La damigella d’oltremare

Dove eravamo rimasti?

Alle 8.00 suona la sveglia, cosa decide Stefano? Va all'appuntamento, come previsto (47%)

Destino, un passo alla voltaIl biglietto che trovammo a casa sua mi brucia nella tasca, vorrei prenderla a schiaffi, vorrei dirle grazie di avermi fatto incontrare Roberta, vorrei gridarle puttanaputtanaputtana, vorrei dirle che ci sono stati dei momenti bellissimi, che non avremo mai dei figli insieme, che non avrei mai potuto vivere senza Roberta.
Vorrei dirle tutto questo, e non le dico niente.
Sono le 10, ma la piazza è ancora all’ombra. Vederla là, seduta al tavolino di un bar che aspetta, mi svuota di tutta la rabbia e la frustrazione accumulata in questi giorni, non la odio, ma non sono sereno.
“Ciao.”, mi siedo, la guardo dritta negli occhi, dietro gli occhiali da sole,
“Ehi, ciao!”, non sa se alzarsi o baciarmi, resta seduta, mi guarda,
“Non so da dove cominciare…”
“Prova a iniziare da quando mi hai messo le corna, da quello che ti ha regalato i fiori che ho trovato a casa tua, inizia dal biglietto.”, sento montarmi una rabbia da uomo delle caverne a cui è stato invaso il territorio, rubato il cibo,
“Quindi lo hai trovato. So che suona banale, ma non è come pensi.”, e di certo è convinta di quello che dice, merita l’oscar.
“Esatto, suona banale. Anche perchè è una cazzata! Eccolo qui il biglietto. Se non è una prova questo!”, sto alzando la voce, cerco di calmarmi, “Ci sono le iniziali tue e sue, ma il significato è chiarissimo, significa che ti sei fatta sbattere il 21 giugno di tre anni fa, questo è tutto.”.
Sofia resta calma, respira profondo, inizia a parlare:
“È vero, ti ho tradito. E si, il 21 giugno. Quello che non sai è con chi ti ho tradito, e perchè non è stato un vero tradimento.”, mi guarda dritto negli occhi, come se fosse stato inevitabile andare con un altro,
“Ma che cazzo mi stai raccontando?”
“Tre anni fa esatti io venni a Palermo per un corso d’aggiornamento di una settimana, in albergo conobbi una ragazza che doveva fare lo stesso corso, quindi frequentammo tutte le lezioni insieme, te ne parlai anche, al telefono, in quei giorni. Alla festa di chiusura corso, c’erano due ragazzi che facevano i simpatici con noi due, ma non volevamo stare con loro, men che meno andarci a letto, quindi prendemmo una bottiglia di rum e ce ne andammo in giro per la città, tutta la notte, bevendo, cantando, ridendo. Tornate in hotel, prendemmo l’ascensore e smettemmo di ridere nello stesso istante, ci guardammo negli occhi, cominciai a baciarla furiosamente, con tutta me stessa. E lei lo stesso. Poi andammo in camera sua, facemmo l’amore tutta la notte, un trasporto che non avevo mai sentito, nè con te, nè con nessun altro uomo, e che da allora non ho più provato.”, pausa, “Quello che ti sto dicendo è che i fiori me li ha mandati Diana.”.
Non riesco più a parlare, tutto ciò che avevo pensato, tutte le immagini sessuali di maschi che la scopavano, sono svanite, e mi sento vuoto. L’unica cosa che riesco a dire è:
“E ora l’hai rivista?”
“Si, e abbiamo deciso di non far passare altro tempo separate. È questo che volevo dirti. Mi dispiace di non aver avuto il coraggio di dirtelo prima del matrimonio, non volevo distruggere il tuo sogno di avere famiglia, pensavo di dimenticarla, ma Diana ce l’ho sotto la pelle, nel sangue, e quando mi sono vista, tra venti anni, moglie e madre e senza lei, mi sono sentita persa.”
“Non dispiacerti per me. È vero, non vederti arrivare in chiesa è stato traumatico, ma il destino agisce per vie spesso oscure, e cercando te ho trovato il vero amore: Roberta.”, sgrana gli occhi,
“Roberta la mia damigella?”
“Lei. E senza il tuo abbandono neanche io sarei stato felice. Quindi sono qui a ringraziarti.”, è ancora più stupita, ma mi abbraccia e scoppia in lacrime, chissà quante ne ha represse rimuginando sulla sua decisione, quanto deve aver sofferto,
“Adesso è qui in hotel che mi aspetta, quindi ti saluto e torno da lei.”, ci separiamo dall’abbraccio e mi rendo conto di volerle davvero bene. Mi guarda negli occhi, mi guarda nell’anima:
“Sii felice, conta solo quello.”, mentre il sole spunta dalle guglie della chiesa.

Fine

Categorie

Lascia un commento

164 Commenti

  • Decisamente mi ha stupito favorevolmente..è la classica situazione in cui uno non può manco incazz.. con l’altro perchè è una battaglia persa in partenza..
    Senti mio marito vorrebbe sapere del “collegamento”…
    Cmq. bravissimo..questo racconto secondo me è anche più bello del primo!!!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi