Azimut

Giovedì“Farò su di loro terribili vendette,
castighi furiosi,
e sapranno che io sono il Signore,
quando eseguirò su di loro la vendetta”
Ezechiele 25,17

Beatrice fissò il dottor Maifredi senza riuscire a celare l’odio crescente.
« Non ci sono altre parole, delusione è quella che meglio rispecchia il nostro sentimento, » ribadì l’uomo dandole le spalle « avevamo riposto in lei tante speranze, tutte immancabilmente disilluse. Ora, se è così gentile da restituirci il cartellino. »
« Dottor Maifredi, io ritengo… »
Ma lui aveva smesso d’ascoltarla: « Paola, la prego, termini lei la pratica » disse alla responsabile del personale prima di chiudersi la porta dell’ufficio alle spalle.
« Dottoressa Gerini, non capisco… »
« C’è poco da capire Beatrice basta guardare il tuo rendimento… »
« Il mio rendimento! » la interruppe, ormai incapace di contenere la rabbia «ho accettato un contratto precario da fame, in cinque mesi ho maturato centoventitré ore di straordinario mai retribuite, ho subito in silenzio ogni sorta d’umiliazione e lei mi parla di rendimento! » estrasse dalla borsetta il badge e lo sbatté con violenza sul tavolo « Non c’è bisogno che le dica dove può infilarselo! »
Paola Gerini l’osservò allontanarsi a grandi falcate lungo il corridoio ormai deserto. Non era la prima volta che assisteva a una scena simile, non sarebbe stata neppure l’ultima.
Tornò nel suo ufficio e prese dall’archivio il fascicolo della ragazza, v’infilò all’interno il documento di fine rapporto firmato da Maifredi e mise il tutto nella scatola dei “trapassati”. Così, tra i dirigenti, chiamavano i dipendenti precari immancabilmente licenziati anzitempo. Era stato Maifredi stesso a coniare quel nomignolo, facendo il verso ai subalterni che, invece, chiamavano gli ex colleghi “i passati a miglior vita”, intendendo la locuzione alla lettera. Avere un contratto con condizioni migliori delle loro era, infatti, molto facile.
Ovviamente prima bisognava trovarlo, il lavoro.
Ed era questa paura, che negli ultimi anni attanagliava molti, la base di tutti i suoi colloqui. Presentava la loro come un’occasione unica per fare pratica, un’esperienza da mettere in curriculum e poi naturalmente chiudeva con il solito sermone sulle possibilità d’assunzione terminato il periodo di prova.
Negli ultimi due anni aveva firmato ventidue contratti di stage e tirocinio. Per sei posti. Soltanto la Rossi era lì da più di un anno, tutti gli altri non erano arrivati a sei mesi.
Andò al computer per consultare il database dove teneva le schede degli ultimi colloqui. Tolse dal monitor un post-it e lo buttò nel cestino. La pallina gialla colpì il bordo e rotolò lenta sotto la scrivania, custodendo fedele il suo messaggio: “domani morirai”.
Era il passatempo dei soliti burloni, come le scritte volgari nei bagni, probabilmente era stato Gallizzi, o Sermonti. Dovendo scommettere avrebbe puntato su quest’ultimo: non aveva digerito la proroga delle ferie. In dieci anni però nessuno si era mai azzardato a entrare nel suo ufficio, forse avrebbe dovuto riferire a Maifredi.
Tornò a cercare il post-it nel cestino, vide la pallina accartocciata e si chinò sotto la scrivania. Quando il gong di notifica email la sorprese, picchiò violentemente la testa. Il burlone aveva anche riacceso l’audio al suo pc.
Con la sinistra sulla nuca dolorante aprì il messaggio incriminato.
Restò per alcuni secondi attonita davanti al teschio che campeggiava sulla mail, accompagnato da quell’insistente “domani morirai”.
Lo scherzo stava diventando eccessivo: l’indomani sarebbe caduta qualche testa.
Stampò la mail e col palmo spianò il post-it stropicciato che si sporcò di rosso. Riportò la mano alla testa: gocce di sangue uscivano da una piccola ferita. Fece per andare in bagno ma il telefono s’intromise.
La voce all’altro capo non le lasciò scampo: “domani morirai”.

Cosa farà Paola Gerini?

  • Chissene… Vogliamo conoscere un altro personaggio. (chi?) (27%)
    27
  • Un po’ turbata andrà a parlarne subito con Maifredi. (33%)
    33
  • Andrà a casa tranquilla, sempre convinta che sia uno scherzo. (40%)
    40
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248 Commenti

  • E dopo essermi finalmente deciso a proseguire col mio, rieccomi anche a leggere i racconti lasciati indietro! 😀

    Mi ero fermato dalle parti del settimo capitolo, ho fatto un recuperone! Bellissimo racconto come sempre Michel… ma ci tengo in particolar modo a sottolineare come spicchino i tuoi finali (che secondo me sono la cosa più difficile).

    Chapeau, e non vedo l’ora di leggere il nuovo genere con cui ti sei cimentato! 😉

    • E’ una cosa che ho imparato facendo teatro ma che vale anche per la narrazione: sono due i momenti cruciali per lo spettatore (lettore!), l’inizio, quando cioè catturi la sua attenzione, quando ti giochi tutto in pochi istanti di credibilità. Se sbagli quello puoi anche andare a casa…
      Poi viene la fine, ciò che lo spettatore ricorderà più di tutto del tuo lavoro, se sbagli quella tutto ciò che viene prima, anche se geniale, finisce nella pattumiera.
      Per questo ci sto molto attento… 😉

  • Come sempre rimango indietro di qualche capitolo, prima di riprendere tutto d’un fiato. Gli ultimi tre li ho letti senza poter staccare gli occhi dallo schermo.

    Una volta lessi un’intervista a Patricia Highsmith su come si scrive un giallo: lei rispose che la chiave e la base è la tensione. La domanda, l’incognita.
    Tu hai saputo tenere alta questa tensione, di più, hai saputo farla crescere dall’inizio alla fine. A dire il vero mi aspettavo, e forse avrei preferito per gusti personali, una risposta tipo woodoo o qualcosa di sovrannaturale… ma anche no. L’unico rimprovero forse è che nel finale liquidi tutto un po’ troppo di fretta, ma non è colpa tua: 4000 caratteri son 4000 caratteri.
    Ottimo, ottimo lavoro. E’ un piacere leggerti, spero di poter continuare a farlo.

    F.

    • L’opzione sovrannaturale è stata aperta fino alla fine poi però, proprio per la tensione creata verso quella direzione, ho deciso d’abbandonarla.
      Hai ragione i 4000 caratteri sul finale mi sono andati un po’ stretti ma non so se potendo ne avrei scritti molti di più.
      Il fatto è che, costruendo storie che possono avere diversi finali, è sempre difficile spiegare proprio tutto. Molto meglio dare una spiegazione leggera ma soddisfacente, e per questa poche righe bastano…

      e comunque, grazie! 🙂

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