Sierra Sam

Dove eravamo rimasti?

Come rimarrĂ  il dummy? Ammazzato. (50%)

Così sia.L’elicottero, guidato e pieno di uomini in giacca scura e cravatta, mostra subito il suo potenziale di fuoco scaricando una miriade di colpi di mitragliatrice addosso al dottor Frankenstein, che rimane ammazzato sul posto, cadendo come un sacco di patate in una pozza di sangue. Per il dummy, trattamento speciale: gli lanciano addosso una rete con dei pesi ai lati, lo catturano come fosse una belva della savana, gli sparano addosso delle cartucce soporifere, lo caricano sull’elicottero e lo portano via. Barbara assiste alla scena col sorriso sulle labbra.
Quando si sveglia Sierra Sam è in prigione, da solo nella sua cella, ripreso e trasmesso ventiquattro ore al giorno sui teleschermi nello speciale costruito su misura per lui. Passano due giorni e il tribunale lo giudica nemico dello Stato, sobillatore, capo di una frangia estremista, sognatore incallito e pensatore libertino, assegnandogli come pena la morte. Altri due giorni, il tempo di organizzare un palinsesto televisivo come si deve e fare uno show a reti unificate, ed ecco lì Sierra Sam sopra il palco del teatro centrale della capitale, pronto a subire la sua sorte. Gli leggono la sentenza, ancora una volta, i capi d’accusa, ancora una volta, e poi il conduttore si sbrodola addosso una ricostruzione storica degli altri tentativi di golpe della storia, arrivando a creare un collegamento tra il cesaricidio e quanto voleva fare Sam. C’è anche l’angolo dei consigli per gli acquisti, quando un’avvenente ragazza si scola mezza bottiglia di vodka e poi ne decanta le lodi, tra gli applausi del pubblico, e poi rassicura tutti della bontĂ  del liquido e del fatto che lo si possa bere e mettersi alla guida, senza problemi.
Finalmente tutta l’attenzione passa al condannato, gli obiettivi delle telecamere si volgono verso di lui e un microfono gli viene portato alla bocca. Gli chiedono se si sente in colpa, se vuole chiedere perdono, se vuole pregare, se si pente per aver messo a rischio un sistema che funziona così bene, se vuole salutare qualcuno e quale sia stata la macchina migliore a superare l’alcol crash test. Il dummy tace in risposta a queste domande; lo avvisano che a momenti arriverĂ  la sua ora, e solamente in quel momento parla.
“Ho fatto ciò che era giusto fare. Tanto basta”
Sierra Sam sente la botola aprirsi sotto di sé, la corda di canapa si tende ed eccolo lì, penzolante nel vuoto, col viso che passa i vari colori dal rosa chiaro al blu scuro, il tutto intonato alla tuta arancione fluorescente che gli hanno messo addosso. Si dimena qualche istante, poi si affloscia, fermo, immobile, refrattario, pietrificato. La popolazione applaude fragorosamente e tira un profondo sospiro di sollievo poiché il nemico dello Stato è stato sconfitto.
La trasmissione in diretta della morte di Sierra Sam ha battuto l’audience della finale di calcio di Coppa del Mondo, risultato incredibile, al punto che qualche dirigente televisivo inizia a premere affinchĂ© la polizie inizi a cercare altri emuli di Sam; le forze dell’ordine ci provano, effettivamente, ma non ne trovano.
GiĂ  ci sono bancarelle che vendono magliette con la faccia del dummy e la frase “penzola con me”; in cantiere c’è la stesura della sceneggiatura che racconti la storia, a puntate, di Sam; innumerevoli i gadget sull’uomo; la Velocini Speed lancerĂ  sul mercato il modello “Sierra”, con dei fulmini disegnati sulle portiere; i giornali e gli opinionisti si lanciano in infinite sperequazioni e talk-show sterminati che spieghino dove stava il pericolo di quanto il manichino stava facendo. Tutto questo tiene vivo il suo gesto e la sua memoria per un paio di mesi, poi la gente se ne dimentica, c’è dell’altro a cui pensare, come la fusione tra la Nikki e la Asedas e la susseguente linea di articoli sportivi, o il nuovo scienziato, Mengel, che deve badare a far rivivere Sandrangelo Roncaltini. Pare impossibile, ma non si riesce a farlo risorgere, e tutti sono lì con quella speranza, che ancora aspettano, aspettano e aspettano.

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