La damigella d’oltremare

Il matrimonio“La sposa deve farsi aspettare, è la tradizione!”, mi dice mia sorella Silvia, avvolta nel suo elegantissimo abito griffato, non immagino quanto l’abbia pagato quel povero martire di mio cognato; “Ma non dovrebbe superare i dieci minuti, per bonton.”, e siamo già ai venti, e io qui con questo mazzo di rose bianche, credo che mi si appassiranno in mano Sofia non si sbriga ad arrivare. “Ti immagini che caos ci sarà a casa della futura signora Merani? Con tutti i parenti e gli amici che vogliono farsi le foto con la sposa prima del matrimonio? Stefano sta tranquillo, é tutto normale.”, sarà, ma il tempo passa e non arriva nessuno, e non ci sono neanche quei movimenti preparatori all’arrivo della sposa, tipo fotografo, zie vecchie, amiche supertirate. Intanto altri invitati arrivano in chiesa elegantissimi e mi vengono a salutare, tante pacche sulle spalle e frasi simpatiche molto di circostanza, non farlo, ti stai condannando, c’è ancora tempo, e altre di questo tenore; è pieno di cellulari che fanno click e pubblicano su bacheche di social network, ogni istante si duplica e duplica in modo virale tra “mi piace” e “condividi”, e dal portone della chiesa nulla. Fa caldo in questo giugno, è il primo giorno d’estate ma la città è già rovente, e la camicia con il collo così stretto di certo non aiuta, sudo che neanche correndo la maratona, fuori dalla chiesa l’aria è ferma e non si sentono rumori di auto, solo rondini avanti e indietro a portare cibo ai loro cuccioli; in chiesa è tutto uno sbattere ventagli e foglietti con i nostri nomi scritti sopra, stampati per l’occasione, come se a qualcuno interessasse davvero la cerimonia religiosa. “Come sono emozionata, come sono emozionata, il primo figlio maschio che si sposa, come sono emozionata!”, mia madre continua a riperlo a tutti quelli che vengono a salutarmi, e questo ritardo della sposa sembra che interessi solo me, lei guarda solo l’abbigliamento e i cappellini delle altre signore, sentendosi più elegante di loro. Gli amici più stretti mi rivolgono gestacci riferendosi al mio addio al celibato dell’ altro giorno, tutte le fesserie fatte e le birre bevute e le cretinate dette e le ex chiamate, il mal di testa passato dopo due giorni. “Non preoccuparti che poi sull’aereo avete un sacco di tempo per parlare e vi raccontere questi istanti di attesa. Quante ore sono fino a Sydney?”, Silvia le sta provando tutte per farmi stare tranquillo, ma sono già le cinque e cinque, il matrimonio alle quattro e mezza, e della sposa nessuna notizia. “Prova a fare uno squillo a sua cugina, vediamo se ti dice qualcosa. Cazzo sono quaranta minuti di ritardo!”, sono in un bagno di sudore, ormai, e sto perdendo il mio lato razionale. La cugina non risponde, ovviamente, chissà in quale microborsa sarà il cellulare, e il prete si spazientisce e guarda l’orologio e poi lo riguarda dopo un minuto e di nuovo dopo trenta secondi. A piccoli passi su scarpe altissime arriva Roberta, l’amica d’infanzia e damigella di Sofia, guarda il pavimento come se dovesse evitare burroni e altri ostacoli, mette i piedi in una linea perfetta, e con quella faccia non porta di certo buone notizie…

Cosa è successo alla sposa?

  • È morta (7%)
    7
  • È sparita (80%)
    80
  • Non vuole più sposarsi (13%)
    13
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164 Commenti

  • Decisamente mi ha stupito favorevolmente..è la classica situazione in cui uno non può manco incazz.. con l’altro perchè è una battaglia persa in partenza..
    Senti mio marito vorrebbe sapere del “collegamento”…
    Cmq. bravissimo..questo racconto secondo me è anche più bello del primo!!!

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