I segni dei Dimenticati

Dove eravamo rimasti?

Cosa fanno i tre? Chi prende la decisione sul da farsi? Saran intravede delle scalinate che portano ai tetti degli edifici, gli altri tetti sono molto vicini... (44%)

Famiglia“Di là!”

Saran fu la prima a muoversi. Entrò nel vicolo e liberò il passaggio per una scala ripida che saliva sul fianco dell’edificio. Convinti dalla sua decisione gli altri la seguirono senza obiezioni. Sukh era un po’ imbronciato, e sospirò rammaricato.
I ragazzi furono presto su, accolti dalla notte di Demaz. La luna si rifletteva sul mare, frastagliata con la spuma delle onde. Le tante stelle tremanti pulsavano, partecipi alla luce. Persino Ehz, la luna rossa, mostrava metà del timido volto. Bagliori danzavano sulle scure pareti rocciose, silenti e misteriosi. Un soffio di vento salmastro, freddo, li riportò alla realtà.
I tetti in quella zona erano vicini e piani, con aperture per la raccolta delle acque. Saltarono agilmente sul più vicino, poi su quello seguente.

“Dobbiamo fermarci.”

Si ripararono dietro un comignolo. Maive poggiò Bataar a terra. Era scosso da brividi e la pelle scottava. Saran si chinò su di lui e ne scoprì le ferite, stracciando le vesti. Prese una delle lame dei mercenari, corta, e con freddezza praticò delle incisioni. Premendo con il piatto della lama fece uscire un po’ del liquido nerastro. Poi le fasciò celermente con la stoffa strappata.

“Ho bisogno di erbe, di più non posso fare.”

Sukh la guardò interrogativamente e le indicò la mano del ragazzo, dove era comparso il segno.

“Sì, è lo stesso. Non so spiegarlo… Ha a che fare con le mie visioni.” Li guardò. “E’ qualcosa che è dentro di noi. Anche voi dovete aver visto o sognato qualcosa…”

Maive distolse lo sguardo. La sensazione che aveva provato alla comparsa del segno, prima con Saran poi con Baatar, era di “familiarità”. Una reminiscenza lontana, una vibrazione inquieta nell’anima. La avvertì ancora.

Era notte. Quella volta a rischiarare c’erano lampi rossi, luce calda di fiamme e torce. Fuggivano. Lei era rimasta indietro, spaesata, quando vide lui. Si trascinava stremato. In braccio portava un bambino, di circa sei anni: aveva lo sguardo fisso e assente ed era avvinghiato al ragazzo, in stato confusionale. Era coperto di sangue, ma non era suo. Lei tentò di prestare soccorso, ma era terrorizzata. Lui cercò di calmarla, e le parlò. La incoraggiò. Le disse che era stata il suo fiore del nord, diverso e bellissimo, che doveva essere fiera delle proprie origini. Le sussurrò le dolci parole scoperte assieme.

Quando tra i singhiozzi gli chiese il perché, lui rispose: “Siete la mia famiglia, tutti.”

Il senso di impotenza.
La mano di lui ad asciugarle le lacrime.
Il calore del sangue sulla guancia, lasciato dalla mano che scivolava esanime.
La propria voce, lontana, che urlava il suo nome: Taishir.

Questa volta c’era dell’altro. C’erano gli inseguitori, portavano torce e lame. Cercavano loro, ragazzi e bambini. La rabbia e il dolore avevano risvegliato qualcosa, e aveva perso il controllo; ora lo ricordava.
La brama di sangue, le urla.
I corpi straziati.
Tutti morti, per mano sua.

Un brivido di terrore la scosse. “La mia famiglia. E se accadesse con loro?”. Questo doveva aver pensato, spaventata da ciò che era. Così aveva represso tutto, sia il potere che il suo ricordo.

“Maive!”
Saran la chiamò. Uomini erano saliti sui tetti vicini, e si avvicinavano minacciosi ai ragazzi. Alcuni avevano la solita tunica scura, altri vestiti comuni, con incisioni e segni sulla pelle. I primi portavano lame arrugginite, gli altri forche e armi improvvisate. Un dardo ne colpì uno, proprio mentre saltava sul loro tetto, facendolo cadere. Saran ricaricò veloce la balestra. Sukh si sporse dal tetto ne ricacciò un altro con un calcio. Erano troppi.

Maive si scosse. Non poteva più nascondersi. Avrebbe protetto la sua famiglia, con tutta se stessa. Afferrò Saran e Sukh e prima che se ne rendessero conto li lanciò dentro l’apertura sul tetto. Fece lo stesso con Baatar. I ragazzi caddero su un mucchio di paglia, in una stalla.

Saran la chiamò, ma non la potevano più vedere. Rimasero a fissare il soffitto trepidanti mentre scendeva il silenzio.

Maive è sola! Come affronterà gli inseguitori? Suggerite nei commenti gli effetti che vedreste bene per il potere!

  • Maive non usa il potere, dovrà e dovranno cavarsela in un altro modo... (14%)
    14
  • Maive usa il potere del segno: sarà qualcosa di subdolo e immateriale, ma comunque letale. (21%)
    21
  • Maive fa ricorso al potere del segno: sarà qualcosa di veramente distruttivo e pericoloso! (64%)
    64
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266 Commenti

    • Ti ringrazio molto, non sai quanto mi fa piacere vedere che il mio racconto è ancora letto pur essendo chiuso. E ovviamente mi fa piacere anche sapere che hai apprezzato le descrizioni, a mio avviso fondamentali soprattutto nel fantasy.. certo non è sempre facile conciliarle con il poco spazio!

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