Ai Confini della Rete

DeckerI toni del blu e del verde si mescolano con i rossi ed i gialli come in un arcobaleno impazzito, e scorrono mescolandosi, sino a diventare di un bianco abbacinante con lampi multicolore. Digito rapidamente una serie di coordinate e, quando premo enter, il cuore mi finisce in fondo allo stomaco per la brusca virata, ma senza perdere un frame la velocità rimane costante ed il bianco pulsa di vita. Piano i colori tornano alla vita, sto rallentando. Non ancora programmato il deck per lo stop rapido e lui mi fa una decelerazione anti nausea da manuale. Mi guardo attorno, i lampi di luce si sono trasformati in costrutti colorati, ogni forma geometrica declinata in ogni colore ti può passare sotto il naso se giri abbastanza per la rete, e una buona parte io già le ho viste. Davanti a me il tronco di cono della IBM-Dell, nel suo blu alternato al grigio, si avvicina ingrandendosi come lo zoom veloce di una telecamera. Rallento, stop. Coordinate precise, fluidità fantastica, velocità mai provata. Quando mi toglierò questi elettrodi spero di non vomitare, ci farei veramente la figura dello stronzo. Un colpo solo sulla tastiera e sono fuori. Apro lentamente gli occhi e le luci della città sotto di me brillano nella notte mentre la osservo dal 114° piano del Naka-Lee Plaza, Hong Kong. Lentamente mi tolgo gli elettrodi ricacciando in gola il sapore acido della bile, non devo dare troppo peso alla figata che ho appena provato, aspettare, fare il professionista e aspettare l’offerta. Il deck grigio scuro, senza nessun logo, mi ammicca con il suo unico occhio blu, se non fosse così dannatamente silenzioso sono sicuro che mi farebbe le fusa. Appoggio la fascia di spugna con gli elettrodi sul deck e lo sfioro. E’ quasi freddo. Non si è nemmeno dovuto impegnare!

Lentamente mi giro, guardo i quattro che mi fissano, in attesa. – Direi ottimo, fluido, veloce, in questo breve giro non ho rilevato problemi di sorta. Mi potete fornire la scheda tecnica?

– No, impossibile, Mr. Baptist… la costruzione è fuori dai processi di fabbrica e certi dati sono riservati.

– Il mio nome è Key.

– Mi scusi, Mr. Key. Se accetterà l’incarico avrà a disposizione un alloggio in questo edificio, questa attrezzatura, adeguato supporto logistico e tecnologico, un samurai e la ricompensa pattuita. Ma certe informazioni devono rimanere segretate.

– Comprendo. Ho notato qualche… chiamiamola debolezza… ma credo che un uso intensivo di un paio di giorni per gli adattamenti, il tuning e le personalizzazioni siano sufficienti per andare a regime. – “E bravo, Mr. Key, mi complimento. Ben giocata”.

– Quindi, Mr. Key, accetta l’incarico? – Questa volta è Morita, il giapponese, che parla. Kengsingthon, quello di prima, l’australiano, sembra il re dell’hardware. Labeau, il francese di colore, è quello che mi hacker contattato. Il quarto, europeo anche lui, non mi è nemmeno stato presentato, e siede leggermente dietro gli altri, seguendomi da dietro delle lenti a specchio verdi.

– Signor Morita, vorrei saperne di più. Avete semplicemente detto che devo rintracciare una persona nella Rete e trovarne l’ubicazione fisica, che è tutto da fare nel massimo riserbo, e mi avete proposto una cifra generosa.

– E’ questo quello che può aspettarsi di sapere fino a quando non accetterà formalmente l’incarico – dice indicando un piccolo pad sul tavolo.

Ci penso su, ma mi prendo in giro. Quei soldi mi servono, ed è un lavoro schifosamente ben pagato. Non mi interessa altro. – Va bene, accetto.

Labeau mi porge il pad – Contratto standard di missione con alcune clausole di riservatezza e non divulgazione.

Scorro velocemente il contratto, stringente ma nella norma. Appoggio il pollice sullo schermo – Kevin Baptist, accetto il contratto – Un secondo, un bip, una voce di donna: “Identità confermata, contratto siglato e registrato”.

Tutti sembrano sollevati. Tranne me, probabilmente. Norita di nuovo – Molto bene, Mr. Key. Veniamo subito al dunque. La persona che lei deve trovare è…

Chi deve trovare Key?

  • Patricia Highsmith, una cantante superstar (29%)
    29
  • Sandra Finnigan, figlia di un politico (57%)
    57
  • Masaru Kobe, un hacker (14%)
    14
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107 Commenti

  • Sembra che il pubblico non voglia farti chiudere le tue storie, sarà perché sono avvincenti?? … … … Ma no, dev’esserci un’altra spiegazione! 😉

    Scherzi a parte, avrei letto volentieri un finale, ma sembra che dovrò aspettare ancora un po’ 🙁

    Comunque sia, bravo!

  • Siamo ad un punto critico. Ancora un paio d’ore in rete per ricostruire informazioni utili.
    Non si sa mai quanto si può essere al sicuro, meglio approfittare delle prime ore.

    Complimenti, questa storia è una delle mie preferite!

  • sparito, volatilizzato. Chissà se volontariamente o meno. Fatto sta che ora ha tutti i suoi gingilli e una limo a disposizione. Dove andare lo deciderà lui.
    (Io direi che si rintana in qualche posto sicuro e si riattacca al deck. Ci sono troppe cose interessanti per non andare a cercare)

    al prossimo episodio!

  • Evacuazione d’emergenza? Se fosse veramente un’emergenza, non avrebbero mandato un corriere con tanto di codici, chiacchiere e tempo perso per la lettura.
    Sparargli? Spinoza spara per uccidere… fine della storia.

    Per me, se ne va senza dire una parola e vediamo cosa combina Key senza informazioni e senza soldi! 🙂

  • Fantastico inizio! E direi che la figlia di un politico è l’alternativa che decisamente mi stuzzica di più.
    Forse per un ricatto o delle pressioni, o forse perché è lei che fa pressioni sul padre per bloccare qualche legge pro/contro l’uso della rete? Vediamo, ti seguo!

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