Alla maniera di Eva

Dove eravamo rimasti?

Ci resta solo da decidere il finale...all'insegna di: Realismo (55%)

Con orgoglioCi sono momenti in cui è necessario tornare a prendere in mano la propria vita, decidere, con un po’ più d’orgoglio, cosa è meglio per noi stessi.

La gravidanza di Eva procedeva bene, l’aveva resa addirittura più bella, raggiante. Le nausee erano del tutto terminate e quelle tipiche rotondità da donna incinta, che ormai nascondevano le caratteristiche spigolosità del suo corpo, le davano un aspetto più aggraziato. Si sentiva stranamente felice, sicura di sé e piena di vita. Quell’esserino che portava in grembo aveva, in così poco tempo, dato all’esistenza di Eva una nuova prospettiva, molto più luminosa, e soprattutto ineludibile.
Continuava a guardarsi spesso allo specchio, non solo per una questione di vanità, ma soprattutto perché sperava che l’altra sé riflessa le desse la risposta alla domanda che da giorni aveva fissa in testa: cosa fare con Luca?
Aveva ripercorso tutti i momenti della loro storia e da quando aveva cominciato ad immaginarlo come il padre di suo figlio, improvvisamente aveva smesso di provare quel particolare brivido che invece ogni volta, anche al solo pensiero, sentiva scorrere sulla schiena.
Che cosa sarebbe stato per Luca quel bambino che stava per nascere? Uno sgradevole imprevisto, un impegno al quale non potersi sottrarre, la rovina della sua tranquilla esistenza? Ecco, ad Eva venivano in mente solo questi sgradevoli dubbi, che non potevano certo rappresentare il preludio ad una famiglia felice.
Così, subito dopo, passò a chiedersi cosa avesse significato, veramente, per lei Luca, e se, solo qualche giorno fa, si sarebbe risposta con espressioni tipo: “è l’uomo della mia vita” o ancora, “è l’essere umano più prezioso al mondo”, adesso la vedeva decisamente sotto un altro aspetto, facendo considerazioni su come avrebbe potuto fidarsi di una persona qual’era Luca, che in fondo in questi anni di soli incontri clandestini, si era dimostrato ben poco capace di prendersi cura di qualcuno, tranne che di se stesso.
Del resto, pensava ora Eva, anche i loro momenti insieme nascevano solo per soddisfare le esigenze di Luca. Il loro rapporto si basava infatti su una regola implicita ma assolutamente da non contravvenire: Eva non avrebbe mai dovuto chiedere, mai dovuto pretendere, soltanto farsi trovare pronta al momento giusto. Decisamente troppo instabili le basi su cui far nascere una famiglia.
E poi Eva iniziava pure a detestarlo Luca, per essersi approfittato del suo amore. E a detestare se stessa per aver svenduto per così poco il suo orgoglio.

Però, adesso, sentiva che aveva una via di uscita, perché quel suo pancione l’avrebbe traghettata verso un’altra vita, in cui non ci sarebbe stato spazio per sentimenti immaginari ed illusori, ma per concretezza e responsabilità, requisiti che per niente la impaurivano, ma anzi le davano forza e speranza.

***

Suonò il telefono. Era un SMS di Luca, diceva questo:
“E’ passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta. Stasera però sono libero, ci ritroviamo al solito posto, stessa ora? :-)”
Eva lesse soltanto, poi tornò a stendersi sul letto con le cuffie dell’Ipod nelle orecchie.

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175 Commenti

  • Brava Alessandra, poi mai fidarsi di una persona che si chiama Luca, vedi oggi il vostro ex Toni si è buttato e ci ha fatto perdere, ragione in più per essere felice che Eva abbia ignorato il Luca di turno 😛

    Scherzi a parte, bravissima. Fammi sapere anche tramite facebook quando ti rimetti all’opera!!

  • Rieccomi dopo la lunga pausa estiva Alessandra!!! In tempo per votare (e in modo abbastanza decisivo, viste le percentuali) realismo 🙂 felicità sarebbe forzata in questo racconto e disperazione non la merita Eva. Realismo (il che non vuol dire che sia triste e non sia felice) è la degna chiusura di un bel racconto.

    Brava Alessandra!!

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