L’apparente evidenza

Dove eravamo rimasti?

Cosa pensa la bella Sasà ora? Finalmente! Non ne può più della routine. Butta l’affascinante sconosciuto giù dal letto. E non in senso metaforico. (86%)

Prezzemolo ogni minestraSasà apre l’armadio di fretta. Urla – Alzati! -. Rovista alla ricerca di una camicia pulita e stirata. Una pila pericolante di biancheria da stirare giace sulla poltrona a fiori. Rassegnata ne estrae una camicia azzurra. Seduta sul bordo del letto cerca di abbottonare i jeans con una mano mentre con l’altra scuote il ragazzo che si limita ad un mugolio sommesso. – Allora, ti muovi? – Sasà si allunga attraverso il letto e con uno sforzo lo spinge fuori. Un tonfo secco.
– Oh, cazzo. Piccola cosa ti prende?
– Piccola? Demente ho il doppio dei tuoi anni. Hai tre minuti.
Il ragazzo si alza dolorante.
– Dai bellezza, ho capito che hai fretta. Mi fai un caffè?
Sasà indossa la fondina sulla camicia azzurra e controlla la sua Glock.
– Non sono un’assistente di volo, “piccolo”. Due minuti.
– Merda. Me ne vado. Dammi il tempo di farmi una doccia.
Sasà fa scorrere il cane della pistola. Sguardo fisso, muscoli pronti a scattare, la sua voce un ringhio basso da animale feroce. – Un minuto.
Il ragazzo sbatte la porta con i jeans sbottonati e il resto dei vestiti in mano. Qualcosa rotola giù per le scale. Sasà scoppia in una risata sentendo le sue imprecazioni.
Le nove e venti. Sasà guarda l’ingorgo su Viale Zara, rinuncia all’auto, sbuffa e si dirige verso la metro.
È attenta ai movimenti degli altri passeggeri. Solo lei e forse qualche scippatore. Tutti gli altri sono immersi in mondi di auricolari nelle orecchie e di giornali gratuiti. Qualcuno ha occhi assenti, persi dietro bollette da pagare, affitti scaduti, forse, amori finiti. Linea gialla fino in Centrale, poi verde fino a Loreto. Sasà emerge da quella umanità sommersa e telefona a Miky – Fra due minuti alla Conca d’oro.
– Caffè e brioche. Miky tu che vuoi?
– Niente. Già fatto. La nostra cliente mi ha svegliato alle sei. Almeno ha avuto la decenza di offrirmi la colazione.
– È per questo che sul sito c’è il tuo numero e non il mio.
Sasà scoppia in una risata, poi ridiventa seria. – Dimmi.
– Eveline Doschenco. Moglie di Bellini, quello del caffè. Sua figlia si è suicidata.
– Mmm, allora?
– La madre non crede che si tratti di suicidio.
– Istinto materno o ha delle prove?
– Ha delle prove. Dice.
– Perché non le ha date alla polizia?
– La polizia ha chiuso il caso come suicidio.
– Miky. questa è la “roba seria”? Non c’è nessun caso.
– Andiamo, ascoltala almeno. Paga bene. Sai che di questi tempi non possiamo permetterci di rifiutare un caso. E poi non ti posso vedere in questo stato. Guardati! Ti farebbe bene.
Sasà accarezza la guancia di Miky con la punta delle dita. Lui inghiotte a vuoto.
– Saliamo -. Sasà è già fuori.
L’agenzia è al terzo piano sopra la Conca d’oro, in Via Monteverdi. Dietro Corso Buenos Aires, centro dello shopping cittadino. Sulla porta campeggia una targa in ottone. Sasà avrebbe voluto una porta a vetri con la scritta in trasparenza, come nei telefilm americani. Ma Milano non è New York.
Sasà compone il numero diretto del viceispettore di polizia Giuseppe Belmonte. Peppino. La nonna lo chiamava pitrusìno ògni minèstra. Fin da piccolo, proprio come il prezzemolo, lo trovavi dappertutto. Sapeva tutto di tutti. E soprattutto sapeva farsi volere bene. Una fonte inesauribile di informazioni per Sasà, da quando è stato trasferito a Milano.
– Pronto. Peppino.
– Oh Sasà. Bèddra mìa. Cùmu stài.
– Bene. Peppì e tu? E màmmata?
– S’è ricòta ad Aièllu. Sa’ cum’è: dùe fìmmine dìntra nà càsa. Cù muglièrma nùn vànnu d’accòrdu.
– Peppì. Sei in viva voce. C’è pure Michele.
– Ciao, Michele. Ditemi tutto, che vi serve?
¬– Informazioni sul caso Bellini.
– Ti richiamo.
Sasà accende il Pc mentre Michele osserva i clienti della Conca d’oro dalla finestra. Dopo dieci minuti il telefono squilla.
– Ludovica Bellini. Diciassette anni. Nessun segno di violenza a parte un leggero graffio sul polso. L’autopsia ha rilevato 400 ng/ml di cocaina nel sangue. Evidente suicidio.
– Grazie Peppì. A buon rendere.
Sasà infila il giubbotto di pelle nera sulla camicia azzurra. –Sentiamo la madre.

Quali saranno le prove fornite dalla madre di Ludovica? Riguarderanno:

  • Un mazzo di chiavi (36%)
    36
  • Una statuina antica (18%)
    18
  • Un vaso blu (45%)
    45
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