La taverna dell’impossibile

Dove eravamo rimasti?

In attesa di conoscere perchè è stata coinvolta Tina, cosa succede ora? entra nel locale un misterioso personaggio, con cappello a tesa larga e impermeabile nero (67%)

Che posto è questo?“Non credo che sia il caso di sedarla, dottore. Abbiamo bisogno che sia ben sveglia.”
“E chi ha parlato di sedativi, ragazzo? Al contrario, questa è metamfetamina.” Franklin allontanò Edward e le strappò una manica della camicetta.
“La sta drogando?”
“Mah, se vuoi fare quello che mi hai accennato, ti servirà una ragazza sveglia, non questo rottame che abbiamo qui. La metamfetamina è uno psicostimolante, e mi sembra opportuno darle questo aiutino…”.

Buio. Fastidiosi rumori di sottofondo, come una radio che gracchia. C’è qualcosa che si muove. Prima è solo una tonalità più chiara, poi è un oggetto, i contorni che si smarcano dal blu scuro. Un frastuono lontano, rumore di tuoni in mare aperto. L’oggetto diventa comprensibile.
Un braccio.
Una mano.
Il suo braccio. Poi anche l’altro.

Franklin premette lo stantuffo finché l’aria non abbandonò la siringa, facendo emergere dall’ago una minuscola goccia.
“Un momento, dottore.”

Le sembra di affogare. Respira forte con la bocca. Sbatte le palpebre. Le ci vuole un attimo per ritornare nell’incubo. Adesso non ci sono filtri. Capisce di essere seduta. Sente che nell’aria c’è una miscela di odori, tra cui quello del sangue. E sudore.
Ancora un secondo prima di accettare la realtà.
Lo vede.
Colin che è solo una carcassa.
Urla forte.

“Tina…”
Agitò con violenza le braccia, un ultimo tentativo di respingere la realtà.
Franklin si allontanò. Sul suo volto un’espressione di delusione.
Si alzò. Si sentiva debolissima. “Perché hai ucciso Colin, Edward?”, cinque parole che le costarono uno sforzo immane.
“Tecnicamente sono stato io, signorina.”
“Vaffanculo dottore, o chiunque lei sia!”
Edward prese una bottiglia da un ripiano e un bicchiere dal lavandino.
Scotch.
Ne versò una dose doppia, lo trangugiò e lasciò cadere a terra il bicchiere, in frantumi. Alcuni frammenti si incollarono al sangue colato sul pavimento.
“Non ti serve più il tuo ragazzo, Tina.”
Lei rimase zitta, il corpo un diapason che vibra.
“Non conterà più niente per te. Tanto valeva farlo a pezzi e darlo in pasto al primo che capita.”
“Letteralmente”, intervenne Franklin.
Edward lo fulminò con un’occhiata. “Certo, si sarebbe potuto salvare, forse. Ma non doveva intromettersi. A metà mattina ha deciso, per non so quale ragione, di raggiungerti dove lavori. Mister Big, che stava osservando l’ingresso del palazzo in caso di tuoi spostamenti, ha pensato bene di farlo uscire di scena subito. E di portarlo qui.”
Serrò i pugni. “Il resto è storia.”
Tina trattenne nuove lacrime. A costo di altri dolori, chiese: “E perché il mio ragazzo non mi servirebbe più?”

La porta del locale si aprì con un tonfo. La maniglia interna sbatté sul muro, la chiave nella toppa volò lontano.
Tutti si voltarono. Mister Big si alzò a fatica da una piccola sedia.
“Che posto è questo?”
Un uomo alto più di un metro e ottanta, vestito di nero, con un cappello a tesa larga dal diametro sorprendentemente ampio, entrò a larghi passi. Gli stivali facevano scricchiolare il pavimento di mattonelle rovinate in più punti.
Un impermeabile nero come la pece lo copriva dalle spalle ai tacchi degli stivali.

“E va bene. È giunto il momento.” Edward rimpianse per un momento di essersi allontanato dallo scotch. Poi fece un lungo sospiro, fissò Tina e le sorrise.
“C’è qualcosa di noi che non sai, mia cara. Per la verità non lo sapevo neanche io fino a poco tempo fa.”
Le avvicinò le labbra al collo.
Tina tremava ma non si ritrasse.
Una fitta le trapassò il cervello, insieme ad una rapida immagine del buio in cui si era sentita affogare poco prima.
“Siamo stati insieme e lo saremo ancora.”
La baciò su una guancia.
“Adesso dobbiamo andare.”

Dove vanno Edward e Tina?

  • in cantina (36%)
    36
  • nella stanza successiva, ovvero un salone dove campeggia su una parete un quadro con un grande punto interrogativo rosso su sfondo viola (43%)
    43
  • nella sala da pranzo, ad incontrare il nuovo arrivato (21%)
    21
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67 Commenti

  1. Bello, forse leggermente penalizzato dalle 4000 battute (ho come l’impressione che tu volessi aggiungere qualcosa o abbia dovuto tagliare qualcosa) 🙂

    Mi è piaciuta molto come storia, il suo svolgimento, la sua atmosfera cupa, le stanze che diventavano lunghe, il pavimento di corpi umani…ma dimmi, era così che te l’eri immaginata quando hai iniziato a scrivere o è cambiata di molto dal tuo pensiero originale?

    • Hai colto nel segno. Per quest’ultimo episodio ho faticato parecchio a ridurre a 4000 battute. Avrei voluto spiegare di più alcuni passaggi, che sono forzatamente accellerati. Spero di ripresentare da qualche parte una sorta di “extended version” che tappa qualche buco e descrive meglio alcuni passaggi.
      Sulla storia in generale: era più o meno così quando l’ho immaginata, quindi son contento se sono riuscito a portarla a compimento e a rendere un’atrmosfera cupa.

  2. Eccoci!! Mi è piaciuto molto questo capitolo, davvero!! camminare su brandelli di corpi non deve essere affatto piacevole…
    Tutte e tre le risposte mi piacevano molto, io ho optato per il dottor Franklyn, diamo a questo personaggio più potere 🙂 ed Edward solo una sua forse inconsapevole pedina 🙂

  3. Mi sono sparato sette capitoli in mezzora 🙂 complimenti davvero!! poi la frase la testa era come una giostra impazzita rappresenta il mio stato odierno (mi scoppia davvero)…
    voto per il pavimento soffice, cerco di contribuire per i capitoli finali almeno 😉 bravo, atmosfera cupa, scene davvero da incubo (quella di mister big che strappa il viso al bimbo e i genitori che continuano a mangiare è da pelle d’oca)!

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