Il libero arbitrio

L’osservatoreE alla fine, lei non è venuta.
Non che m’aspettassi il contrario: Emma non è mai stata tipo da cedere così facilmente alle mie iniziative, soprattutto quando cerco di essere gentile. Nel nostro rapporto, è stata sempre lei a decidere dove portarla e quando proporglielo, e sempre lei controlla ogni nostra conversazione, dettandomi gli argomenti, i temi, addirittura le considerazioni da fare in un dato momento.
Potrebbe sembrare frustrante, detta così, ma ad essere sincero io non mi sono mai opposto a questo status quo. Può darsi sì che non me lo meriti, che la veda più interessante di quanto non sia, ma anche allora sarei disposto ad aspettarla. Farei come oggi e me ne starei lì, nell’atrio dell’università facendo finta di essere impegnato, pronto ad andarle in contro ad un suo cenno. Ma come ho già detto, non dipende da me.
Perché oggi quando le ho proposto di accompagnarmi, lei ha detto no. Mi ha detto: “ho molto da fare, non me la sento di farti restare per nulla,” accennando un sorriso, “vai pure senza di me, tornerò a casa con mio padre.” Nel risponderle, le ho sorriso pure io, ho perfino scherzato nel farlo, ma le mie parole sono state più dolci di quello che non volessero significare. Così, ho fatto quello che voleva e me ne sono andato, ma oggi in particolare l’ho fatto senza alcuna gioia.
Ora, l’ultimo treno per casa parte tra una ventina di minuti, ed io sono a pochi passi dalla stazione. Di tutto questo sono ben consapevole, ma sto lo stesso marciando a passo sostenuto, col risultato che il binario 3 mi si è presentato ben prima di quanto fosse necessario. Sono addirittura il primo questa sera, a vederlo così vuoto. Beh, se non altro non me ne starò in piedi…
Salgo sul vecchio vagone addormentato, e come lo faccio i ricordi mi assalgono. Questo è lo stesso treno che prendevo tanto tempo fa, prima che la patente mi plagiasse a fare spola tra il paese e la città. È una bella sorpresa trovarlo così, con la sua illuminazione fioca e i sedili mezzi divelti, proprio nel giorno in cui sono restato a piedi. Ed è ancora più piacevole notare che il mio solito posto, quello nel fondo del vagone, il più isolato, il più periferico del cabinato, da dove tutto si vede senza lasciarsi le spalle scoperte, se ne sta ancora lì, ad attendermi dalla parte più esterna, alla finestra. Amavo quel posto perché potevo osservare ogni cosa senza timore di essere controllato da nessuno. A vederlo così, sento di aver ricordato una parte della mia vita che avevo scordato.
Mi siedo. Fuori la stazione è un palco di luci in cui i pendolari sfilano per recitare la loro parte; mi si presentano avanti uno alla volta come fossero parte di un provino, e come se io fossi lì unicamente per giudicarne l’apparenza. Prime ad arrivare sono le vecchiette, com’è ovvio, che siedono nei gruppi da quattro posti pur non avendo altra compagnia che sé stesse; dopo di loro, arrivano gli studenti dei licei, in massa, con le loro cartelle tutte diverse e i loro discorsi tutti uguali, che si spargono nel vagone alla rinfusa senza criterio né interesse; arrivano poi i lavoratori, arrivano quelli che hanno perso la coincidenza, e arrivano i bigliettai.
Infine, arrivano i ritardatari: poco più in là da me s’è seduta una ragazza che ha raggiunto un gruppo di amiche. Porta degli spessi occhiali neri sotto la frangia ben pettinata, e ride ogni tanto di qualche cosa che non posso sentire, carezzandosi le tempie con la punta delle dita. Accanto a lei sta in piedi quella che dalla camicia e dal telefonino perennemente incastrato nella mano pare un’impiegata, una donna stanca che non sembra avere nemmeno trent’anni, e che squadra inutilmente la cabina, senza essersi accorta del sedile vuoto che ho accanto. Subito alle sue spalle, un signore sulla sessantina, calvo e dai baffi folti e grigi, troneggia orgoglioso a mezzo dei sedili, determinato a dimostrare a tutti che, nonostante l’età, è ancora in grado di farcela senza una sedia a rotelle. Il suo volto ha un che di familiare…

Cosa farà il protagonista?

  • Osserva meglio il signore dal volto familiare. (40%)
    40
  • Offre all'impiegata il posto accanto al suo. (30%)
    30
  • Cerca di origliare quello che la prima ragazza sta dicendo. (30%)
    30
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130 Commenti

  • Bravo Andrea, questo finale mi è proprio piaciuto. Avevo sospettato della piega che avrebbe preso il racconto già a partire dal terzo-quarto capitolo (conoscendoti, se non fosse stato così, mi sarei preoccupato), anche se devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di un tantino diverso. Magari è colpa della struttura del sito, ma come mai hai deciso di andare così lontano dal tuo stile classico?

  • E’ assolutamente la migliore storia che ho letto su questo sito, davvero, mi hai coinvolto fin dalla prima pagina, dopo due ho smesso di leggere parole, ma vedevo immagini, ascoltavo pensieri. E nell’ultimo capitolo quel colpo di scena è esploso, nonostante sia sorprendente è in assoluta armonia con la storia. Ho molto da imparare da te.

    Ps peccato dover concludere la storia con un unico capitolo, ne leggerei altre 10

  • Concordo che il racconto ha preso una piega inaspettata. Questo significa che l’idea del sito ha raggiunto il suo scopo, ma soprattutto significa che possiedi la capacità di plasmare la penna seguendo il tuo istinto. Aldilà della storia , mi piace soffermarmi sul tipo di scrittura e sul lessico. Il tuo ha quasi una vena poetica ed emotiva. Ti leggo da lontano senza intrufolarmi nella storia. Qualunque sia l’indirizzo che daranno i lettori troverai la strada giusta.

  • Devo dire che mi hai proprio incuriosito, con questo cambio inaspettato. Ho una mezza idea di cosa stia succedendo, a dire il vero… ma prima di espormi voglio aspettare il nono capitolo.
    Per adesso, ho votato per farlo parlare.

  • E’ vero che la fretta è una cattiva consigliera, ma è anche vero che spesso dobbiamo seguire il nostro istinto. Quindi dopo aver riordinato i pensieri io lo farei agire, cioè
    chiarire il suo Ottellesco dubbio. La tua penna scivola , non trattenerla , lascia che
    esegua voli pindarici e ci stupirai!

  • Direi che il nostro amico sta scaldando i motori, infatti l’atmosfera si fa densa d’attesa.
    L’abbiamo lasciato in preda ad una sorta d’agitazione, come se dovesse fare qualcosa
    d’urgente. Io terrei al caldo il padre di Emma in attesa di riprenderlo al momento opportuno, manderei il baldo giovane in città ad escogitare qualche colpo di scena.

  • Che dire? M’è piaciuto molto!
    Ora però sono molto indeciso su cosa far fare al protagonista..da un lato mi verebbe voglia di farlo tornare nel treno e al diavolo Emma, ma dall’altro..Ohibò, voto per il ritorno nel vagone e vediamo che succede!

  • Maledetto Facebook, ho visto il link adesso. Era nascosto sotto la montagna di altre stupidaggini che mi hai inviato. XD
    Però così non va bene, ti sei scritto il solito polpettone melenso. Te devi farlo divertire a quel ragazzo. E a tale proposito: dai ciccio, falla nera la Ilenia! XDD
    Ma poi va a finire che dobbiamo mettere il bollino rosso, vero?

  • Wow, fin’ora il racconto era così calmo! Adesso invece sembra che tutto stia collassando su se stesso: non mi meraviglia che Protagonista (visto che non ha un nome, lo chiamerò così da ora in poi) sia così confuso!
    Però penso dovrebbe riaversi un poco e rientrare sul vagone… non è che sia interessato a vedere come sia fatta questa fantomatica Ilenia o cosa sia successo tra lei è Protagonista (no, non mi intriga per nulla l’idea di ficcanasare nel loro rapporto passato, no no), ma penso che se anche lui seguisse il padre di Emma o tornasse a cercare direttamente lei non ne verrebbe niente di troppo costruttivo.

  • Dunque, dunque, dunque…. il ragazzo (così appare) sembra non volersi esporre.
    E’ cauto. Forse già un pensiero gli gira per la testa, ma non sembra un tipo deciso
    quindi, rimanendo coerente alla sua personalità direi che lascia cadere il discorso.
    Ci sarà forse un’altra occasione inaspettata per scoprire chi è.

  • La tua biografia ha un non so che di inglese. Mi ha ricordato un po’ “Tre uomini in barca”!
    La parte dove il protagonista ricorda i suoi viaggi in treno mi fa tornare in mente il mio rapporto conflittuale con i viaggi in pullman… la storia mi incuriosisce molto e devo dire che sono combattuta su cosa scegliere, ma credo che voterò per fargli origliare i discorsi della ragazza con gli occhiali!
    Aspetto il seguito 🙂

  • Mi piace questo ritmo rassicurante, anche se rimane l’attesa della rivincita su Emma.
    Direi che l’incontro con l’anziano signore possa apportare una nota più interessante allo svolgimento della trama, senza cadere nel banale incontro con la sconosciuta di turno.

  • Scritto davvero bene, complimenti! Mi sono ritrovata già alla fine senza neanche accorgermente…

    I mezzi di trasporto mi hanno sempre affascinata e in questo primo capitolo me lo hai ricordato 🙂

    Per me offre il posto all’impiegata..

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