Il Vertice del Triangolo

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo episodio è il finale de "Il vertice del Triangolo". Cosa succederà? Riccardo ha ancora delle visioni. (60%)

Il RisveglioAdam si alza con palese fatica. Il respiro è ancora difficile, ma sembra più rilassato. Per quanto i suoi occhi siano ancora quelli di una belva, il suo aspetto adesso è molto più umano. Zoppicando compie due passi, si china e raccoglie gli occhiali che durante l’esplosione sono volati via. Ci soffia sopra per ripulirli e se li inforca.
«Questa è una bella merda.» afferma osservando la strage appena compiutasi. Nella sua voce, però, non c’è traccia di pietà. Lo dice come se si fosse rotto il televisore.
«Andiamocene.» aggiunge «Qui non c’è più niente da fare. Entro pochi minuti ci saranno le forze dell’ordine e noi non possiamo permetterci di essere interrogati.»
Nikola acconsente senza dire una parola, solo un cenno del capo. Riccardo prova a rimettersi in piedi, ma un giramento di testa glielo impedisce. Adam, intuendo il problema, lo afferra per un braccio e, come se fosse un bambino, lo solleva e se lo mette sulle spalle.
In un meno di un minuto sono di nuovo sull’auto, diretti verso il laboratorio.

Monica è ancora distesa, in coma. Nikola osserva i parametri vitali dai monitor, sembra rincuorato.
«Le sue condizioni stanno migliorando. Se siamo fortunati potrebbe svegliarsi presto.»
«Ottimo.» risponde Adam «Invece per quanto riguarda te, ragazzo, rimani un enorme punto di domanda.»
«Pensi che io sia sereno, Adam? Pensi che non consideri la mia vita totalmente stravolta? Solo tre giorni fa ero una persona qualunque, ora scopro di avere a che fare con delle specie di cloni… sempre che il clone non sia io.»
«Arriveremo alla risposta, cerca di non preoccuparti troppo.» le parole di Nikola sono l’unico conforto possibile lì dentro.
«Adesso cosa succederà? Per la faccenda Lucius e demoni, dico…»
È Adam a rispondere.
«Potrebbe arrivare un altro Vettore, presto o tardi. L’unica consolazione è che dovrà riprendere con le uccisioni per accumulare sufficiente energia per il passaggio. Quando succederà noi lo scopriremo e lo fermeremo, come abbiamo fatto oggi e come abbiamo fatto tutte le altre volte.»
«Capisco. Quindi, ipoteticamente parlando, se il Vettore acquisisce sufficiente energia come avviene il “passaggio”?»
«È necessario un rituale, o almeno tutti credono che sia necessario.»
«Non capisco.»
«Non importa. Basta con le domande.»
Riccardo prova ad immaginarsi come sarebbe un rituale del genere.

Probabilmente servirebbe del sangue umano, magari dello stesso Vettore. Si taglierebbe con un coltello ricurvo le vene dei polsi e con quel sangue disegnerebbe sul pavimento una grossa stella a cinque punte, per ogni vertice un simbolo dal significato misterioso. Poi, berrebbe da una coppa quello che gli rimane. Si distenderebbe al centro della stella e lì morirebbe.

Esattamente mentre pensa a queste cose Monica ha un sussulto. Il dito indice si contrae, poi si muove il piede, si serrano le palpebre ed infine apre gli occhi.
«Monica! Ti sei svegliata!» dice a voce alta, piena di sollievo.
«Ouch. Cos’è successo? Perché ho tutti questa roba addosso?» chiede lei, mentre cerca di districare una mano dai cavi dei sensori.
Con passi veloci Nikola è al suo fianco.
«Non ricordi? Ti sei chiusa in te stessa dopo aver subito un attacco dal Vettore. Proprio mentre eri nei sogni di Riccardo, per proteggerlo.»
Gli occhi di lei puntano verso sinistra, nel tentativo di ricordare qualcosa.
«Sì, hai ragione. Stavo nel suo sogno, era tutto grigio e triste… quando mi ha sorpreso alle spalle… Oddio, non è possibile!» il suo sguardo punta spaventato verso Riccardo e il suo corpo si ritrae, allontanandosi da lui.
«Stai tranquilla, sappiamo tutto.» fa Nik «Il Vettore è morto, l’abbiamo ucciso. Anche se non sappiamo ancora perché fosse uguale a Riccardo.»
Nella testa del giovane ritorna l’immagine del rituale.
Il corpo morto apre gli occhi.
Un forte dolore lo prende allo stomaco. Quell’idea è troppo vivida per essere solo immaginazione.

«No, non capisci!» Monica è disperata « Erano uguali! Mi hanno attaccata in due: i Vettori erano DUE.»

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