Indagine interiore

Dove eravamo rimasti?

Una soglia. Che soglia sta varcando Rafael? ... di una nuova fase della sua vita. (50%)

Quasi perfetto

La casa era piccola e buia. L’odore faceva pensare a lunghe giornate passate nascondendosi. Serrande chiuse e nessuna visita.

“Ti posso preparare quel caffè?” gli chiese, sempre senza alzare lo sguardo.

“Posso aiutarti?” proruppe Rafael, senza considerare la sua domanda.

Un filo di luce filtrava appena dalla persiana andando a posarsi sul suo volto. Le lacrime uscivano forti e silenziose. Era molto bella. Una contraddizione continua. Viveva in lei un candore infantile che andava a confondersi con un volto, a momenti, troppo vissuto. Lacrime dolci si mescolavano a contrazioni nervose.

Rafael avrebbe voluto accarezzarla ma non voleva essere invadente e non ricordava più il modo per avvicinarsi ad una donna.

“Chi sei tu?” gli chiese lei. “Cosa ci facevi dal prete?” disse duramente.

‘Vorrei raccontati la mia vita’ pensò lui. ‘Vorrei condividere le nostre angosce’. Ma non disse niente di tutto questo. Tacque per un po’.

Poi disse: “Vado”.

“Lo conoscevi bene?” la sentì dire, mentre stava per abbassare la maniglia della porta. Se non fossero stati da soli in quella casa, Rafael avrebbe giurato che quelle parole venivano da qualcun altro. Avevano un tono profondo, cattivo, lontano da quel sussurro dimesso che aveva ascoltato fino a quel momento.

La guardò. In un attimo il suo volto passò da sembianze demoniache a dolce ed indifeso. Si avvicinò e le passò lieve la mano sulla guancia.

“Sono sola” sussurrò lei.

Lui la abbraccio. Forte.

Sentì la tensione del suo corpo allentarsi lentamente. Sentì il suo odore, il suo fiato, la sua bocca. Fecero l’amore.

Stava rincorrendo Julia in una strada polverosa e solitaria, quando si svegliò di soprassalto. Necessitò di alcuni istanti per orientarsi. Lei scappava da lui. Sembrava di raggiungerla ma ogni volta che si avvicinava lei andava più lontana.

Si voltò, come per scacciare quell’immagine. Immediatamente gli apparve l’altra donna, così bella, così strana, così diversa.

“Mangiamo qualcosa?” Chiese lei.

“Si” rispose.

Parole limitate, quasi imbarazzate, di due persone troppo abituate ad essere sole.

Lei si alzò. Era bella. Era quasi nuda. Era un momento quasi perfetto.

A tavola la vide sorridere. Parlarono molto di cose senza senso. E risero, come se dietro di loro non ci fosse stato niente.

Aveva una figlia di 20 anni che studiava all’estero. Aveva perso il marito appena dopo il parto. Da allora era riuscita a crescere la figlia scalciando e lavorando.

C’erano come due donne in lei: l’affascinante e dolce madre vedova e l’altra, quella dalla voce cupa e lo sguardo cattivo. Quella che attraeva e impauriva.

Lui le raccontò dalla sua infanzia sino al viaggio in Messico, del padre, della madre. Le parole uscivano di getto, senza pensieri.

Non riuscì a dire niente dell’incidente ed imputò alla sola delusione del mondo il suo ritiro sui monti.

“Luigi era un brav’uomo” iniziò lei all’improvviso dopo qualche minuto di silenzio.

“Mi aveva presa molto a cuore e mi ha aiutata molto. Ho fatto alcuni errori nella mia vita. Mi sono affidata a uomini pessimi e ne sto pagando le conseguenze. Luigi è stato per me un appoggio molto importante. Lui diceva di amarmi. Io non provavo niente. Solo riconoscenza.” Iniziò nuovamente a piangere e si getto tra le braccia di Rafael.

Luigi, oltre al ricordo per il suo amore e tante ore dedicate a lei, le aveva lasciato qualcos’altro, prima di affrontare le sue ultime ore. Qualcosa che aveva scoperto. Qualcosa di molto pericoloso.

Rafael è tornato dopo molto tempo :-). Manca un capitolo. Cosa potrà mai essere quel qualcosa? Cosa nasconde quella donna dai due volti?

  • Non lo sapremo mai. (0%)
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  • Lo chiudiamo subito e spiaghiamo tutto nel decimo ... (0%)
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  • Meglio non saperlo subito e far continuare la storia nei prossimi 10 capitoli. (100%)
    100
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33 Commenti

  • E’ uno stato d’animo.
    NELLA FOLLA
    Puoi sentirti sola anche in mezzo ad una folla,
    stretta in un autobus,
    tra braccia e corpi che si toccano,
    e in quella solitudine,
    nella mente viaggiano i pensieri.
    Penso alla nostra isola felice,
    dove il gatto mi faceva compagnia quando non c’eri.
    Penso a come ritrovarti,
    e bramo una cometa che mi indichi la via.
    Provo a cantare,
    la nostra canzone,
    e forse se la canto più forte,
    riesci a sentirla anche tu..

  • Ciao! Ho trovato solo ora il tuo racconto e mi è venuta voglia di seguirlo. Scrivi bene, ma, se posso darti un consiglio, metti qualche virgola in più (soprattutto nel parlato). Per il resto mi piace. 🙂 Ho votato per il terremoto per vedere come affronterai l’argomento 😉

  • Mi piace molto come scrivi, continuerò a leggerti con piacere.
    Anche io voglio una stanza delle rimembranze, dove respirare 🙂

    Anche a me capita di incantarmi nei gesti quotidiani delle persone a cui voglio bene e di pensare che parliamo tanto per non dire, in fondo, nulla…

    Ps. Ho votato per l’amore..avrai già capito che sono una romanticona 😉

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