La taverna dell’impossibile

Dove eravamo rimasti?

Dove vanno Edward e Tina? nella stanza successiva, ovvero un salone dove campeggia su una parete un quadro con un grande punto interrogativo rosso su sfondo viola (43%)

L’orroreL’unico pensiero su cui Tina riusciva in qualche modo a concentrarsi era: Edward.
Cosa era successo da quando si erano lasciati? Cosa aveva combinato negli ultimi cinque anni?
Si ricordò che non lo aveva più sentito, più visto. Ne aveva avuto abbastanza degli ultimi momenti vissuti insieme.
Comportamenti violenti verso sé stesso.
Manie di persecuzione.
Improvvisi scoppi di ira.
Perversioni sessuali che lei non poteva accettare.
Aveva sbagliato a lasciarlo andare così? Cosa si era persa? In quali guai si era cacciato Edward?
E soprattutto: perché aveva fatto la cazzata di dargli retta per quella sera?
Accettò di farsi prendere per mano, di lasciarsi trascinare verso l’ignoto. Ora non poteva fare altro. Con qualche sforzo compì i primi passi. Edward spinse l’altra porta che si apriva dalla cucina.
Un’atmosfera ovattata pervadeva la stanza. Era un salone ampio, arredato con gusto.
Mobili antichi in armonia con complementi moderni. Una consolle francese proprio vicino alla porta. Un tavolo da otto posti al centro. Eleganti poltrone in pelle a intervallare la sequenza di antichità.
Notò che la luce era bassa, proveniva solo dall’immenso lampadario di cristallo che pendeva sulla tavola.
I faretti che spuntavano dal pavimento e le piantane vicino alle poltrone erano spenti.
Le due ampie finestre erano chiuse, gli scuri sprangati.
Tina sentì freddo. Non poteva essere solo la paura che si sentiva addosso. Le sembrò che i suoi piedi fossero solleticati da una corrente d’aria, ma non riuscì a capire da dove venisse.
Edward avanzava lentamente. Da quando erano entrati in quella stanza non le aveva rivolto una parola.
Continuava a tenerla per mano.
Si sentiva confusa. Cosa le impediva di lasciare la mano di Edward? Lui era davanti perciò non lo vedeva in faccia, ma l’ultima volta che l’aveva guardato, in cucina, le era sembrato che il suo aspetto fosse peggiorato. Le borse sotto gli occhi semicerchi sempre più spessi, il pallore accentuato, le mani leggermente tremanti.
“Edward?”
Nessuna risposta.
Cercò di non pensare. Si concentrò sull’aspetto di quella stanza. Alzò la testa, verso il soffitto.
Niente di strano.
Si guardò intorno con più attenzione. Le pareti.
Rosso scuro.
Che cazzo di colore per una stanza.
Si diede della stupida: in quella casa non era la tinta delle pareti il problema principale.
E i quadri. Tanti quadri.
Ritratti.
Paesaggi tempestosi, alla maniera di Turner.
Nature morte.
Passò in rassegna i soggetti, per quanto possibile. Poi lo vide.
Circa a metà della parete lunga alla sua sinistra, al centro, circondato da raffigurazioni deformi che le fecero venire in mente le creature di Hyeronymus Bosch, c’era un quadro più grande degli altri. Una cornice anonima delimitava uno sfondo viola su cui si stagliava un enorme punto interrogativo rosso, inclinato di trenta gradi. La gobba in alto a sinistra, il punto in basso a destra.
Tina pensò che se Edward si era fino ad ora rifiutato di darle spiegazioni su quel casino, ben difficilmente le avrebbe illustrato il significato di quel quadro, ammesso che lo sapesse. Stava comunque per fare un tentativo, quando lo scenario cambiò di colpo.
Il quadro diventò l’ultima delle sue preoccupazioni.
Una nebbia sciolse i contorni del suo campo visivo.
Le pareti traballarono.
Il lampadario si spense.
Si ritrovò nella sala da pranzo.
Lei era lì, vicino al punto dove prima erano seduti.
Mister Big fece uno scatto. Un mostruoso gorgoglio ne accompagnò il movimento.
Si precipitò verso il tavolo occupato dalla famiglia e si avventò sul bambino. Un morso dell’energumeno gli staccò mezza faccia.
Da lì in poi Tina ebbe la visuale occupata dalla mole del ciccione. Vide solo un corpicino che si dimenava mentre il sangue schizzava da tutte le parti.
La cosa che le risultò ancora più raccapricciante fu che né il padre né la madre smisero di mangiare.
Vomitò.
“Non è reale, Tina,” sentì dire da Edward prima di perdere i sensi.
Si risvegliò seduta su una poltrona nel salone con tanti quadri.

Tra poco Tina e Edward inizieranno un viaggio allucinante ed entrerà in scena il personaggio con l’impermeabile nero. Chi è?

  • Una vecchia conoscenza di Edward (33%)
    33
  • Un cacciatore di taglie (58%)
    58
  • Un detective privato (8%)
    8
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67 Commenti

  1. Bello, forse leggermente penalizzato dalle 4000 battute (ho come l’impressione che tu volessi aggiungere qualcosa o abbia dovuto tagliare qualcosa) 🙂

    Mi è piaciuta molto come storia, il suo svolgimento, la sua atmosfera cupa, le stanze che diventavano lunghe, il pavimento di corpi umani…ma dimmi, era così che te l’eri immaginata quando hai iniziato a scrivere o è cambiata di molto dal tuo pensiero originale?

    • Hai colto nel segno. Per quest’ultimo episodio ho faticato parecchio a ridurre a 4000 battute. Avrei voluto spiegare di più alcuni passaggi, che sono forzatamente accellerati. Spero di ripresentare da qualche parte una sorta di “extended version” che tappa qualche buco e descrive meglio alcuni passaggi.
      Sulla storia in generale: era più o meno così quando l’ho immaginata, quindi son contento se sono riuscito a portarla a compimento e a rendere un’atrmosfera cupa.

  2. Eccoci!! Mi è piaciuto molto questo capitolo, davvero!! camminare su brandelli di corpi non deve essere affatto piacevole…
    Tutte e tre le risposte mi piacevano molto, io ho optato per il dottor Franklyn, diamo a questo personaggio più potere 🙂 ed Edward solo una sua forse inconsapevole pedina 🙂

  3. Mi sono sparato sette capitoli in mezzora 🙂 complimenti davvero!! poi la frase la testa era come una giostra impazzita rappresenta il mio stato odierno (mi scoppia davvero)…
    voto per il pavimento soffice, cerco di contribuire per i capitoli finali almeno 😉 bravo, atmosfera cupa, scene davvero da incubo (quella di mister big che strappa il viso al bimbo e i genitori che continuano a mangiare è da pelle d’oca)!

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