PLACENTA

Dove eravamo rimasti?

Ora Owens proverà a convincere Arnaldo a passare dalla parte dei ribelli. Un bel discorso, accorato. Cosa deciderà il Meslara? Ascolterà e al momento buono attaccherà gli intrusi per ucciderli. (33%)

Il risveglio sarà di sudor madido.Carlos Santabarbara, non più Merendero, ma fiero combattente, capo dei ribelli, falange degli umani contro la macchina prevaricatrice, non è uno che si faccia disarmare dal proprio cosiddetto alleato senza che egli abbia poi a pentirsene. Tanto più che quei quattro spudorati, suoi cosiddetti sottoposti, non hanno battuto ciglio.
Tende i muscoli, Carlos.

Intanto Arnaldo Meslara è all’empasse. Non le parole accorate, non la ragionevole possibilità di successo, non il peso della colpa di migliaia di vite stroncate: è il barluccichìo negli occhi di Owens, negli occhi dei compari suoi.
Quegli uomini hanno bisogno di lui, più di Beckenbauer, più del Progetto Placenta.
Arnaldo tituba.
Non è a uno scellerato progetto di conquista del mondo che sente di dover la propria fedeltà.
Alla squadra che perde.
A quelli che senza il suo aiuto mollerebbero la corda.
Apre la bocca, e le sue parole saranno: -Sono dei vostri.

Un pugno alla milza boccheggia uno dei ribelli, cade la sua pistola, ratto il Santabarbara la coglie, mentre col tallone ne sbilancia un altro e con l’altra mano devia la canna del fucile di un terzo. Il resto è un misto di calcolo e fortuna:
calcolo, perché il quarto ribelle non disarmato (Carlos lo ben sa) è quello a lui più fedele, e lì per lì il suo cuore non può permettergli una lesta reazione;
fortuna, perché (Carlos non può saperlo) Timothy Owens non deve la propria forza a una rarissima variante di parto, quanto al fatto di essere andato a dormire, ogni notte dall’età di otto anni, nelle posizioni di allenamento di Cefalia: ciò comporta che le reazioni dell’Owens, per quanto repentine, richiedano un livello di concentrazione superiore ai nati di variante, e l’accorato discorso appena concluso non lo ha certo messo in disposizione da combattimento.
Ne consegue che quando Santabarbara sparò ad Arnaldo col fucile testé recuperato il Meslara schivò il colpo, subendo solo una ferita di striscio, mentre Owens, colto alla sprovvista, fatalmente si distrasse.
L’improvvisa colluttazione impedisce ad Arnaldo di pronunciare le parole “Sono dei vostri”, il dolore al fianco e l’occasione lo riportano all’abitudine di un ruolo consolidato in molti anni di battaglie. Tali sono gli sconvolgimenti d’un attimo.
Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente. Forse l’ISS sarebbe caduto ben prima, forse chissà.
Ciò che sappiamo è che Arnaldo colse l’occasione e colpì il distratto Owens col proprio getto di placenta, che aveva il potere di trasformare in silicio quanto arrivava in suo contatto. Ciò fu il destino del braccio di Owens, che parò l’attacco e, convinto com’era di aver ormai persuaso il Meslara, procedette a una rammaricata controffensiva. La scontro che ne seguì vide il Meslara fronteggiare un Owens ferito e due tizi confusi, armati di fucile. Il terzo ribelle era impegnato a boccheggiare sul pavimento, il quarto guardò Santabarbara cogliere l’occasione per sgattaiolare nella stanza adiacente.
Lo seguì e poté osservarlo mentre lanciava una, due, cinque bombe a mano dentro il mastodontico Robot Magenta, aperto e inerte, e fece appena a tempo a saltare dalla finestra assieme a lui.
Di là Owens e i tre ribelli, persino quello a terra, erano ormai statue di silicio. L’ultima immagine che gli occhi di Arnaldo Meslara videro in questa vita fu la finestra infranta, ancora gocciolante schegge di vetro. Poi fu l’esplosione.

La caduta di sei piani, attutita da diverse bandiere, cui si appesero, strappandole, e da un provvidenziale telone del dehor di un ristorante, provocò a Carlos Santabarbara e al ribelle superstite un numero di fratture che non vale la pena di enumerare. Non tolse però loro il piacere di osservare la prestigiosa palazzina liberty esplodere in mille pezzi (Come faceva il rifugio del Robot Magenta a essere nel pieno centro di Hong Kong? Da dove diavolo usciva?).

Così finisce la triste storia di Arnaldo Meslara, nato di sbieco, vissuto senza sorriso, morto in una grossa esplosione.

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55 Commenti

  • A quanto pare ho sbragato con la lunghezza della domanda e di una delle tre scelte. Qui il legittimo prosieguo dell’una e dell’altra:

    “sato per avere un ruolo fondamentale nella conclusione della sua tragica storia. Chi?”

    “i pelle di cobra albino, converse sdrucite appartenute al fratellino morto, galero in pelle scamosciata, Rolex Gmt-Master II, intimo Jack & James.”

  • Beh il tizio che aveva il montgomery e ora il cardigan per forza, Arnaldo si merita di spaccargli il deretano. E poi vado per il vecchio ticchioso, non so perché ma l’ho immaginato come carlo azeglio ciampi e il buon ex (indimenticato) presidente mi è sempre stato simpatico.

  • Sono lieto di annunciarvi che andrò in vacanza, quindi avrete un po’ più tempo del solito per prendere questa sofferta decisione.

    E intanto apro anche la corsa al Progetto Placenta: chi volete che passi? Scrivetelo nei vostri commenti! Per vostra comodità, riassumo gli otto stereotipici candidati (Arnaldo non è in vostro potere. a parte che potete decidere la sorte del suo combattimento, quindi in pratica anche lui è in vostro potere, ma non potete votarlo, ecco.)
    Myn-Kyung eccetera, bimbo asiatico
    la carissima Allaltira Sazzebaudo (che se vince probabilmente passa comunque)
    la cicciona francese
    il vecchio ticchioso
    il tappo nero palestrato
    il frangettone
    l’ex tizio col montgomery
    il brasiliano

    So che sono tutti molto fighi, ma non più di due preferenze, grazie.

  • Spero che Arnaldo muoia e che la storia si concentri sul vero protagonista, il tormentato e bellissimo Carlos “merendero” Santabarbara. Perché non riesce a scalfire Arnaldo? Quale la vera origine dell’accativante nickname “merendero”?L’amore infine riuscirà a salvarlo?

      • Le tracce mi portano a pensare che lo stampo della canzone sarà mariachi ,ma forse sono solo caduto in uno degli innumerevoli tranelli architettati con maestria da Giulio “il coinquilino” Peralta. Leggerò ogni capitolo fino alla nausea pur di poter scoprire anche solo un’infinitesima parte di quel che si cela sotto la dura scorza del Merendero. Ho già una pista.

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