L’apparente evidenza

Cammina con i tuoi piediL’odore di menta e alcol ristagna nella penombra. Il rumore ovattato dei clacson impazienti si insinua negli interstizi degli infissi. La luce fredda di un venerdì di marzo penetra attraverso le serrande semiaperte. Geometrie di luce azzurra si disegnano sui jeans appallottolati sul tappeto rosso. A Sasà non è mai piaciuto il buio.
La voce della nonna echeggia negli ultimi secondi di un sogno familiare – Rosaria, rosà bell’ ì nonna àzati fà ‘mprèssa -. Il profumo di polpette dalla cucina, il sole di Aiello Calabro, il ruggito delle onde sugli scogli si attardano sotto la coltre densa della sbronza.
Sasà si allunga sotto il piumino, apre e chiude ritmicamente le mani e il sangue riprende a scorrere normalmente. Un pulsare doloroso alla tempia sinistra la riporta alla realtà. Bilocale al settimo piano senza ascensore, viale Zara, Milano. Un respiro pesante alla sua destra.
La lama di luce che filtra dalla porta del bagno la ferisce. In bocca segatura. Si solleva sui gomiti a fatica e osserva il ragazzo che dorme a pancia in giù sul suo letto. Avrà 25 anni, non di più. Segue il profilo dei bicipiti poi la linea del trapezio che disegna la nuca sotto i capelli neri. I biondi non l’hanno mai attratta. Il nome, il nome le sfugge. Sprazzi della conversazione al bancone dello Shangai si materializzano.
– Ciao, che fa una bella donna come te da sola?
– Ragazzino gira che non è aria. Potrei essere tua madre.
Come e quando abbiano percorso il tragitto fra il bar di via Sammartini e il suo letto le sfugge del tutto. Ma le è rimasto impresso sulla pelle il calore della sua lingua e delle sue mani. Si stira soddisfatta come una gatta che ha dormito al sole. Salta giù di colpo, scansa macerie di abiti e scarpe con grazia felina e affronta l’acqua bollente della doccia. I lunghi capelli castani aderiscono alla schiena bagnata. Prova invano a sostituire il sapore di segatura con quello di menta del collutorio. Pensa che ha dimenticato ancora di comprare il caffè.
Si guarda nello specchio appannato sopra il lavello. Dimostra dieci anni di meno dei suoi quaranta. Cerca di ricostruire i fatti della sera prima. Ha chiuso presto l’agenzia, alle sei del pomeriggio era già a casa. Non c’è molto da fare ultimamente a parte pedinare mariti infedeli. Dopo tutto quello che ha dovuto affrontare negli ultimi dieci anni per mettere in piedi un’agenzia investigativa. Una donna, calabrese per di più, a Milano.
L’ha sognato fin da ragazzina quando a quindici anni guardava Mai dire sì e Laura Holt le sembrava meglio di qualsiasi rockstar. Laurea in giurisprudenza, sei anni di lavoro non retribuito con l’agenzia Brutia Investigazioni a cercare di scoprire truffe assicurative. La morte della nonna.
Gran donna, le aveva lasciato quanto basta per aprire una sua agenzia. – Sasà nun pèrda tièmpu cu ‘stì curnùti. Camìna cùri pèdi tùa.
Cammina con i tuoi piedi. E così ha fatto Sasà. Si è trasferita a Milano, ha conosciuto Michele. Ha aperto la Holt Investigation. Un colpo di fortuna, un vecchio amico del padre di Michele. Il primo caso importante, spionaggio industriale. Poi il passaparola e il lavoro non è mancato.
Infila la vestaglia di seta nera. Passa il lucido sulle labbra piene. Essere una bella donna aiuta in un lavoro in cui sei circondata da uomini.
Intravede il riflesso blu elettrico della sveglia dalla porta semiaperta. Le nove passate.
Michele sarà già in agenzia. Il collaboratore perfetto. Trattare con i clienti richiede diplomazia e pazienza. Non esattamente le doti di Sasà.
Michele, l’amico perfetto. Sasà osserva la scena al di là della porta del bagno: uno sconosciuto nel suo letto.
Una vibrazione sul tavolino di vetro accanto al letto interrompe il flusso dei suoi pensieri.
– Miky, che cazzo vuoi a quest’ora?
– Buongiorno principessa. Vedo che hai dormito bene.
– Allora?
– Abbiamo un caso. Una donna, paga bene.
– Ha perso il gatto o devo eccitarmi fotografando il marito che scopa con una bionda?
– Roba seria stavolta. Muoviti.

Cosa pensa la bella Sasà ora?

  • Non ha nessuna voglia di andare in agenzia, ha ancora i postumi della sbronza. Che se la sbrighi Michele! (0%)
    0
  • E’ presto! Può ancora giocare un po’ con il bel moro che è nel suo letto. (14%)
    14
  • Finalmente! Non ne può più della routine. Butta l’affascinante sconosciuto giù dal letto. E non in senso metaforico. (86%)
    86
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145 Commenti

  • “‘na cosa fitusa ” è fantastico 🙂 sono per l’occhio nero (più danni possibili) anche se il moito nei pantaloni è più “simpatico”. Bella puntata, puoi chiedere a quelli di The Incipit di farti corsivizzare i frammenti di diario, bisogna usare il codice html:
    testo in corsivo

  • Cara Daniela, ho apprezzato molto questa puntata. I riferimenti minchiologici colorano bene l’atmosfera 🙂 A parte, gli scherzi mi è piaciut molto 🙂
    Da quando ho inviato il romanzetto, come sai , non faccio che riflettere sui confini tra la finzione e la verità.

    Un bacio

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