La taverna dell’impossibile

Dove eravamo rimasti?

Qual è la prossima mossa di Tina? Decide di proseguire, convinta che sia l’unica cosa da fare, qualunque cosa possa succedere (69%)

Lungo il sentiero oscuroDov’è finito Edward?
Era corresponsabile di un omicidio e di chissà cos’altro. Però era anche la sua unica guida malata, il suo filo di Arianna in quel mondo assurdo in cui si trovava. Impossibile, aveva detto Edward.
L’impossibile era ciò che le stava capitando.
Doveva riflettere.
Indietro non poteva tornare. Al di là dell’impossibilità fisica di rientrare nel salone, c’era comunque il problema della figura che aveva colpito Jeb.
Chi cazzo era? Uno di quei pazzi che aveva incontrato? Mr. Big? Franklin? Un’altra persona?
Meglio non saperlo, almeno per il momento, pensò.
Sempre che, chiunque fosse, non trovasse il modo di attraversare la nebbia e raggiungerla.
Capì che non aveva molto tempo. Indietro non poteva tornare. Davanti a lei c’era l’ignoto. Tutt’intorno un’oscurità che le impediva di rendersi conto della vastità dei confini, dell’ambiente in cui si muoveva.
Edward era morto. L’aveva visto con i suoi occhi, aveva un buco in fronte.
E allora dove cazzo era finito?
Il quadro era sconfortante.
C’era qualcun altro che si muoveva nel buio intorno a lei? O qualcos’altro che aveva spostato il cadavere?
Sentiva freddo.
Strinse le braccia intorno al busto, sfregandosi la pelle dove Franklin aveva strappato la camicetta.
Poi si ricordò di quello che le aveva detto Edward: siamo sempre nella stessa casa.
La cosa le diede un po’ di coraggio. Se era vero, si stava pur sempre muovendo in un ambiente chiuso. Quindi il buio non poteva essere sconfinato. Le venne in mente la casa stregata dei luna park: c’è sempre un telone che fa finire tutto, che dà un confine all’orrore.
Già, la casa stregata. Si ricordò anche di ciò che le aveva detto Jeb.
Stregoneria.
Dunque il paragone calzava. Solo che non era al luna park.
Gli orrori li aveva visti per davvero.
Capì che non poteva far altro che tentare di avanzare, se fosse rimasta lì immobile sarebbe morta di paura.
Deglutì e avanzò di qualche passo.
Fanculo la stregoneria.

Per qualche minuto avanzò in linea retta, il sentiero non aveva curve. Le sembrava di camminare su una strada bianca, mentre tutto intorno i contorni precipitavano nell’oscurità. Per questo pensò ad un sentiero. Per sottrazione. Perché non aveva altri elementi. Per quel che ne sapeva, ai suoi lati potevano esserci dei mobili, e quelli che poco prima le erano sembrati alberi potevano essere appendiabiti.
La consapevolezza di muoversi ancora all’interno di una casa la rassicurava e al tempo stesso la precipitava nel terrore. Come si sarebbe manifestato ancora “l’impossibile”?
Passarono altri minuti che non seppe quantificare. Il chiarore che aveva baluginato prima se ne era andato con Edward. Il freddo aumentava. Aveva la netta sensazione di non arrivare da nessuna parte.
Ad un certo punto, si fermò.
Vide un alone giallo nell’oscurità.
Una figura umana.
Si avvicinò.
L’alone era una fiamma. Lingue di fuoco circondavano un uomo, che però sembrava ignifugo.
Lo riconobbe.
L’uomo attempato che li fissava mentre erano a tavola.
“Tina” gli sentì dire.
Le si gelò il sangue.
“Chi è lei? Come fa a conoscermi?”
Le si avvicinò. Tina vide una lacrima che rigava la guancia e diventava un guizzo infernale alla luce del fuoco che lo avvolgeva.
“Sono tuo padre, Tina. Il tuo padre naturale.”
Le avevano detto che i suoi veri genitori erano morti in un incidente d’auto. Tina, la bimba adottata quando non aveva ancora due anni.
Come se il fuoco che avvolgeva suo padre senza bruciarlo si fosse trasferito in lei, Tina sentì un calore dentro le sue viscere. Non riuscì a dire di meglio che “come fai a non bruciarti?”
“Non lo so, ma non mi stupisco. Quando sono entrato in questa stanza, non trovando luci ho preso l’accendino. Dopo poco, mi sono trovato circondato da questa fiamma che non brucia. E’ uno dei trucchi di questa casa.”
“Cos’è questa storia?”
“Credo che tu sia stata convocata qui per qualcosa di osceno. Cercherò di proteggerti, Tina.
Se è come penso, è ora che tu sappia una cosa. Tu e Edward siete gemelli.”

Qual è la reazione di Tina?

  • Reagisce con rabbia ma, consapevole che non ci sia altro da fare, ascolta suo padre e insieme proseguono il cammino (70%)
    70
  • Sviene (10%)
    10
  • Non accetta ciò che ha appena sentito e fugge da suo padre (20%)
    20
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67 Commenti

  1. Bello, forse leggermente penalizzato dalle 4000 battute (ho come l’impressione che tu volessi aggiungere qualcosa o abbia dovuto tagliare qualcosa) 🙂

    Mi è piaciuta molto come storia, il suo svolgimento, la sua atmosfera cupa, le stanze che diventavano lunghe, il pavimento di corpi umani…ma dimmi, era così che te l’eri immaginata quando hai iniziato a scrivere o è cambiata di molto dal tuo pensiero originale?

    • Hai colto nel segno. Per quest’ultimo episodio ho faticato parecchio a ridurre a 4000 battute. Avrei voluto spiegare di più alcuni passaggi, che sono forzatamente accellerati. Spero di ripresentare da qualche parte una sorta di “extended version” che tappa qualche buco e descrive meglio alcuni passaggi.
      Sulla storia in generale: era più o meno così quando l’ho immaginata, quindi son contento se sono riuscito a portarla a compimento e a rendere un’atrmosfera cupa.

  2. Eccoci!! Mi è piaciuto molto questo capitolo, davvero!! camminare su brandelli di corpi non deve essere affatto piacevole…
    Tutte e tre le risposte mi piacevano molto, io ho optato per il dottor Franklyn, diamo a questo personaggio più potere 🙂 ed Edward solo una sua forse inconsapevole pedina 🙂

  3. Mi sono sparato sette capitoli in mezzora 🙂 complimenti davvero!! poi la frase la testa era come una giostra impazzita rappresenta il mio stato odierno (mi scoppia davvero)…
    voto per il pavimento soffice, cerco di contribuire per i capitoli finali almeno 😉 bravo, atmosfera cupa, scene davvero da incubo (quella di mister big che strappa il viso al bimbo e i genitori che continuano a mangiare è da pelle d’oca)!

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