Tre settimane alla fine del mondo

Dove eravamo rimasti?

Cosa faccio? Torno indietro e svolto per Smiljan. (49%)

Spinte contrastantiIl paesino si apre a me con una serie di strade vuote e ordinate, circondate dalla campagna. Qualche auto parcheggiata, ma davvero poche. Proseguo lungo la via principale fino ad arrivare a un complesso di case bianche e regolari, con il tetto a punta. Sembrano appena verniciate, nuove e perfette, come prodotte in serie. Parcheggio la macchina e cammino sul prato inglese che circonda le casette, quindi raggiungo la statua bianca di un uomo magro: si guarda le mani, e sembra stia per spiccare il volo. Non so perché ma mi è vagamente familiare.
Dietro la statua ci sono altre due case, e poi si apre un bosco fitto, dove non passa la luce. Mi trasmette un senso di inquietudine.
Si avvicinano due persone, un uomo e una donna, lei punta la fotocamera verso la statua e sorride. Mi dicono qualcosa in inglese, e io non capisco niente.
Devo sforzarmi di parlare, devo scoprire qualcosa.
Ma anche se sapessi la lingua, non mi viene in mente nulla.

Cosa cazzo sto facendo?
Me ne sto qui a indagare su neanche io so cosa mentre Linda è a Tirana, da qualche parte, e ha bisogno di aiuto. Quella telefonata non mi è piaciuta per niente. La immagino nascosta in qualche palazzone squallido e orribile di periferia, sdraiata in un materasso sudicio a tremare, come quando l’avevo recuperata a Vienna. Mi vedo camminare saltando i corpi coricati per terra, riconoscerla a stento e trascinarla soffocando le sue urla, lasciami stare, bastardo, lasciami stare.
Sono sempre andato a prenderla.

La coppia mi sta chiedendo di scattargli una foto con la statua. Prendo la fotocamera: ecco, sono qui che scatto foto ai turisti mentre mia sorella magari sta morendo. Più premo il pulsante, però, più la macchina si rifiuta di funzionare. L’uomo si avvicina, prova a spegnerla, e non si riaccende più.
Torno al parcheggio. Il cielo si è fatto cupo, e il sole è coperto da nuvole elettriche che si preparano a un temporale. Oltre il bosco, in direzione delle montagne, si vedono già i lampi.
Vorrei sapere che ore sono, ma il cellulare non prende.
Salgo in macchina e guido per le vie deserte incrociando alcuni cartelli che indicano un Museo, mentre altri segnalano un centro informazioni. Lo raggiungo e scopro che è chiuso: nessun avviso, nessun orario. Ormai è quasi scesa la notte.

Basta, devo andare.

Vago finché non trovo un cartello per Gospić, quindi seguo le indicazioni fino ad arrivare a una strada alberata. Inchiodo. Dovrei andare a destra, ma proseguendo dritto, al termine della via, c’è un arco di pietra che ho già visto.
Altri cinque minuti, Linda.
Vado avanti per una decina di metri, e l’auto si spegne. Giro la chiave, si rimette in moto. Tutto bene. Ma dopo qualche altro metro succede ancora. E ancora.
Dev’essere la batteria.

Scendo e proseguo a piedi.
L’arco di pietra è grande, ma improvvisamente non lo sento più così importante. Gli giro intorno accarezzando i massi, cerco di ricordare dove l’ho visto. Sto perdendo tempo. Dietro l’arco c’è un’altra statua. Da qui scorgo solo le spalle.
Mi avvicino, tocco il bronzo e mi trasmette una sensazione strana, sia fredda che calda.

Ora posso guardarlo in faccia: è un uomo enorme che legge un giornale seduto su un trono. Ha la fronte alta e due grossi baffi, le guance scavate e un’espressione severa.
Mi sento male.
Fisso il volto e sento la realtà che si spezza. Poi avverto una vibrazione alla gamba, e un suono: un trillo che si ripete, addosso a me.
Mi frugo in tasca e prendo il telefono, sta squillando.
Non c’è scritto nessun numero.

“Linda? Sei tu?”
“Devi venire a Tirana. Ti prego.”
La sua voce trafitta dalle interferenze, metallica e vagamente spenta.
“Linda come stai? Sei davvero lì?”
“Vieni a prendermi.”
“Linda ma va tutto bene?”
“Vieni a prendermi.”

Cade la linea. Provo a richiamare, ma non c’è di nuovo campo.
Sento il suono di un motore che conosco bene, e i fari dell’auto che si riaccendono, in lontananza.
Penso a Linda.
Osservo la statua.
C’è scritto che appartiene a un tizio di nome Nikola Tesla.

L'auto sembra funzionare, sono molto stanco e comincio ad avere paura. E adesso?

  • Eppure questa statua... (49%)
    49
  • Devo calmarmi e riposare. Torno all'auto, cerco un hotel, magari raccolgo informazioni. (9%)
    9
  • Vado subito a Tirana, non posso più aspettare. (42%)
    42
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112 Commenti

  1. Hai scelto la narrazione in prima persona al tempo presente, mi piace. Ti fa vedere la storia con gli occhi del protagonista, e in quel momento può succedere di tutto. Le digressioni al passato prossimo fanno il resto.

    Nikola Tesla ti apre un mondo, in tutti i sensi. Mi fa pensare al film “The Prestige”.
    E allora mi domando: perché soltanto due capitoli in tre mesi? Cosa ti ha bloccato?

    Dai, è pieno di gente che aspetta il terzo capitolo 🙂
    Ovvio che ti seguo.

  2. Senti, dubito che la statua si muoverà da lì, mentre a Linda può succedere di tutto. Il protagonista ha tempo per riflettere sulla statua anche mentre viaggia. Comunque lo sviluppo è intrigante e mi piace come è scritto. Aspetto il seguito.

  3. Alla fine la curiosità ha avuto il sopravvento e sono stata attirata dalla statua. Ma la tua domanda è giusta; io per esempio se nella realtà mi dovessi trovare nella situazione del nostro “senzanome” non perderei tempo e andrei a salvare Linda. Ma forse questa non è la realtà . . . . . . . 😉

    • Dipende: in un certo senso è una realtà, o meglio, un sistema in cui le scelte che il protagonista compie hanno delle conseguenze. Quindi – teoricamente – certe decisioni potrebbero arrivare a distruggere il suo mondo. Immagino sia una questione di approcci differenti: c’è il lettore che preferisce immedesimarsi nel personaggio e comportarsi come farebbe davvero lui, e il lettore che preferisce la curiosità di scoprire, ragionando più “con la propria testa” che con quella del personaggio.
      Vediamo quale prevarrà!

      • E’ molto giusto quello che dici. In verità però, anche se all’apparenza potrebbe sembrare che la curiosità sia nata da me, è stato invece il corso della storia, e quindi il protagonista, a farmi fare questa scelta. Ovviamente potrei sbagliarmi ma ho avuto la sensazione che lui avrebbe fatto così. Qualunque cosa accada, non vedo l’ora di leggere il seguito.

  4. bello bello bello…..
    se fosse una birra andrebbe giù che una bellezza…
    sono curiosissima ..tanto che ho scelto di tornare indietro e prendere quell’intrigante incrocio…magari trovarai qualcosa che ti aiuterà a trovare tua sorella??

  5. Il protagonista dovrebbe continuare a cercare la sorella.
    In fondo, l’incubo e l’angoscia derivano dalla scomparsa di Linda.
    La trama è interessante e ha un giusto cliffhanger che ti fa pensare con ansia a cosa accadrà…

  6. Improvvisamente mi sento confusa anche io. Direi che è meglio fermarsi per una sosta così si potrà decidere con calma se tornare indietro e svoltare per Smiljan o proseguire per andare da Linda. Ti seguo.

  7. Inizio davvero folgorante!! la parte del sogno/premonizione mi è piaciuta davvero tanto e le sfere di luce mi hanno ricordato non so perchè gli esperimenti di tesla con l’elettricità! L’ambientazione croata è originale e curiosa!
    Sono già impaziente di scoprire cosa hai in mente per i prossimi capitoli!
    Ovviamente ho votato per andare subito a Smiljan, sono convinto che troverà lì sua sorella!

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