La taverna dell’impossibile

Dove eravamo rimasti?

Tra poco Tina e Edward inizieranno un viaggio allucinante ed entrerà in scena il personaggio con l’impermeabile nero. Chi è? Un cacciatore di taglie (58%)

Apparizioni e sparizioniLe ci volle un po’ prima di riaversi dallo shock del bambino.
Un’allucinazione?
Edward era chino su di lei e la fissava come si guarda un criceto nella sua gabbia.
Gli tirò uno schiaffo.
Fu spostato dalla violenza del colpo, poi recuperò la posizione di osservazione.
Tina vide un riflesso bluastro nei suoi occhi neri. Le sembrò che la cicatrice che gli segnava la parte sinistra del volto fosse più in rilievo rispetto alla prima volta che l’aveva notata.
“Andiamo.” la sollevò con forza, tirandole un braccio. Tina preferì non fare domande.
Attraversarono in fretta il salone. Edward spinse la porta opposta a quella da cui erano entrati.
Dalla luce fioca furono calati in un buio pesto.
Si lasciò trascinare. Stringeva forte la mano di Edward, convinta che le sue unghie si stessero conficcando nella sua carne.
Li udì ancora.
I fruscii.
I tuoni lontani.
Un chiarore. I suoi occhi si abituavano al buio. Oppure continuavano le allucinazioni.
Le parve che stessero seguendo un sentiero, e che lui sapesse dove la stava conducendo.
“Edward, c’è niente che devi dirmi?”
Fece ancora qualche passo poi si bloccò.
Si girò verso di lei.
“Siamo sempre nella stessa casa, Tina.”
“Che stai dicendo?”
“Adesso ti sembra di essere in uno spazio sconfinato, ma non è così.”
“Che roba è questa? Dove siamo?”
“Siamo sempre nella stessa casa di prima. Solo che non siamo più nelle stesse condizioni di prima.”
“Cosa? Ma che ci è successo? Mi stai dicendo che tutto questo è irreale?”
“Non è irreale, Tina. Non è esattamente reale ma non è ancora irrealtà. Diciamo che agli occhi di chiunque è semplicemente…impossibile!”
Rise.
Tina lo vide fare qualche passo all’indietro. I contorni si stavano schiarendo. Attorno a loro sembrava che si stagliassero degli alberi.
Un colpo sibilò vicino.
Edward fu abbattuto. Lo vide accasciarsi senza un gemito.
Si precipitò su di lui. Vide il suo volto inchiodato in un sorriso inquietante, mentre un foro disegnava un rosone di sangue sulla fronte madida di sudore.
“E’ meglio così, signorina, mi creda.”
La voce maschile proveniva dalle sue spalle, ma in lontananza.
Quanto avevano camminato?
Si voltò e vide a diversi metri da lei una figura che si stagliava in controluce. Non potendo scorgere la faccia, l’unico elemento identificabile era un largo cappello che l’uomo aveva in testa.
Oltre a una pistola dalla canna lunghissima che gli correva lungo il fianco.
Si mise a correre.
Si avvicinò in modo tale da poterlo vedere. Le parve di scorgere dei tratti ruvidi e un viso abbronzato. Gli occhi no, perché erano celati dall’enorme cappello.
Intorno a lei era sempre buio, ma riconobbe dietro all’uomo lo sfondo del salone con i quadri da cui erano partiti. La luce era aumentata.
Stava quasi per raggiungerlo, quando una fitta nebbia calò improvvisamente e per un momento fece scomparire l’uomo dalla sua vista.
Un attimo dopo la nebbia era dissolta, ma quando Tina provò a ritornare nel salone andò a sbattere contro un muro invisibile.
Si sentì come prigioniera di una campana di vetro.
Però lo rivide.
“Chi è lei? Cosa mi succede? Dove siamo?”
“Mi chiamo Jeb. Sono un cacciatore di taglie. Sono qui perché…” la guardò con aria interrogativa.
“Cosa le ha detto Edward?”
“Niente. Ma perché gli ha sparato? Cristo santo, mi aiuti, non ci capisco niente.” Sbatté i pugni contro la cupola invisibile, fino a farsi sanguinare le nocche.“Mi tiri fuori di qui!”
“Non è così semplice. Qui c’è puzza di stregoneria, come vede anche lei.”
I contorni si dilatarono. La nebbia stava ritornando.
“Ma che significa?”
“Sarà meglio che ci sbrighiamo. Se vuole uscire da questa situazione…” Non fece in tempo a finire la frase. Venne colpito da dietro. Tina vide solo un’ombra indistinguibile che era apparsa dal nulla, dietro di lui, e lo aveva colpito con una mazza o qualcosa di simile.
Ritornò sui suoi passi, sul sentiero lungo il quale si stavano inoltrando. Quando arrivò al punto in cui era sicura che dovesse esserci il cadavere di Edward, non lo trovò più.

Qual è la prossima mossa di Tina?

  • Crolla a terra e piange (0%)
    0
  • Decide di proseguire, convinta che sia l’unica cosa da fare, qualunque cosa possa succedere (69%)
    69
  • Prova a uscire dal sentiero, per vedere cosa c’è intorno a lei (31%)
    31
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67 Commenti

  1. Bello, forse leggermente penalizzato dalle 4000 battute (ho come l’impressione che tu volessi aggiungere qualcosa o abbia dovuto tagliare qualcosa) 🙂

    Mi è piaciuta molto come storia, il suo svolgimento, la sua atmosfera cupa, le stanze che diventavano lunghe, il pavimento di corpi umani…ma dimmi, era così che te l’eri immaginata quando hai iniziato a scrivere o è cambiata di molto dal tuo pensiero originale?

    • Hai colto nel segno. Per quest’ultimo episodio ho faticato parecchio a ridurre a 4000 battute. Avrei voluto spiegare di più alcuni passaggi, che sono forzatamente accellerati. Spero di ripresentare da qualche parte una sorta di “extended version” che tappa qualche buco e descrive meglio alcuni passaggi.
      Sulla storia in generale: era più o meno così quando l’ho immaginata, quindi son contento se sono riuscito a portarla a compimento e a rendere un’atrmosfera cupa.

  2. Eccoci!! Mi è piaciuto molto questo capitolo, davvero!! camminare su brandelli di corpi non deve essere affatto piacevole…
    Tutte e tre le risposte mi piacevano molto, io ho optato per il dottor Franklyn, diamo a questo personaggio più potere 🙂 ed Edward solo una sua forse inconsapevole pedina 🙂

  3. Mi sono sparato sette capitoli in mezzora 🙂 complimenti davvero!! poi la frase la testa era come una giostra impazzita rappresenta il mio stato odierno (mi scoppia davvero)…
    voto per il pavimento soffice, cerco di contribuire per i capitoli finali almeno 😉 bravo, atmosfera cupa, scene davvero da incubo (quella di mister big che strappa il viso al bimbo e i genitori che continuano a mangiare è da pelle d’oca)!

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