I segni dei Dimenticati

Dove eravamo rimasti?

Cosa vi aspettate succeda ai quattro ragazzi? O meglio, cosa volete che accada? Fuga rocambolesca. Non è il caso di rischiare le penne subito... ammesso di riuscire a fuggire. (45%)

Un infausto presagioIl cielo scuro incombeva sulla radura. Le grottesche risate rimbombavano ancora. La sua voce era cupa, leggermente ovattata. Il tono però era convulso, quasi eccitato.
“Sapevo che sareste tornati! Controllavamo l’orfanotrofio, da quando siete scappati… Oh, davvero?”
Rise ancora, mentre osservava la reazione dei ragazzi. Si erano disposti attorno la tomba, pronti a reagire. Tra i loro vestiti ampi, tipici delle genti nomadi, si potevano intravedere sostegni di cuoio e pezzi di corazza. Armi pendevano da cinture e foderi. Non erano certo impreparati, sebbene nemmeno impassibili.
Alzò le braccia al cielo, con fervore “I Primi mi sorridono! Il risveglio del grande Anith-Uvék è vicino!” Li guardò. Sotto le pieghe dello scuro cappuccio un barlume riluceva malsano. “E questa volta non ci sarà nessun altro piccolo verme a salvarvi!”

“Taci, cane” la voce di Maive era profonda, e colma di ira “Non osare parlarne. E non sottovalutarci, Enarth.” Raccolse il suo pesante bastone ferrato, e lo puntò contro di lui.
L’uomo sembrò sorpreso. “Oh, ai cuccioli sono cresciuti gli artigli…”
“E mica solo quelli.” gli rispose prontamente Baatar, ironico, mentre sfoderava una lunga lama sottile e affilata. Il tono era beffardo, teatrale.
“Khenebish, non è il momento.” La voce di Sarangerel era suadente come al solito, severa ma non troppo. Caricò dei dardi su delle balestre da polso, sporgenti dagli esili avambracci.
“Sai che odio essere chiamato così?” ribatté Baatar, indispettito.
“Lo so, ma altrimenti non mi prendi sul serio.” rispose lei, ridendo leggermente.
Maive li interruppe, battagliera: “Se voi due avete finito, avremmo un problema.”

Rispondendo a precisi segni i servi si muovevano nella radura, mirando a circondarli. Sibilavano versi, nella stessa lingua delle liturgie, e agitavano strane armi, spade e mazze di metallo scuro e arrugginito. La pelle scoperta rivelava corpi emaciati e sporchi.
Un raggio di luce solitario filtrò dalla coltre di nubi.

Un altare la clessidra tetri fregi muro nero scricchiola frattura schegge schizzi di sabbia cristalli in frantumi graffi nell’aria.

Sarangerel riaprì gli occhi, stringendosi le braccia scosse da brividi. “Dobbiamo andare.”
Baatar intuì. “Una di quelle?”
“Sì.”
Scambiò un cenno di intesa con Maive.

I tre ragazzi iniziarono a muoversi. Alle spalle del cumulo di rocce il bosco era più fitto e avrebbero potuto prendere vantaggio. Sukh però era rimasto immobile. Stringeva la sua lancia corta tra le mani. Tremava. Lacrime gli scendevano dal volto. Spaventato e furioso allo stesso tempo, era soverchiato dalle emozioni, catturato nell’antico incubo che si riproponeva.
Uno dei cultisti si avventò su di lui approfittandone. Un violento colpo giunse dall’alto, improvviso. Il bastone ferrato di Maive calò sulla sua schiena, schiacciandolo a terra con un rumore sordo. Si udì appena un flebile lamento. Gli altri uomini arretrarono istintivamente.
Saran rapida si chinò sul ragazzo e con tocco leggero, ma deciso, lo schiaffeggiò. Sukh trasalì per la sorpresa. La ragazza gli sorrise, lui scosse la testa e annuì.

Scattarono tutti. Gli altri reagirono prontamente. Delle fruste vennero srotolate e colpirono Maive, avviluppandosi su una caviglia e su un braccio. Baatar fu altrettanto veloce e con dei colpi precisi della lama le tranciò di netto. Poi sganciò dalla cintura due boccette, spaccandole in terra. Ci fu uno sfrigolio e subito del fumo verdastro si levò, avvolgendo i ragazzi.
Entrarono nel bosco correndo. Era buio e umido, a tratti freddo. La vegetazione era fitta ma erano agili e abituati a quel suolo sconnesso. Sentivano alle loro spalle le grida agitate degli inseguitori, i loro versi e i pesanti passi.

“Prendeteli!”

Dopo alcuni minuti di corsa Baatar, che li guidava, si fermò.
“Maledizione.”
A causa del trambusto aveva perso l’orientamento.
“Dobbiamo proseguire, in ogni caso” lo rimbeccò Maive, indicando un punto davanti a loro in cui la vegetazione si apriva e giungeva una forte luce.

Luce in fondo al tunnel. Cosa attende i ragazzi fuori dal bosco?

  • Una ampia strada, per di più trafficata. Hey, di chi è quel carro? (37%)
    37
  • Un centro abitato, con gli abitanti nel pieno delle loro attività giornaliere. Ci saranno aiuti o altri guai? (21%)
    21
  • Uno spiazzo su un alto promontorio, un grande fiume scorre al di sotto. Fine della corsa. O forse no? (42%)
    42
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266 Commenti

    • Ti ringrazio molto, non sai quanto mi fa piacere vedere che il mio racconto è ancora letto pur essendo chiuso. E ovviamente mi fa piacere anche sapere che hai apprezzato le descrizioni, a mio avviso fondamentali soprattutto nel fantasy.. certo non è sempre facile conciliarle con il poco spazio!

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