Il figlio unico

Dove eravamo rimasti?

Decisione fatale, la lascio a voi. Chi deve morire? Marvin. (56%)

Fratelli e sorelleL’esplosione è dirompente, come quelle nei film in cui lo schermo diventa tutto bianco e la sala trema scossa dalle vibrazioni del Dolby Sourround 5.1. Solo che non siamo in un cinema, la proiezione è in 4D, non ho gli occhialini e quello che viene scosso e sbalzato via non è un personaggio qualsiasi di un film d’azione, ma io.
Io, Magnus, trent’anni suonati, aspirante archeologo, ex-babysitter di un mostro e magazziniere del Finimondo per delle fate criminali e capitaliste.
Mentre il mondo attorno a me vortica impazzito e brucia, le mie sensazioni perdono qualsiasi riferimento, davanti a me scorrono le immagini della mia vita, quello che ero, quello che sono e il casino dove sono finito.
E pensare che io non la volevo neanche una sorellina.
«θύρα ἀνοίγω!» pronuncia una voce sottile.
La vista di fronte a me inizia a riformarsi, un volto familiare, un corpo minuto con le mani tese verso di me.
«Marvin!» grido.
Allungo le braccia, cerco di afferrarlo ma non ci arrivo, una forza travolgente mi spinge lontano da lui, un’altra, opposta, lo trattiene.
Mi sembra di annegare nella luce. Non ho né caldo né freddo, il vento che mi vortica attorno è solo una forza graffiante, come se fossi finito in una tempesta di coriandoli.
Di colpo, Marvin viene risucchiato, lontano verso l’alto o verso il basso, la luce lo fagocita come un animale famelico, lui mi lancia qualcosa, l’urna, che plana dolcemente nella mia mano. L’ultima cosa che colgo di lui sono gli occhi sgranati velati di paura. Non mi toglierò mai dalla mente il suo sguardo terrorizzato.

Ora me lo ricordo, mio fratello.
Non ho mai desiderato una sorellina perché dentro di me sapevo di non essere solo, c’era sempre stato qualcuno per me. Era una notte senza luna e miliardi di stelle brillavano come scintille, uno scoppio rosa shocking e qualcosa aveva trascinato Marvin sotto le lenzuola, gli avevo preso la mano, convinto di riuscire a trattenerlo ma era svanito. Quando ho messo il letto sottosopra non c’era rimasto niente di mio fratello.
Poi un sonno innaturale mi aveva colto e la mattina dopo ero un figlio unico.
Tanti, troppi anni dopo, sarebbe arrivata Abigail. Che era come il cucciolo che ti regalano quando quello con cui sei cresciuto è morto nel tentativo di rimpiazzarlo e farti smettere di piangere.
Dentro di me non avevo mai smesso di piangere per Marvin.
Ora lo so.

Una figura irrompe in questo non posto di luce al centro della mia visuale, mentre precipito senza una meta.
Abigail, come l’avevo lasciata, con le alucce di fata e il pigiama.
Dorme, sembra l’angioletto che non è mai stata.
Un’altra figura schizza verso di lei, un’ombra violacea con due abissi al posto degli occhi.
Allunga le sue spire verso di lei.
Sono tentato di lasciargliela prendere, ma poi scatto in avanti, annaspo nel vuoto e la raggiungo, nell’istante in cui l’ombra spalanca le sue fauci appuntite, afferro saldamente Abigail per le ali e la tiro indietro, alle mie spalle. In mano ho ancora l’urna rosa, vorrei tenerla, forse Marvin me l’ha lanciata perché tornassi indietro per salvarlo, per riportarlo indietro.
Ma qualcosa mi dice che ormai è perduto per sempre. È una sensazione che mi chiude lo stomaco, mi da la nausea, ma è reale, toccante.
Lancio l’urna nelle fauci del mostro viola, l’oggetto diventa un gomitolo di fili neri, serpenti di fumo filiformi che avvolgono e trattengono la sagoma, come una rete, la imprigionano e la trascinano indietro.
La luce si dissolve con un risucchio fastidioso, le orecchie mi fischiano.
Attorno a me è ricomparsa la stanza di Abigail, in ordine, troppo in ordine. Sembra una tomba. Mi alzo in piedi, Abigail è accanto a me.
Esco dalla stanza e vado nella mia camera. Anche lì l’ordine è maniacale, funereo, luttuoso.
Ci credevano morti?
E adesso chi glielo dice a mamma e papà che eravamo prigionieri nel Finimondo, rapiti dalle fate della Fairy’s?
Ah no eh!? Non guardate me. Io ne ho abbastanza.

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124 Commenti

  • Le parole Grande e Stile son troppo attraenti per non votarle…

    Anche se vorrei aspettare un crollo (o forse no?) dell’azienda…
    Magari i succhi con la colla sono la cosa più buona e assuefante (e magari non tossica) sulla faccia della terra… li avesse brevettati Magnus tutti quei milioni sarebbero in tasca sua e non della Fairy’s…

  • Votato per farlo tornare con l’urna..
    Ti dirò, ho letto i primi due capitoli e non capivo nemmeno perchè era nel fantasy, ma il terzo è veramente bello e ti catapulta nell’azione e nel tema del fantastico. Poi comunque l’humor è sempre apprezzabile, e le trovate narrative del vaso (collegamento al suo lavoro di archeologo) e dell’amica immaginaria, sono davvero buone e funzionali.
    Molto bella la scena della scherma.. domanda, hai praticato? Se sì, classica o medievale? Nella classica non si insegna a disarmare (almeno credo!).
    Certo non è un fantasy tradizionale, mi sembra più un moderno tipo Narnia..
    Comunque bello bello, soprattutto questo terzo episodio!

    • Ciao! Visto che The Incipit è un bell’esperimento volevo sperimentare fino in fondo creando una storia fantastica con venature urban e umoristiche ben radicate e immediatamente dichiarate.
      Per la scherma, sì ho praticato spada per due anni, e in effetti non si disarma l’avversario ma considera che questo non è un duello agonistico, è un duello all’ultimo sangue per salvarsi la pelle, a me è capitato di rischiare di perdere l’arma con una cavazione ben riuscita, se non fosse che ce l’hai collegata al guanto con il cavo che ti passa sotto la divisa, fidati che il rischio che ti scappi di mano c’è.
      Nella mia testa comunque il progetto è pianificato, speriamo riesca a trasportarlo nell’arco degli episodi con la dovuta elasticità di trama 🙂

    • Beccato 😉 sì tiravo. Ho colto l’occasione per rispolverare un po’ di tecnica. Ero un po’ titubante ma non avevo molta scelta, essendo Magnus uno schermidore nella sua testa pensa agli attacchi in quei termini. Se fosse stato qualcun altro probabilmente sarebbe stato molto meno minuzioso 🙂

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