Le 3 di mattina di un mercoledì

Homeward bound
Every stranger’s face I see
Reminds me that I long to be
Homeward bound
(Simon & Garfunkel, Homeward bound)

Lila scappava dalla città.
Il treno andava a Parigi ma la meta di Lila era ancora ignota; era partita da casa con l’unico scopo di farvi ritorno, ma per tornare doveva prima andare via lontano. Doveva andarsene, non poteva fermarsi finché non avesse trovato la persona a cui doveva consegnare la busta che si portava dietro, nascosta sul fondo dello zaino da montagna. Una busta gonfia e coperta da spire di nastro adesivo trasparente a formare uno strato così spesso da rendere impossibile vedere cosa ci fosse dentro.
Non c’era destinatario né mittente. Ma andava consegnata.

Sedeva in un posto diverso da quello che le era stato assegnato, perché il suo era occupato dai piedi nudi di un uomo che dormiva: nei sette posti che poteva vedere da dov’era seduta c’erano sette persone addormentate. Tutti uomini d’età indefinibile, dormivano ognuno in una posizione diversa, talvolta sfiorandosi il russare in sincronia.
Il treno correva veloce tra muri scrostati e lattine gettate accanto ai binari come gusci vuoti. Ogni tanto dal finestrino si vedevano campi desolati, e Lila immaginava fosse lì che andavano a finire gli oggetti che si smarrivano, i pensieri che si dimenticavano, le persone che non si vedevano più. Si viaggiava veloci, superando alcune stazioni ignorate, i cui nomi sui cartelli sfumavano subito nel paesaggio. I prati verdi come resti di un mondo ancora vivo e vasto, da scoprire; l’azzurro uniforme del cielo rotto da steccati, piccole chiese, casali con le banderuole sul tetto.
La ragazza che lavorava al bar ascoltava la radio e parlava al telefono delle sue pene d’amore, ma tutto sembrò tacere quando il treno si fermò per la prima volta dopo il confine: silenzio assordante. Per una meravigliosa sincronia, per una congiuntura perfetta nei movimenti del mondo, i sette dormienti assunsero tutti precisamente la stessa posizione: braccia aperte e mani in grembo, gambe larghe, capo inclinato verso la spalla destra. Bocca leggermente aperta. Sincronia, e un sapore di ruggine sulla lingua.
Scese dal treno in un paese sconosciuto ma dal nome morbido. Si perse nelle stradine, si sedette in un giardinetto, davanti ad una fontana intorno alla quale alcuni ragazzini correvano sui pattini. Soffiava un vento leggero ma gelido. Stringendosi nella giacca frugò nello zaino fino a tirare fuori la busta: la guardò a lungo, rigirandola tra le mani, chiedendosi se fosse il caso di aprirla. La persona che gliel’aveva data non aveva espressamente detto di non aprirla, ma il modo in cui era stata sigillata lasciava intendere che il suo contenuto non dovesse essere visto se non dal destinatario.
Su chi fosse il destinatario, Lila non aveva chiare indicazioni né idee. Ma sapeva che l’avrebbe trovato, lasciandosi portare, e che una volta consegnata la busta non sarebbe più stato impossibile tornare a casa.
Bastava seguire i segni.
Riprese a camminare e per un po’ si perse tra moderne strade trafficate e viuzze più antiche, fiancheggiate di palazzi di legno in cui si aprivano piccole librerie, caffè, negozi di barbiere. Attraversò quella che probabilmente era la piazza centrale dove innumerevoli ristoranti e bar estendevano i loro tavoli sul pavimento lastricato, tra il vociare dei turisti e dei bambini che giocavano sotto il sole.
In quella cittadina distante dal mare si sentiva disorientata, senza punti di riferimento. Ma d’altronde ultimamente le capitava spesso di non sapersi orientare, ovunque si trovasse.
Si sedette ad uno dei tavoli in mezzo alla piazza, poco distante dalla fontana centrale, e ordinò una salade biquette e un quartino di Côtes du Rhône.
-Vous n’attendez pas un bel inconnu?- chiese il cameriere quando lei gli fece cenno di portare via il secondo coperto. Lila rise e tirò di nuovo fuori la busta, chiedendosi quali fossero i “segni” a cui avrebbe dovuto fare attenzione.

In quel momento, ovviamente, uno dei suddetti "segni" si mostrò a lei. Quale di questi?

  • Un uomo piuttosto anziano, vestito di tutto punto, si lasciò cadere sulla sedia libera al suo tavolo, senza dire niente. Lila per un istante lo guardò stranita, c'era qualcosa di familiare nei suoi o (53%)
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  • Un ragazzo seduto sul bordo della fontana tirò fuori la chitarra e cominciò a suonare. Lila, riconoscendo la canzone, non poté fare altro che andare verso di lui... (41%)
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  • Squillò il cellulare che aveva nella tasca della giacca: era un numero che non aveva mai visto, con un prefisso straniero. Rispose… (6%)
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182 Commenti

  • Sempre delicato e toccante 🙂
    Anche io sono molto curioso di leggere la versione estesa, nel frattempo complimenti. Mi ha fatto piacere averti seguito dall’inizio della tua avventura qui, spero che avremo modo di incrociare le nostre strade professionali (o pseudo tali), ancora in futuro! Ma questo lo dovresti già sapere 😀

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