L’apparente evidenza

Dove eravamo rimasti?

Sasà continua l’interrogatorio, ma non può fare a meno di notare lo strano atteggiamento del Richard Gere brianzolo. Nasconde qualcosa. Come farà a scoprirlo? Sasà tenterà un approccio facendogli credere di essere interessata più a lui che al caso. (60%)

Fiori di cartaDottoressa Stellato, se abbiamo finito io avrei una riunione. ̶ Riccardo Bellini si alza. Visibilmente provato, si asciuga il sudore con un grande fazzoletto bianco e blu.
Sasà sfodera un sorriso e lo stesso sguardo di una gatta che ha visto sporgere la coda del topo.
̶ Signor Malnati, le dispiace accompagnarmi all’uscita?
̶ Lei conosceva bene Ludovica?
̶ Certo. Io le ero molto affezionato. Come un fratello intendo.
̶ O come un padre, anche se certo a guardarla potrebbe essere un fratello maggiore.- sorride Sasà arrotolando una lunga ciocca di capelli – Potrei avere bisogno di parlarle ancora. Magari potremmo bere qualcosa una di queste sere?
̶ Con vero piacere. Cioè, se posso essere di aiuto, viste le circostanze.
Sasà sale in auto con il viso accigliato. Non ama guidare. I clacson e il rumore dei motori della coda serale in tangenziale. Tutto le impedisce di concentrarsi. Il comportamento dei due uomini non torna. Forse Bellini è solo stravolto dal dolore, ma quel Malnati. Scuote la testa. Cerca il cellulare in borsa.
̶ Pronto Ray, ho bisogno di te.
̶ Ricevuto piccola, chi dobbiamo hackerare?
̶ Devi trovare tutto quello che ha messo in rete una ragazzina morta. Ludovica Bellini. Guarda che la polizia non ha trovato nulla di interessante sul suo profilo facebook.
̶ A volte non mi trovo neanche l’uccello quando piscio, dolcezza. Ma dalla rete posso intercettare un pidocchio sul culo di un elefante.
̶ Minchia Ray, se perdi una trentina di chili magari lo trovi l’uccello. Ti lascio così cerco un parcheggio, non so perché ho deciso di abitare in questo puttanaio di viale Zara.
̶ Ti chiamo appena ho qualcosa, poi magari mi aiuti anche a cercarlo. L’uccello intendo. -Sghignazza Ray
Quando venti minuti dopo apre la porta del suo appartamento, il primo impulso di Sasà è quello di richiudere e andarsene in qualche bar. Vestiti e scarpe giacciono in mucchi sparsi, il tavolo sparisce sotto montagne di cartoni vuoti della pizza e di scatole del take away cinese. Nella sua testa risuona la voce della nonna “Sasà bell’ì nonna, cà c’è nù munnizzàro”. Una discarica. Pericolosamente simile all’appartamento di Ray, fatta eccezione per l’odore. Ha avuto il buon senso di lasciare la finestra aperta. L’habitat è ideale per una colonia di pinguini, ma almeno l’aria è respirabile. Sospira, butta il giubbotto di pelle sulla poltrona a fiori accanto al letto e inizia a raccogliere scarpe e vestiti in un mucchio pericolante sulla lavatrice. Scatole e cartoni finiscono in un sacco nero.
Da quando ha lasciato Mario è così: basta con la casa sempre in ordine, basta con il frigo pieno di qualsiasi cosa, basta inventare ricette appetitose. La più classica delle storie. Lui sposato. Per la prima volta Sasà si è lasciata andare fino in fondo con un uomo. Ha ceduto perfino al suo desiderio di paternità. Per un anno hanno provato ad avere un figlio e ogni mese lei non sapeva se essere dispiaciuta o sollevata all’arrivo del ciclo mestruale. Ma dopo due anni è chiaro che Mario non ha nessuna voglia di lasciare sua moglie. Che le minacce di suicidio della moglie e i problemi economici dell’azienda sono solo scuse.
Da bambina la nonna le aveva raccontato che i fiori delle bouganvillee arrampicate su ogni muro ad Aiello calabro, li faceva mastro Mimmo il costruttore di aquiloni e che usava la stessa carta colorata degli aquiloni: rosa, fucsia, arancio. A quasi quarant’anni lei ha creduto di nuovo a qualcuno che le ha detto che i fiori sono fatti di carta. Mario le ha dato solo questo: un amore fatto di carta.
Sasà guarda la porta. Pensa che una grappa barrique al bancone dello Shangai potrebbe riempire quel vuoto che sente nello stomaco, sciogliere il freddo che sente lungo la schiena. Solleva il giubbotto dalla poltrona. Pensa che potrebbe anche trovare compagnia per quella notte. Poi con rabbia scaglia il giubbotto sul pavimento. Altre mani, altri occhi, un’altra pelle sono solo l’illusione di far prendere il vento a un aquilone strappato.

Lo squillo del telefono distoglie Sasà dai suoi pensieri: chi è?

  • Michele (23%)
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  • Malnati (38%)
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  • Ray (38%)
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