I segni dei Dimenticati

Dove eravamo rimasti?

C'è un barlume di speranza, ma la situazione è disperata (ancora!). Cosa può fare Baatar, come può uscirne? La coperta è corta! Prende tempo e studia la situazione. Le spade non piovono dal cielo, il benefattore si farà vivo. Forse no. Ma anche gli avversari muoveranno.. (65%)

Aiuti dalle ombreLa verità era che a parte un paio di colpi e alcune posizioni, il saluto era l’unica cosa che conosceva davvero bene della scherma Gurikàn. D’altra parte nessuno lo sapeva.

Si trattenne a fatica dal caricare a testa bassa. I suoi amici erano in trappola, inermi. Ebbe l’impulso di andare a liberarli, sarebbero bastati alcuni colpi ben assestati. Erano disarmati però, e gli avversari non sarebbero stati a guardare. Fece un respiro profondo e restò in attesa. Gli armati, una decina, si muovevano nella piazza; conosceva le loro posizioni e ne intuì i percorsi, istintivamente. Il guerriero imponente, un mulatto dall’aria crudele, avanzò verso di lui brandendo una grande ascia. Il tipo esile, un elfo stregone, continuava a recitare le sue nenie. Indossava delle pellicce grigie, e sotto i capelli argentati celava intricati tatuaggi. Il vecchio Arif gongolava nelle sue lussuose vesti.

“Mi è stata fatta una generosa offerta dai signori in nero. Se non foste scappati sarebbe stato più facile, anche per voi. Ho dovuto chiamare questi vecchi amici ad aiutarmi…”

Schiavisti, senza dubbio. Tra di loro vi erano alcuni uomini delle carovana. Anche l’elfo non era una sorpresa. Non era infrequente che collaborassero con questi gruppi. Si diceva che alcuni di loro fossero in grado di plasmare a piacere gli elementi naturali, e forse ne avevano avuto prova.

Un rumore, tra il fischio e l’ululato, iniziò a risuonare nel buio. Aumentava di intensità ritmicamente, con una cadenza quasi ipnotica. Tutti inutilmente alzarono lo sguardo. Baatar si affidò al suono, lasciando che gli ultimi pensieri scivolassero in quel vortice. Il segno sulla mano si illuminò di più. Allora agì.

Completando l’ultimo giro due lunghe catene bianche si abbatterono sulla gabbia di rovi. Grazie alla velocità le lame all’estremità, una dritta e una curva, tranciarono di netto alcuni rami creando un passaggio. Intanto il centro della piazza era vuoto.

Il grosso mercenario vide la figura di Baatar dietro di sé. La colpì con un fendente, ma l’ascia andò a vuoto attraversando solo fumo nero. Si girò e ritrovò il ragazzo davanti a lui, sbucato da chissà dove e pronto a colpirlo. Spaventato lo calciò via, scaraventandolo a terra a qualche metro. Baatar si tirò su di scatto, e con elegante gesto fece apparire tra le dita tre pugnali. Sorrise all’uomo, che sbigottito andò a tastare i vuoti foderi alla cintura. Allora furioso caricò. Il ragazzo si voltò e scagliò le tre lame all’indietro, poi sparì di nuovo. Il guerriero rovinò a terra urlando di dolore, con una profonda ferita alla gamba. Baatar ricomparve in piedi sulla sua nuca, schiacciandogli il muso al suolo. Le ombre vorticavano attorno a lui, deformandosi vibranti. Tre armigeri caddero dal palazzo sopra la gabbia, un pugnale per ciascuno.

Il ragazzo si era già lanciato contro l’elfo, che aveva terminato l’incanto: tra le sue mani comparve una sfera di acido ribollente e lesto la scagliò. Baatar non si scostò, ne rallentò. Una piuma nera lanciata da lontano intercettò la sfera, che svanì in un guizzo di luce. Un istante dopo il mago era a terra, colpito dall’affondo.

Il vecchio Arif incrociò gli occhi bianchi e opalescenti e cadde a terra tremante. Baatar gli puntò la lama alla gola. Gli amici erano liberi, e come si aspettava avevano raccolto le armi dei mercenari caduti. Il resto dei nemici era in fuga. Tornò sul vecchio. Esitò, imperscrutabile. Scostò la lama, e cadde a terra privo di sensi. Gli altri corsero subito a soccorrerlo. I graffi inflitti dalle spine grondavano di un liquido nerastro, forse infetti. Intanto si accendevano luci negli edifici vicini, grida e passi giungevano dalle vie. Quel trambusto avrebbe attirato le guardie della città. Maive caricò sulla spalla Baatar, e i ragazzi si guardarono intorno alla ricerca di una via. Dovevano muoversi.

Arif, ormai in un vicolo lontano, non poté scorgere il rosso della figura che lo avvicinò, ma come ultima visione, solo il rosso che sgorgava dalla sua gola.

Cosa fanno i tre? Chi prende la decisione sul da farsi?

  • Sukh nota un carretto fermo sul ciglio di una strada in pendenza... Sicuramente è il modo più veloce per levarsi di torno, però... (31%)
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  • Saran intravede delle scalinate che portano ai tetti degli edifici, gli altri tetti sono molto vicini... (44%)
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  • Maive scorge le luci di una locanda poco distante, forse entrando li, con la confusione... (25%)
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266 Commenti

    • Ti ringrazio molto, non sai quanto mi fa piacere vedere che il mio racconto è ancora letto pur essendo chiuso. E ovviamente mi fa piacere anche sapere che hai apprezzato le descrizioni, a mio avviso fondamentali soprattutto nel fantasy.. certo non è sempre facile conciliarle con il poco spazio!

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