Un giorno qualunqueFrancesca esce di corsa dall’appartamento. Si maledice per aver accettato l’invito di quegli sciroccati. Un cocktail e via. Un corno. Gli amici di Roxana, la sua presunta migliore amica, volevano di più. Con Roxana e con quell’altra probabilmente ci erano riusciti. Con lei no.
Ha respinto le avances di un bellimbusto di nome Massimo. O forse era Michele. Chissenefrega.
Non è il momento di storie da una botta e via.
Ha comunque fatto tardi e adesso è in ritardo alla lezione di Analisi I.
Chiama l’ascensore. Approfitta del tempo che quella ferraglia impiega per raggiungere il quarto piano per controllare nello zaino se ha messo tutto ciò che le serve per la giornata universitaria.
L’ascensore si ferma con un cigolio.
Ma Francesca non può entrare.
Un uomo in giacca e cravatta è riverso sul pavimento della cabina. La camicia è inzuppata di sangue.
Francesca urla. È talmente scioccata da quello che ha visto da non notare che dalla tasca destra della giacca del morto spunta un cartoncino con una lettera dell’alfabeto.
Aurelia Zangrandi chiude la porta sbattendola. Un’altra litigata di primo mattino con suo marito. Pezzo di merda.
E’ in ritardo. In forte ritardo.
Un minuto per scendere le scale a piedi.
Un minuto per attraversare il cortile interno e raggiungere il portone esterno.
Trenta secondi per sedersi sulla sua Mini Morris.
Un tempo indefinibile per andare dal Naviglio Grande a San Babila e raggiungere lo studio.
Sotto la volta dell’androne si volta per vedere se il portiere è al suo posto. Rallenta il passo.
Quando riprende la direzione e lo sguardo davanti a sé, sente che qualcosa non quadra.
Le sembra di vedere volteggiare una carta su di lei.
Poi il nulla.
Franchi entra facendo sbattere la porta contro la parete.
“Che succede?”
L’ispettrice Simona Calabria alza appena gli occhi dal fascicolo che sta leggendo.
“Abbiamo già un incarico? Hai sentito qualcuno?”
Si accende una sigaretta.
“Te lo devo ricordare io che non si può fumare? Mi dai fastidio!”
“Sentito niente?”
“No.”
La donna si alza e guarda fuori dalla finestra. Sotto, in via Fatebenefratelli, il traffico disegna un serpente che si muove a scatti.
“Pensi che questo casino verrà assegnato a me?”
“Bé, non te la voglio tirare, ma non immagino qualcuno più adatto di te, mia cara.”
“Fottiti Franchi. Smettila di provarci sempre.”
Marco Brandi e sua moglie si sono da poco seduti a tavola.
“Oggi pomeriggio devo andare dal commercialista. Non posso accettare le condizioni della banca per quel finanziamento. Maiali!”
“E allora? Cosa vuoi fare?”
“Deve andarci lui a parlare. Lo paghiamo anche per questo no? Per andare a rompere i coglioni al posto nostro…”
Suona il campanello.
Si guardano.
“Aspettavi qualcuno?”
Una mosca sta volando da una stanza all’altra. Appena avverte l’odore della morte, raggiunge in fretta i corpi ancora caldi. Marco Brandi e sua moglie sono sul pavimento. Un buco in fronte li unisce per l’eternità. Sui loro cadaveri, una per ciascuno, lettere dell’alfabeto su cartoncino.
Simona Calabria aggredisce a passo spedito il corridoio. Il tacco sei crea rimbombo battendo sul pavimento. Entra da Franchi. Lui si gira sulla poltrona e liquida con lo sguardo l’agente che ha di fronte.
Calabria aspetta che l’uomo esca.
“Franchi, qualunque cosa tu stia facendo, lasciala perdere.”
“Devo dedurre che abbiamo un problema?”
“Non ne abbiamo uno. Ne abbiamo quattro.”
Cosa fanno Calabria e Franchi?
- Iniziano a interrogare chi ha trovato i cadaveri (44%)
- Si concentrano sulle lettere dell’alfabeto lasciate sui cadaveri (50%)
- Cominciano a formulare ipotesi sui delitti (6%)

31/05/2013 at 11:03
Davvero un bel racconto, un giallo a tutti gli effetti! Ben impostato, lineare e avvincente dall’inizio alla fine. Sono contento di leggere che tornerai con un nuovo racconto e che di questo ne vedremo una versione “extended”
01/06/2013 at 16:25
Grazie tante anche a te, sono abbastanza contento del risultato in effetti. A presto con il nuovo racconto!