La taverna dell’impossibile

Dove eravamo rimasti?

Stiamo per avvicinarci al finale. Cosa succede a Tina a questo punto? Precipita in un ambiente con uno strano pavimento soffice (64%)

La porta del MaleIniziò a correre. Non le importava niente. Anche se non aveva più nemmeno la luce che circondava il padre a rischiararla, aveva capito che poteva andare a sbattere contro qualsiasi cosa o incontrare chissà quale assurdità, ma non sarebbe stato quello il problema.
La preoccupava di più la sfida che si sarebbe trovata a combattere con la strega.
Ne era convinta.
Sua madre l’attendeva.

All’improvviso il sentiero finì. Tina se ne accorse troppo tardi. Precipitò urlando.
La caduta durò pochi interminabili secondi. Atterrò sul morbido.
Preferì non indagare su cosa fosse atterrata. Sentì che tutto era posto e si rimise in piedi.
Avanzò con circospezione, perché lo scenario era cambiato.
In peggio.
Adesso l’oscurità non era totale, e una luce fioca che proveniva da chissà dove illuminò i contorni delle pareti.
Un’altra cazzo di stanza.
Capì ben presto cosa c’era attorno a lei.
Corpi umani attaccati a ganci da macelleria. Brandelli di carne che penzolavano come in una cella frigorifera.
Si fece forza del fatto che aveva già avuto troppi shock per farsi impressionare ulteriormente.
L’unico pensiero fu come sarebbe arrivata al passaggio successivo. Ormai aveva capito il gioco.
Si fottessero. Se volevano farla crollare psicologicamente, non ci sarebbero più riusciti. Non era accaduto prima, non sarebbe successo ora.
Prese un gancio da terra, sotto un tronco umano grondante sangue. Stette ben attenta a non guardare quell’orrore mentre si avvicinava per afferrare il gancio. Nel chinarsi però non poté evitare di toccare il pavimento.
Carne e sangue.
Stava camminando su un tappeto di brandelli di carne.
Non è reale, Tina.
Ripeté le parole di Edward.
Fece un patto con sé stessa: l’unico modo che aveva per mantenere la lucidità in quel labirinto infernale era rimanere concentrata sulla realtà e ridurre l’impatto emotivo di tutto ciò che vedeva.
Era preoccupata però di ciò che sarebbe successo una volta arrivata là dove la si voleva portare; temeva che lo scontro finale, ammesso che le fosse concessa qualche possibilità, avvenisse ancora in un contesto di realtà alterata.
Che non si giocasse ad armi pari.
Impugnare il gancio come un pugnale le diede un briciolo di fiducia.
La stanza sembrava non avere uscite.
Si chiese da dove provenisse la luce.
Alzò gli occhi.
Un’apertura era poco sopra. Per arrivarci, capì che non c’era che una possibilità: usare il gancio come piccone e scalare la parete di sangue, usando come punto di partenza uno dei cadaveri appesi.
Non ci pensò su. Tolse le scarpe e afferrò quello che restava di un corpo. Le ossa dello sterno, scoperte, le servirono come appiglio. Con un colpo di reni, riuscì ad afferrare con l’altra mano il gancio che teneva su la carcassa, prendendolo con l’altro gancio, quello che lei aveva in mano. Mentre le ossa dello sterno si spezzavano, riuscì a portare su anche l’altro braccio, per afferrare la barra di metallo che reggeva la fila di appesi.
Da lì in poi, le bastava un ultimo sforzo: fece un salto. Il gancio si conficcò nella parete molle e le impedì di scivolare. Gridando per lo sforzo, puntò le punte dei piedi per l’ultima ripida salita.
Era fuori da quella cloaca. Si inginocchiò per riprendere fiato. Lasciò cadere a terra il gancio, sul pavimento solido.
Il tempo di risollevarsi e di realizzare che era imbrattata di sangue, vide davanti a sé una porta bianca.
Un secondo dopo la porta si aprì.
Sulla soglia c’era Edward.
Pallido, sudato, la camicia fuori dai pantaloni.
Un sorriso folle.
“Mia cara sorellina!”
Resistette all’impulso di scagliarsi contro di lui. Preferì concentrarsi sull’ambiente.
E sui personaggi.
Nella stanza dalle pareti spoglie riconobbe Mister Big e il dottor Franklin.
C’erano due tavoli operatori. Sul primo era riverso un uomo che non dava segni di vita. Vicino a lui, per terra, in un angolo, un impermeabile e un cappello nero.
Poi vide un figura che non aveva ancora avuto il piacere di conoscere.
Quella che doveva essere sua madre le venne incontro lentamente.

Nella verità che sta per essere rivelata a Tina, chi è complice della madre?

  • Il dottor Franklin; Edward è solo una pedina inconsapevole (75%)
    75
  • Edward (13%)
    13
  • Il cacciatore di taglie, che l’ha tradita e perciò è stato ucciso (13%)
    13
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67 Commenti

  1. Bello, forse leggermente penalizzato dalle 4000 battute (ho come l’impressione che tu volessi aggiungere qualcosa o abbia dovuto tagliare qualcosa) 🙂

    Mi è piaciuta molto come storia, il suo svolgimento, la sua atmosfera cupa, le stanze che diventavano lunghe, il pavimento di corpi umani…ma dimmi, era così che te l’eri immaginata quando hai iniziato a scrivere o è cambiata di molto dal tuo pensiero originale?

    • Hai colto nel segno. Per quest’ultimo episodio ho faticato parecchio a ridurre a 4000 battute. Avrei voluto spiegare di più alcuni passaggi, che sono forzatamente accellerati. Spero di ripresentare da qualche parte una sorta di “extended version” che tappa qualche buco e descrive meglio alcuni passaggi.
      Sulla storia in generale: era più o meno così quando l’ho immaginata, quindi son contento se sono riuscito a portarla a compimento e a rendere un’atrmosfera cupa.

  2. Eccoci!! Mi è piaciuto molto questo capitolo, davvero!! camminare su brandelli di corpi non deve essere affatto piacevole…
    Tutte e tre le risposte mi piacevano molto, io ho optato per il dottor Franklyn, diamo a questo personaggio più potere 🙂 ed Edward solo una sua forse inconsapevole pedina 🙂

  3. Mi sono sparato sette capitoli in mezzora 🙂 complimenti davvero!! poi la frase la testa era come una giostra impazzita rappresenta il mio stato odierno (mi scoppia davvero)…
    voto per il pavimento soffice, cerco di contribuire per i capitoli finali almeno 😉 bravo, atmosfera cupa, scene davvero da incubo (quella di mister big che strappa il viso al bimbo e i genitori che continuano a mangiare è da pelle d’oca)!

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