Evento Zero

StuporeChiuse la porta di casa portandosi dietro la nota lugubre della depressione, vibrante di buia disperazione.
In ufficio trovò le solite finestre luminose, le scrivanie immacolate, i colleghi sorridenti. Lo salutavano, ciao Simone, buongiorno Simone. Rispondeva con un cenno della mano.
In agenda c’era la riunione interdipartimentale per risolvere i colli di bottiglia nella produzione del nuovo modello di letto matrimoniale, quel gioiello di design che chiamavano Cloudream. Il crowdfunding di successo aveva prodotto 25.000 clienti che lo aspettavano, lo avevano già pagato, con le personalizzazioni richieste. Anche se le stampanti 3D e le frese a cinque dimensioni avessero svolto perfettamente il loro lavoro, la gestione successiva dello stoccaggio, la composizione dei kit, il confezionamento e la spedizione era una roba da brivido. Un suo collega aveva stimato in sei chilometri quadrati il magazzino necessario. Impossibile.
Aveva già risolto problemi simili. Era il suo lavoro e lo faceva in modo brillante, fino a due mesi prima.
Entrò in sala riunione e guardò il briefing senza speranza. I suoi colleghi si misero al lavoro, matita in mano, tablet aperti, una selva di cellulari sul tavolo, proponendo tutte le fantastiche opzioni di un tipico brainstorming.
Rimase inerte, gli arti abbandonati sui braccioli.
Qualche collega lo guardava, di tanto in tanto. Solo Ernesto, dopo un’ora di inutili proposte, tentò di coinvolgerlo.
Dai Simone, vedi di darci una mano, non ne veniamo a capo, ci vuole un colpo di genio – disse.
E chi sarebbe il genio qui? – rispose Simone, con rabbia malcelata.
Ernesto lo guardò e sorrise: – Ma tu, no? Ce l’hai un pò di buona volontà? –
La “sorridente buona volontà” danzò rossa e gigantesca nel suo cervello, densa come il sangue, crollando in un’unico possente tsunami che dilagò infrangendosi sulla disperazione; salì minacciosa fino al cielo e poi ricadde di schianto, lasciando il vuoto dell’Angoscia della morte.
“Sto per morire, proprio adesso. Lo so, fra un istante sarò morto.”
Sentì il fiato spezzarsi, il cuore rallentare.
“Ma non può finire così.”
Allungò la mano e prese il cellulare più vicino, lo guardò un istante e raccogliendo tutta la potenza di una vita non vissuta in un unico atto furioso e disperato, lo scagliò contro la finestra.
Il cellulare volò come un proiettile e s’infranse contro il vetro frantumandolo e precipitando in pezzi dal terzo piano, insieme a una nuvola di frammenti di vetro.
Ernesto seguì il volo del cellulare, era proprio il suo. Lo vide precipitare in pezzi poi guardò Simone, mentre il suo cuore si fermava. Sentì due, tre extrasistole, poi due battiti ancora, poi più niente. Cadde a terra rimbalzando come un peluche, negli occhi un’espressione di infinito stupore.
Simone si inginocchiò accanto a lui e tenendolo fermo tra le contrazioni post mortem, gli allentò la cravatta, strappò il bottone del colletto e cominciò a fargli il massaggio cardiaco; tre colpi allo sterno, aria, tre colpi allo sterno, aria. Continuò fino all’arrivo dell’ambulanza, ma fu inutile, Ernesto era morto nell’istante in cui il suo cellulare si era distrutto contro il vetro.
Simone era sconvolto, convinto di aver commesso un omicidio. I colleghi lo rincuoravano, gli dicevano che era stato un incidente; forse Ernesto covava qualche male, una debolezza di cuore. Gli diedero un calmante. Poi lo portarono in Questura. Raccontò l’accaduto. Gli dissero che lui non c’entrava nulla. Una fatalità, un incidente.
Càpita.
Lo riportarono a casa con una volante.
Si mise davanti alla tv accesa, ma non la vedeva. Tre ore immobile, seduto sul divano, un’unico pensiero ossessivo.
“Càpita? No, non così, non avrebbe senso.”
Prese di tasca il suo cellulare, guardò lo schermo attivo (carica, ora, campo, sfondo, sblocco).
“Sei tu che uccidi? Adesso vediamo.”
Tolse con uno scatto la copertura posteriore e con l’unghia dell’indice sollevò la batteria, staccandola.

Che succede a Simone?

  • Il cuore perde qualche colpo, ma poi ricomincia a battere (29%)
    29
  • Il cuore si ferma, ma lui inserisce la batteria in tempo (43%)
    43
  • Niente (29%)
    29
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48 Commenti

  • anche se mi sembrava di sentire quasi “perchè noi veniamo in pace,sempre” (cit.) comunque bello mi è piaciuto,peccato il limite di parole sarebbe stato bello ancora un capitolo giusto per spiegare meglio la parte del Nousworld,ora però aspetto altri racconti!!

    • Grazie! Si, forse ho esagerato con la complessità, e ci voleva più spazio. Ci ho provato, ma credo che cmq ti sia piaciuto. Sul futuro … ci penserò. Mi piacerebbe, è stata un’esperienza davvero interessante, in cui si scoprono tante cose.
      A presto e grazie ancora.

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