Ferocia illuminata

Nipote del caos, figlio della notte e delle tenebreNon ricordo un solo giorno, una sola sera nella quale non mi sia seduto su questa veranda, un sigaro spento tra le dita e lo sguardo fisso al fiume, alle sue acque stanche e nere, sempre uguali.
È da tanto che nessuno lo attraversa più, questo fiume.
Una volta passavo le mie giornate a fare avanti e indietro tra le sue rive, ma poi l’azienda ha pensato che fosse un metodo di trasporto troppo lento, troppo vecchio, troppo folcloristico.
Modernizziamo, hanno detto.
Adesso c’è tutta un’aria-accettazione, una sorta di hall. Sembra quasi una dogana.
Io lavoro lì, dietro al bancone, con la mia bella divisa.
Prendo nota e smisto, indico la strada giusta. Sto dietro agli incassi.
A volte mi manca lo sciabordio dell’acqua sotto i piedi. Capita sempre più spesso, in effetti.

C’è qualcuno – qualcuno che sicuramente è passato da queste parti – che ha detto che se guardi troppo a lungo dentro l’abisso, va a finire che l’abisso guarda dentro di te.
Io questo fiume lo fisso da sempre, chissà le sue acque scure quante cose sanno su di me, pronte come sono a scrutarmi di rimando.

– Birra?
La voce arriva dalla mia destra, da molto vicino. Improvvisa.
Quasi non mi ricordavo più di non essere da solo, stasera.
Dev’essere la forza dell’abitudine.
Nemmeno mia moglie viene mai sulla veranda con me, dice che il fiume le mette tristezza, dice che le mette tristezza anche solo guardare come lo osservo, l’espressione che mi si dipinge sul volto. Quell’espressione io non l’ho mai vista, ma l’ho sentita, e immagino che mia moglie abbia le sue buone ragioni per preferire stare in casa.
L’uomo che ho di fianco non lo conosco, in fin dei conti, ma il suo silenzio sì. Lo conosco e lo apprezzo. È lo stesso mio, dopo una giornata passata a parlare con gente che vorrebbe essere da tutt’altra parte.
Prendo la bottiglia che mi sta tendendo e bevo un lungo sorso di birra. È fresca e sa di buono. Continuo a rigirarmi tra le dita quel sigaro spento, l’idea di accenderlo mi è lontanissima.
– Non lo accendi quello?
– Non credo, no.
Fine delle trasmissioni.

Vivere e lavorare da queste parti significa rinunciare a qualsiasi “C’era una volta”.
Qui è tutto e sempre al presente.
Il passato è semplicemente un biglietto da visita, un’indicazione, una destinazione.
Al futuro preferisce non pensarci nessuno. Tanto più i visitatori, i clienti, per ovvi motivi.
Ieri, oggi e domani sono soltanto modi diversi di chiamare il presente, un presente eterno e mai particolarmente allegro.
Il solo posto capace di tirarti un po’ su di morale, qui in giro, è il Club. Lì c’è il mio sgabello, al bancone. Il mio posto. Ci vado quasi tutte le sere, dopo il lavoro, a sentire un po’ di buona musica e a spendere un po’ delle mie monete per bere qualcosa. Mia moglie dice che ci passo troppo tempo, dice che sto più lì che con lei, e credo che abbia ragione. Ma sono pronto a scommettere che se stasera ci andassi, col mio nuovo amico, ne sarebbe contenta. Non le piace avere visite, la gente che passa da queste parti tende a non essere mai particolarmente raccomandabile.

Il fiume continua a guardarmi, abissale.
Le mie mani tremano un poco.
Sarà il freddo.
È curioso che qui, proprio qui, faccia sempre così freddo. Sembra che venga su dall’acqua.
Quell’acqua.
Nera e mossa.
Sulla quale nulla si riflette.
Che nessuna barca, per volere dell’Amministratore Delegato, fende più. Nemmeno la mia.
Il fiume era l’inizio di tutto, ora è solo un ornamento. L’industrializzazione è arrivata anche qui, i ruoli sono stati rivisti, la ditta s’è messa al passo coi tempi, l’immaginario collettivo ha dovuto cedere terreno ad una modernità fatta di uffici, di sale d’attesa, di file, di numeri da staccare, di CDA…
Gli affari, comunque, non sono mai andati così bene. L’azienda per la quale lavoro non la sente la crisi, può giusto avere qualche piccolo problemino di immagine.
Si chiama Ade SPA.
Io sto in portineria, all’accoglienza. Sul tesserino che porto appuntato al petto c’è scritto il mio nome: Caronte.

Cosa succede nel prossimo capitolo, che comunque sarà puro intrattenimento?

  • Scopriamo un altro personaggio (a voi anche indicare chi). (11%)
    11
  • Scopriamo qualcosa di più su come funziona l'Ade SPA e sul protagonista. (41%)
    41
  • Si va al Club, a vedere che posto è. (48%)
    48
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768 Commenti

  1. Ok, è ora di cominciare anche questo racconto.
    Sento che “In divenire” non sarà lo stesso, se non lo faccio.
    Solo solo una cosa, arrivato a questo punto: che non incontrerò più il buon Mecchenzi (pace all’anima sua). Ma quanto era bello il nome “Mecchenzi”. Non ti perdonerò mai il suo omicidio, dove ne trovi un altro così…
    Ok, ci vediamo alla fine, prima che mi trasformi in una nuova “Annie Wilkes”…

  2. ho letto gli ultimi due capitoli con grande ritardo ma non dubitavo che lì ad attendermi ci sarebbe stato un finale da maestro! il piacere delle conferme 🙂
    non smettere di scrivere, scrivi ancora, scrivi sempre!
    d’accordo, prenditi pure una pausa, ma riprendi la penna in mano (o il computer sulle ginocchia.. insomma, hai afferrato il concetto), appena puoi, scrivi!

  3. Maestoso, Magistrale, Mitico, Mitologico, Meritevole, Micidiale, Miiiiiiiiiichia cosa non sono gli ultimi due capitoli (ero rimasto indietro di brutto e per troppo a lungo).
    Credo che Giech sia ormai diventato uno di quei personaggi tipo Indiana Jones, Jena Plissken o Atreiu!
    In quale genere sguazzerà la prossima volta? Romanzo rosa, fantasy o super eroi?
    Non vedo l’ora.

  4. A un certo punto si torna sempre sui propri passi. Tutto è stato già scritto. Noi lo replichiamo. Ma da una parte tutto esiste già. Tutto è già fatto. E scrivere è un metodo per visitare tale dimensione.
    Leggerti è un piacere filosofico. Ciò che crei è fonte di riflessione continua. Poi, verso la fine, si torna al punto di partenza, per non dimenticare. E magari, per farsi altre domande…
    Il mondo, del resto è piccolo.

    Una perla che si sente come appena uscita da un’ostrica.

    • Prima o poi, ostrica a parte, dovrai dirmi da dove salti fuori, Perla.
      Per quanto riguarda l’aspetto filosofico… mmm, il mio – riuscito o meno, questo conta poco – è puro intrattenimento e non punta certo ad altro, per mancanza da parte dell’autore tanto di mezzi quanto di voglia. Le ipotetiche riflessioni, insomma, sono tutto merito (o colpa, a seconda) di chi legge. Prendetevi le vostre responsabilità. 🙂

      Ciao Perla,
      D.

      • Del resto sono una che si lascia trasportare dlla fantasia e vedo spesso solo ciò che voglio vedere, a prescindere dalla natura di ciò che si trova dinanzi a me. Se dovessi diventare critica letteraria- cosa che non auguro a nessuno scrittore avvenga ( ne rimarrebbero in giro pochi, tutti gli altri in terapia) sarei prolissa e logorroica, spietata e indifferente perchè mi costruirei tanti castelli in aria da cui nessuno mi tirerebbe fuori. Ma è così bello sforare, non trovi? Blaterare a dismisura e poi vedere cosa ne è uscito fuori.
        Tutto il resto…Bah.
        Perla.

  5. Ah, quante gioie danno, le monete che cadono di taglio!
    Perché tutto può coesistere con il suo contrario.
    Un atto rivoluzionario-non rivoluzionario è la degna conclusione di quest’avventura di Giech.
    Ce ne saranno altre, però, perché noi aspettiamo! 😉 (Giech ci starebbe bene, come filo rosso di quel certo progetto che ferve in cantiere?)

  6. Che dire se non spettacolo!!! Mi son letto tutto d’un fiato gli ultimi due capitoli e il finale è magnifico…ma ovviamente non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di Giech che usa il sax come una mazza da baseball e la testa dell’AD come pallina!!!
    Voglio il romanzo di Giech La Solfa!!!

  7. Che dire, finale degno di questo racconto, uno dei più belli di THe iNCIPIT.
    Alcune scene mi è sembrato proprio di vederle, con il fiume a fare da sottofondo.
    Bella anche la frase finale che ti lascia col sorriso.
    Anch’io aspetto il ritorno di Giech, o di Deisi o del tuo prossimo racconto dopo la pausa (natalizia).
    G.

    P.s.Bel titolo! 😉

  8. Come fa le supercazzole Giech, nessuno mai.
    E con questa è anche diventato una specie di rivoluzionario pioniere!
    Molto bene. Ora diamoci di taglio. 🙂
    (Bravo come sempre e, controtendenza, a me del ritardo non interessa. Ha un suo ritmo, anche se dilatato, e nell’Ade SPA la concitazione e la fretta avrebbero stonato parecchio)

  9. Psst, hei, mi senti?
    Mi intrufolo in sordina nel tuo angolo di paradiso, al momento sbagliato, quando l’atmosfera è intrisa del tuo successo. Forse un momento decisamente sbagliato per chiamare la tua attenzione su ciò che non è la tua gloria. Ma non saprei in che altro modo procedere.
    Mi sto facendo assorbire dal buco nero del blocco della scrittrice. Della scrittrice amatoriale. Un po’ come morire prima di nascere.
    Ho bisogno di una consulenza artistica. Di un’incubatrice, insomma. E’ un bel po’ di tempo che va avanti così…

  10. Piacere di leggerti ! ;)))…Appena arrivata, da qualche giorno, ti seguo, acchiappandoti all’ottavo fraudolento girone tra AD e CEO. Penso che al solito Giech la sfangherà, ma mi sorge un dubbio: vuoi vedere che SPA sta per luogo delizioso in cui rilassarsi tra fanghi portentosi, bevendo dell’acqua miracolosa, che tutto fa scordare, con un’unica simpatica particella di sodio…??? Mah…sono proprio curiosa di vedere dove andiamo a “finire”(?)…

  11. Giech la sfanga, e se ne va al Club a bere con l’amico diavolo che alla fine duetterà a suon di sax con Coltrane. La punizione sarà per il povero Caronte che si vedrà affibbiati doppi turni e revocata la vacanza premio oltre lo Stige. La aspettava da 10mila anni.
    Ora che ho suggerito, ignora pure tutto e scrivi il nono!! 😀

    • Ciao Margherita e perdona la lentezza di questa mia risposta, m’ero perso in cose belle.
      Per quanto riguarda Giech… bah, oramai mi aspetto di tutto da lui, quindi stiamo un po’ a vedere come se la sfanga questa volta, se ci riesce, e poi pronti per l’ultimo capitolo di questo strambo giro per l’Ade SPA.

      Bacio,
      D.

  12. In primsi, Fedora è una delle mie distribuzioni Linux preferite (ok, vabbe’, sticazzi).
    Due: io avrei fatto uso dell’acronimo CEO, anziché AD (che effettivamente potrebbe trovare una sua dimensione in quanto disambiguarsi con Anno Domini), ma CEO fa più chic, avrebbe fatto più da pendant con lo stile.
    Ultimo: il racconto è sempre più una botta di vita per noi anime dannate condannate alla deriva nel flegetonte del cattivo gusto letterario (vabbe’, senza esagerare :D).

    Doppia punizione Giech/Caronte, escluso suggerimento, perché ho sprecato un sacco di energie per quello sopra, anche se inutile, ma se ne sono andate ugualmente.
    Mi si perdoni l’ab ovo.

  13. Il “dove siamo rimasti” stavolta è stato molto utile 🙂 ci ho cliccato ed è venuto scritto “non me lo ricordo, è passato un po’ tantino” 🙂 ma so che avevi altri impegni 😉

    Bel capitolo, mi è piaciuto. Sai che AD (cosa non si fa per risparmiare dei caratteri) in russo (come in italiano ADE) vuol dire inferno, però proprio così, AD.

    Grandissimo!

  14. Sul fatto che Giech la sfanghi non credo ci siano dubbi, ritengo però che non si possa dire “come al solito” perché, se si trova dov’è, almeno per una volta non l’ha sfangata…

    In ogni caso, sono l’unico ad aver colto la citazione da Barney Gumble?

    P.s.: Non ho letto gli altri commenti quindi se sono stato saccente chiedo scusa in anticipo

  15. panico! panico!
    eh lo so, un tradimento bello e buono, da parte di chi aveva già votato l’amministratore, ma sono sicuro che troverai il momento per riproporlo (neanche fosse un peperone), magari nel casino che si scatena, mentre giech finisce le sue sigarette.. (ma perché tre alternative così? le voglio leggere tutte!)
    ovviamente, non mi dilungo con i soliti complimenti anche per quest’ultimo capitolo, accontentati di una virtuale ola di approvazione

  16. Io direi che l’Ade SPA in panico sarebbe un’ottima scena. Che poi pensa come alcuni dei dannati si possano sentire.. da fuoco e fiamme a buio e… freddo(?) penseranno di aver trovato la pace eterna, o almeno un intervallo dalla dannazione che tutti avevan detto essere per sempre (manco fosse un diamante).

    A quel punto l’intervento dell’AD sarebbe ancora più interessante, non trovi?

  17. Per quanto possa essere curiosa di sapere la reazione di Giech davanti al pacchetto vuoto… (è un colpo basso lasciare La Solfa senza sigarette… eh!) , l’Ade SPA nel panico ha avuto la meglio!
    È sempre un piacere leggerti! (anche se con un po’ di ritardo…)

  18. Da lettore con un background aridamente tecnico mi piacerebbe capire le conseguenze di un blackout nell’Ade SPA. Ma, in fondo, ogni alternativa è buona. L’importante è che, mantenendo intatta l’atmosfera che hai creato, trovi un modo per planare verso il finale di questa storia che, per antonomasia, dovrebbe essere senza un finale.

  19. Rosso, vivace, la scintilla inaspettata di una sigaretta nel buio. Be’, sì, la tua storia si è infiltrata nella semioscurità di questi giorni impegnati ( la mia bambagia personale in cui mi crogiolo e scaccio come zanzare – sì, sono rimasta alla stagione delle zanzare – tutti gli impegni improrogabili, vedi capitolo due della mia favoletta) come il segnale ammiccante di una luce Led. L’apparecchio è in stand by, sì, ma c’è. Resta spento, ma solo temporaneamente , perchè con quella lucina ti fa capire che , prima o poi, sarà pronto a ripartire.
    Ti auguro una partenza che non ti faccia temere di proseguire.
    Grazie.

  20. Ehilà! Mi pareva giusto passare a fare un saluto, e nel frattempo mi sono letto le avventure del povero Caronte. Bella l’ambientazione, mi ha ricordato un po’ Grim Fandango e un po’ la Trapassati Inc. di John Doe, ma tutto con più musicisti, e con Giech, che non è poco.
    Sono contento di non aver beccato la storia già conclusa; per quanto le altre scelte siano una più allettante dell’altra, ormai manca poco ed è tempo che L’Amministratore si palesi…

  21. Ok, ultimo colpetto di tosse per riprendere un attimo fiato. Ho solo sei/sette parole per definire tutta la faccenda qui: fottutamente geniale!
    Stop agli elogi esornativi, altrimenti rischio di perdere il contatto con il mio lato da vile maschio (il mio lato buono).
    Mi piacerebbe leggere del CEO sassofonista, non so, poi riprovaci tu.

  22. Sì però così non si fa.
    Tutti a dire “Eh, i tempi di Bricoleur”, “Eh, gli aggiornamenti di Bricoleur”… e poi ci schiaffi un capitolo nuovo così, come fosse nulla. E io ora dietro chi mi riparo, per giustificare il mio ritardo?!
    Ad ogni modo, per farmi perdonare il ritardo nel commentare, ho votato la tua opzione preferita. ù.ù
    Contento?

    Un po’ meno agonistica, stavolta

    Marta

  23. Ero tentato di votare l’ADE nel panico, ma in nome della nostra amicizia ti ho riportato in parità l’entrata in scena dell’Amm. Del. (per non fare casino tra Ade e Ad) con tanto di sassofono (che suona anche male, mi dà l’idea).

    Bravissimo David, questa estate ero un po’ in astinenza, ma vedo che alla fine non ho commentato solo due capitoli, al terzo sono rientrato 🙂 e ho dovuto aspettare relativamente poco per il nuovo capitolo. Sono curioso di vedere come finirà questa storia (e mi aspetto un “anch’io” in risposta) 😀 alla fine mancano solo tre capitoli!

  24. Finalmente! 😉
    Leggere i tuoi episodi è davvero piacevolissimo, ha quasi un effetto terapeutico! Stavolta ero tentata di “accontentarti” con l’entrata in scena dell’AD, ma immaginare l’Ade nel panico è stato troppo stimolante… Spero che il prossimo capitolo arrivi prima del solito 😀

  25. Lo so, lo so, lo so che brami scrivere un capitolo con l’Amministratore Delegato, ma l’Ade SPA nel panico è troppo figa, come opzione!!! XD
    Spettacolare, come sempre.
    Sto finendo gli aggettivi, sono già passata ai superlativi… dovrò inventare parole nuove per esprimere quanto mi piace leggerti!
    Uffa. 😀

    • Perla, hai ragione, lascio passare troppo tempo tra un capitolo e l’altro. Giuro però che la mia non è cattiveria e non è nemmeno che mi disegnano così. È che sono vittima di un insieme di cose male assortite: sono pigro, non ho idea di dove questa storia andrà a parare, subisco il fascino d’ogni sorta di distrazione, di sera mi piace uscire e faccio sempre finta di essere molto indaffarato. Vogliamo parlare anche delle cavallette? Messe insieme, queste cose, sono una combo letale. Se faccio il bravo, entro la fine della settimana spengo le luci e scrivo del blackout. Prometto di mettercela tutta.

  26. Ciao David, scusa l’assenza (piuttosto lunga), ma sono tornato solo ora a Mosca (ma vedo che ho perso solo due capitoli, il terzo l’ho appena votato) 🙂 Leggere tre tuoi capitoli di fila è davvero bello, visto che di solito ce li dai col contagocce, poi mi sono trovato anche il finale di Bad Karma, proprio un bel rientro 🙂

    Che dirti che non ho già detto: Continua a deliziarci 😉 ti RIseguo!!

    • Mi verrebbe da assicurarti che in settimana arriverà il nuovo capitolo… ma temo che correrei il rischio di mentire. Comunque giuro che ci provo! Spengo le luci, metto al minimo la luminosità del monitor, mi metto un paio di occhiali da sole e simulo il blackout… alla ricerca d’ispirazione.

      D.

  27. Colta da sensi di colpa, mi sono gettata sul capitolo come il famelico cagnaccio a tre teste, l’ho afferrato tra le mie zampe, l’ho mordicchiato, lanciato, ripreso, infine sgranocchiato con gusto.
    E insomma, che te lo dico a fa’? Potrei fare il copia e incolla dei miei complimenti della volta precedente.
    Quindi aggiungo solo che ho votato per il misterioso blackout… siamo al sesto capitolo, e ci serve un po’ di azione! 🙂

    Sempre più agonisticamente tua

    M.

  28. Devo ammettere che l’attesa è valsa decisamente la pena. Il gioco è valso la candela. Il risico (o Risiko non ho mai capito) sta facendo rosicare. Il secco ha avuto la sua tempesta, il marito ha sia la botte piena, sia la moglie ubriaca e il culo ha finalmente trovato l’ormai insperata camicia.
    CAPITOLO ECCEZIONALE!

    P.s.: Ma non voto.

  29. Sweety, come al solito mi hai tenuta incollata allo schermo. Inutile ribadire che:
    – adoro il tuo stile
    – amo Giech
    – Caronte è troppo mitico
    – tu sei superlativo
    – e via discorrendo.
    Uffa, non trovo più cose originali da dirti.
    La proposta di matrimonio è sempre valida. 😀
    Sei grande!

  30. Il tuo stile è molto evocativo, e le immagini che evochi sono potenti, energiche, realistiche… Sai, quando ho cominciato a leggere Ferocia Illuminata mi sono chiesta se il nome del dannato musicista, Miles , fosse un tributo a Miles Davis. L’allegoria della cognata è veramente efficace… Quando finisco di leggere rimango sempre senza fiato.
    (la sconnessione delle varie frasi mixate in un cocktail-periodo alquanto caotico sono l’apoteosi perfetta del mio stato mentale dopo esser stata trasportata nel mondo da te creato.)
    Sinceramente
    Perla

  31. Trovo meraviglioso il fatto che alla fine del capitolo tu dia la colpa a Zappa per il fatto di aver sforato . Che tu stia scrivendo in un sito strutturato in modo tale da non darti vie di fuga per divagazioni personali o meno, lo scrittore non può farci proprio niente quando un personaggio decide di risvegliarsi dalla cantina del subconscio e arrivarti lì sul foglio per imporsi, pieno di vita e determinazione. Il fatto che ti sia successo è indice di sincerità nonchè una certificazione della genuinità della tua opera.
    Complimenti. ( Non ho votato perchè sono arrivata troppo tardi, ma non avrei probabilmente votato nemmeno in caso contrario, perchè più che opzioni quelle di questa terza parte parevano veri e propri insulti ).

    • Ciao Perla e bentrovata.
      Grazie della lettura e del tempo speso per il commento.
      Zappa non mi ha ancora perdonato dello scaricabarile, temo potrebbe tirarmi altri scherzetti del genere.
      Ma il quarto e il quinto capitolo non li hai letti? Te lo chiedo giusto perché questo tuo commento sembra far riferimento al racconto esclusivamente fino al terzo capitolo… poi è chiaro che puoi anche aver deciso di non andare oltre, nemmeno potrei darti troppo torto. 🙂

      Ciao ciao,
      D.

  32. Giech e Caronte, che duo. Di sicuro ci saranno dei guai, di sicuro proveranno ad affrontarli insieme. E chi lo sa se è più un male o un bene?
    Posso votare una combo? Giech prova ad aiutare a riconquistare Beatrice e invece finisce per scoprire qualcosa che non dovrebbe! In quest’Ade SPA di tornelli, la vita di Caronte va rianimata. E forse il suo inconscio lo fa anche un po’ apposta, a cacciarsi in un’avventura con Giech….
    E Giech, tra l’altro, ha una bella faccenda in sospeso, lassù in superficie. Che voglia in qualche modo dirla, quella sua ultima battuta?
    Che bello aver ritrovato Giech, anche se dove proprio non avrei immaginato. Mancava!

    • Ciao Margherita, perdona l’enorme ritardo di questa risposta.
      Che Giech e Caronte siano una coppia che attira guai… beh, direi che non vi è alcun dubbio. Quei guai hanno anche un po’ la forma di mulini a vento, ma chissà…

      “A breve” mi rimetto al lavoro, promesso. Ora sto cercando di staccarmi dalle ferie.

      Ciao ciao,
      D.

  33. Scopre qualcosa. Me lo sento che il nostro Caro’ non ha finito di penare!
    Che dire, lo sai già. Il post-it. L’acqua limacciosa del lago. Io mi fermo alle descrizioni mentre tu ce le infili nel corso di una storia che fa ridere, piangere e riflettere tutto insieme.
    Povero, povero Giech. Noi donne siamo terribili. 😀
    E Dug? E Deisi? Ecco, ora vorrei aver messo il personaggio che già avevamo incontrato, uff. 🙁

    • Donna (terribile?) di parola! 🙂
      Ho pure io il vago sospetto che le pene di Caronte siano… come dire?… eterne.

      Contento, come al solito, d’averti… no, dai, “a bordo” non lo posso scrivere, è pur sempre una storia su Caronte, il traghettatore infernale… tra i nostri, ecco, diciamo tra i nostri.
      Ridere, piangere e riflettere. 🙂 Sulla prima ci posso stare, per le altre due ti trovo troppo generosa. Però prendo il complimento, me lo metto in saccoccia e me lo porto a casa. Ringraziando.

      Ciao Marta,
      D.

  34. Morire così, povero Giech! in fondo non se lo meritava, lui ci credeva nelle malefatte che faceva e ora invece è scocciato. Non sarà molto di aiuto per Caronte, soprattutto dopo che avrà scoperto che… che né so, Caronte non ha la patente da barcaiolo infernale 😀

  35. la moglie di caronte in pensiero perché lui si attarda al club, quanto mi piace quest’atmosfera casalinga! d’altronde, non è tra le mura domestiche che avvengono le cose più truculente? attendo fiducioso qualunque nuovo sviluppo 😉
    quanto ai complimenti, sono ormai di default

  36. Occhio alle mogli… non sono mai da sottovalutare!! In quanto moglie di Caronte, non la vedo una personcina semplice e “a modino”… ma per questo mi rimetto al suo originale pensiero, caro D.!
    In attesa del prossimo
    A.

  37. Chiaro che voglio sapere come è morto Giech. Nella lista delle cose che voglio sapere viene appena dopo “che cos’è l’apparato di Golgi” e prima di “dov’è finito il collo di Maurizio Costanzo”.

    Quindi avanti che questo racconto, già te lo dissi, promette assai bene; credo anche più del precedente!

    PS: Ah, ti proibisco di farmi aspettare così tanto tra un capitolo e l’altro.
    F.

    • Sull’attesa, caro Ferdinando, sai che non posso promettere nulla. Tra impegni e pigrizia, non riesco a reputarmi particolarmente affidabile. Posso solo dire che ci proverò, ecco.
      La morte di Giech, invece, prima o poi avrà una sua spiegazione, questo posso assicurartelo.

      Grazie come sempre,
      D.

  38. Dopo tutto questo tempo torno e mi coinvolge di nuovo una tua storia, dove il tempo poi c’entra così tanto e in un momento in cui mi ritrovo ad avere a che fare proprio con la mitologia greca e romana. Tutti segnali bellissimi, caro D.
    Mi è piaciuto leggere questi tre capitoli di seguito, ho colto con ancor maggiore soddisfazione la preparazione lenta al personaggio. Io direi che devi continuare così, ti si addice, un passetto alla volta, piccole perle.

    S.

    • Ciao S., da quanto tempo!
      Grazie d’esserti fatta un giro da ‘ste parti… come hai potuto vedere non è che sia andato avanti chissà quanto. Punto ormai al premio come autore più lento di THe iNCIPIT.
      Grazie anche dell’interazione, s’intente.
      Maaaa… tu quand’è che tornerai attiva su questi schermi?

      D.

  39. Ho votato per buffone.

    Menomale che sei tornato: cominciavo a preoccuparmi. Saresti finito in un girone infernale in cui ci sono migliaia di scaffali di romanzi bellissimi; li leggi fino a metà e poi scopri che l’altra è bianca. Così per l’eternità.

    Due note: 10 punti per la scena delle monete. Per la citazione, la bellezza dell’immagine e del concetto. Vallo a sapere che le monete che ti mettono nella cassa servono a caronte per pagarsi da bere!

    La seconda nota è Zappa.
    Niente, solo figo.

    Bravò, come dicono i francesi.

  40. Rubo la connessione al mio fidanzato per leggere il tuo capitolo, per fortuna la tua lentezza nel pubblicare coincide con la mia impossibilità a leggere!
    Mi piaceva l’idea di avere un pezzo di storia ogni capitolo… ora torno nel mio angolo di inferno dimenticato da internet finché non aggiorni di nuovo! 😉

  41. Beh, direi buffone, tutt’al più! Stronzo è in effetti un po’ troppo.. Ma a darti carta bianca conviene sempre, quindi.. 😉
    Comunque, confesso ahimé di non essere un fan di Zappa.. Solo facendo ricorso al web ho capito che c’entrasse la Francia con l’Inferno.. Ça alors!
    Rimango in paziente attesa di farmi stupire dalla tua prossima trovata.

  42. Mmmm… In questa nuova avventura sono stranamente sempre più dalla parte della maggioranza… vecchiaia o anticiclone delle Azzorre?

    “…si batte una mano sulla coscia, salta giù dallo sgabello, finisce il drink, spegne la sigaretta, si sistema i capelli e si incammina, scegliendo il giro più lungo…”
    Ci proverò la prossima volta che dovrò andare in bagno al Celtic.

  43. Stavolta avrei voluto davvero votare per tutte e tre 😀
    Ma siccome una scelta bisogna farla, nonostante l’aggettivo che più ti si addice secondo me è infamone (ma non per la tua pessima fama, bensì per la tua celeberrima fame 🙂 ), ho votato per buffone, perché mi pare che messo sotto torchio rendi bene. 🙂

    • Ahahah… Dai, non importa che anche qui si sparga la notizia del fatto che sono un mangione! E poi, lo sai, lo faccio solo per levarvi dall’imbarazzo.

      Vediamo quanto mi aiuterà l’essere sotto pressione… e, soprattutto, poter diluire questa pressione nel paio di mesi che ci separano dal mio prossimo capitolo. 🙂

      Ciao core,
      grazie.

      D.

  44. Secondo me a darti carta bianca non si sbaglia mai…oppure era a darti dello stronzo? Grande capitolo!!! Che poi proprio stamattina leggevo delle cose su Zappa poi accendo il pc e taaac mi arriva questo! Spettacolo!!!

    • Contavo sul fatto che non avresti resistito, mio caro Slash. Quello “stronzo” è come se fosse scritto in rosso vermiglio, era proprio un richiamo, una sirena.

      Dante… beh, uno che portava il mio stesso cognome faceva Dante Gabriel di nome, ma più in là non vado. Non ricordo nemmeno se Dante Gabriel sia stato un preraffaellita o un trequartista argentino.

      D.

  45. Già il titolo di suo era davvero intrigante 🙂 come sempre bel capitolo, ho finito le parole per farti ancora nuovi complimenti… 🙂 Per questo mi hai dato tre scelte e la meno pesante era buffone 🙂

    Scherzi a parte, bel capitolo e Zappa che parla francese senza saperlo… sono felice di sapere che Laggiù accettino anche i rubli… 🙂

  46. Che tu sia un baro è assolutamente fuori discussione ma mi piace lo stile delle storie raccontate a pezzi quindi non ti insulto ulteriormente.
    Poi la genialata di Zappa basta e avanza per giustificare ogni bassezza. Ma sappi che ormai ti tengo d’occhio e non te ne perdonerò più neppure una… 😀

    • Mi piace molto questa cosa della maniera rilassata, grazie!
      In effetti stiamo andando avanti a basso voltaggio, diciamo. Ma per ora ci teniamo in linea di galleggiamento.
      Magari, a furia di galleggiare, prima o poi mi viene un’idea e facciamo anche qualche passo avanti nella storia. 😀

      Ciao Stojil,
      grazie.

      D.

    • Ciao dartanevon. Perdona la lentezza di questa risposta.
      Grazie per la lettura e il commento positivo. Sulla curiosità di vedere dove ci porterà la storia… beh, sono d’accordo con te e curioso a mia volta… anche se al momento è più forte il dubbio su QUANDO ci porterà.
      DEVO assolutamente trovare il tempo per andare avanti, ormai sono al limite della scomunica.

      Ciao ciao,
      D.

    • No, hombre. Vai sereno. Si tratta solo di mancanza di tempo.
      Appena ho qualche ora libera e non ho troppo sonno da recuperare, scrivo il terzo capitolo (dopo essermi riletto i primi due, che non me li ricordo più, ormai).
      La sfiga, però, è che, visto l’andazzo, non so quando questa mitica congiunzione potrà aver luogo… Vita infame.

      D.

  47. Mi piace, mi piace il modo in cui stravolgi la ”fiaba”, devo dire che all’inizio sono rimasto perplesso, non riuscivo a cogliere il senso, questa storia mi sembrava girare a vuoto, come la ruota dei criceti, ma poi è arrivata la frase conclusiva del primo capitolo, eccezionale! Sul tuo stile ho poco da dire, non riesco ancora a inquadrarlo, appare frammentario, a volte dispersivo, ma sono convinto di non riuscire ancora a coglierne l’essenza, tornerò a leggere il seguito, buona fortuna!

    • Ciao Fabio.
      Grazie della lettura e del commento. E perdona la lentezza di questa mia risposta, ma sono in un periodo di fuoco, a livello lavorativo e altro, e mi perdo un sacco di cose per strada.
      Quando riuscirò a scrivere il terzo capitolo, senza sacrificare – se possibile – troppe ore di sonno vitale, aspetterò, curioso, un altro tuo commento sullo stile di scrittura… il quale, in questo racconto, mi sta mettendo leggermente in difficoltà, ad essere proprio onesto.
      Intanto, come già detto, grazie per lettura e commento (soprattutto per il commento, grazie al cielo sincero e non troppo rosa confetto).

      D.

    • Ciao Ceo!
      Intanto complimenti, anche qui, per la tua storia conclusa. Lo sai, m’ha fatto ridere un sacco e, non solo per questo, l’ho adorata.
      Su questo mia strambo racconto… vediamo un po’ dove diavolo ci porterà… speriamo solo che gli Uriah heep non facciano una comparsata pure qui, io non lo sopporterei proprio. 😉

      Ciao bello,
      Fatevi vedere da ‘ste parti, mannaggia a voi.

      D.

      PS: Non per metterti pressione, ma io attendo un tuo nuovo racconto, eh.

  48. Ommamma. Ti giuro… ti giuro che… boh, sono emozionata. Turbata. Immalinconita. Non so. Un mix di emozioni che mi ha stordito. Sarà che è la sera prima dell’esame, che l’atmosfera del club è contagiosa… e poi… Giech!
    Basta, ora piango. Lo giuro. Ho scelto il privé…

    Ah, se non si fosse capito, bello. Ma bello da matti.