. Anche Fabio, ma non lo dà a vedere, continua a vagliare mille probabili impossibilità cercando di fugare i pensieri più atroci. Io…io non lo so se ha senso.
Quando venerdì mattina, da scuola, mi hanno telefonato per sapere se fosse tornata a casa mi ha preso un colpo. Durante l’intervallo della seconda ora si era volatilizzata. Lo zainetto e i libri erano in classe, ma il piumino non era più nella rastrelliera. La maestra, dopo mezz’ora di ricerche infruttuose, aveva dato l’allarme. Il preside aveva chiamato prima me e immediatamente dopo polizia e carabinieri. Quando io e Fabio siamo arrivati sembrava di entrare in un pessimo telefilm.
Dal portone centrale non era uscita, la telecamera di sorveglianza mostrava il transito solo di un paio d’insegnanti e del manutentore dei distributori automatici. Nessuna bambina era passata da lì. Abbiamo scandagliato la scuola da cima a fondo creando panico e un caos infinito. Nel frattempo qualche alunno aveva avvisato i propri genitori e, in pochissimo tempo, la notizia era diventata di dominio pubblico. Sono dovuti arrivare i rinforzi per impedire che genitori e giornalisti sfondassero l’ingresso. Poi il comandante dei carabinieri, in accordo con il suo collega al comando delle volanti, ha disposto che, uno a uno, venissero restituiti tutti gli alunni ai parenti inferociti e preoccupati.
Marina, la maestra di italiano che aveva per prima rilevato la sparizione, sembrava impazzita. Ci mancava solo che cercasse Bea nelle cartelle dei compagni di classe e poi avrebbe fatto tutto. Non si dava pace.
All’inizio noi eravamo certi che si fosse nascosta da qualche parte, per giocare, le piace tantissimo fare scherzi a tutti.
-Magari, ora, visto il putiferio, si sta preoccupando d’averla fatta grossa e non esce temendo le conseguenze.-
Anch’io era d’accordo col preside, Fabio no, scuoteva la testa e cominciava a esplorare tutti i punti in cui sarebbe potuta cadere. Alle sei del pomeriggio avevamo scandagliato ogni pertugio. No, ci si doveva arrendere all’evidenza, nella scuola non c’era, quindi voleva dire che, se non dal portone principale, da qualche parte doveva essere uscita.
Andammo in caserma per dettagliare il più possibile la situazione. Chiamammo mia madre, i genitori di Fabio, sua sorella Annalisa e il nonno Gino. Nessuno aveva notizie e tutti piombarono nel panico.
Tornati a casa scoppiammo in lacrime e Bea saltò in grembo a Fabio strusciandosi contro il suo petto. Miagolava con tono di rimprovero, come se ci volesse ammonire di non essere deboli. Passammo la notte lì fissando i telefoni sperando che qualcuno chiamasse. Anche fosse stato per chiedere un riscatto ci sarebbe andato bene, almeno avremmo saputo, seppur non con precisione, che era da qualche parte, al riparo dalla notte, dal freddo e, ora, anche da questa stupida neve che sta smorzando tutta la zona.
Bea è seduta sul davanzale, segue col muso i fiocchi che mulinellano nell’aria e ondeggia ritmicamente la coda.
Fabio è andato dai suoi e ha dimenticato qui il cellulare, per fortuna nell’auto ne teniamo uno di scorta con un vecchio numero. L’ha usato per avvertirmi. Il suo è nel cappotto nero, dentro l’armadio, meglio che lo prenda prima che Bea ci chiami proprio a quel numero.
Entro in stanza, apro l’anta e, nemmeno a farlo apposta, lo sento squillare, frugo in preda al panico e non lo trovo. Maledizione!
Mentre sto imprecando sento un rumore di vetri rotti e un potente miagolio soffiato. Il telefono ha smesso di suonare e Bea si precipita in camera e si rintana sotto il letto.
Finalmente trovo il telefono. Una chiamata persa. Sconosciuto. Bestemmio senza parlare e vado di là a vedere.

Chi ha rotto la finestra?

  • La grondaia caduta sotto il peso della neve (57%)
    57
  • Qualcosa contenente una richiesta di riscatto (43%)
    43
  • La gatta (0%)
    0
Loading ... Loading ...

Categorie

Lascia un commento

91 Commenti

  • Ops…non mi ero accorto che le ultime due opzione erano troppo prolisse. Risultano entrambe tronche. La terza non cambia di molto, il cinghiale l’avrebbe sbranata in un bosco sulle colline, ma la seconda era più lunga. La riscrivo qui

    Beatrice, giorni prima della sparizione,aveva trovato una lettera dell’amante del padre in cui si progetta di uccidere Raffaella, sua madre, e ora è con una investigatrice e tutto ciò che ha detto Maioli è falso. Raffaella è d’accordo, soffre per il dolore che sta infliggendo a Fabio anche se un po’ pensa che se lo meriti.

  • Bene.
    Woe, che immaginazione…io non ci sarei mai arrivata al fatto dell’operazione della bambina! Brava!

    Ho votato l’ipotesi in cui la bimba scappa con la signora anziana… è interessante..

    Perchè non provi a scrivere il prossimo capitolo come se tu fossi la bimba? Sarebbe carino per te come esercitazione (quello che ti dicevo sul mi che ho fatto lo stesso) e soprattutto sarebbe stimolante per noi lettori 😉

    Un bacio

  • ho provato a dare un po’ di onore ai carabinieri facendo rintracciare il numero, e aggiungendo una “misteriosa donna”, ma sono in netta minoranza 😀
    immagino la scena di loro muti al tavolo, ce l’ho davanti come fosse un film…

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi