Ai Confini della Rete

Dove eravamo rimasti?

Cosa contiene la valigetta? E come si concluderà questa storia? La valigetta contiene informazioni attendibili, ma ci vorrà tutta un’altra serie per dipanare la storia. (71%)

La soluzione è un nuovo misteroEsco dall’attico ed entro nell’ascensore. Scendo al mio piano. La valigetta in mano pesa poco, sembra quasi vuota. La scuoto dolcemente, non credo che esploderà, hanno già avuto tutte le possibilità di uccidermi. Qualcosa dentro si muove.

Esco dall’ascensore e mi fermo quando vedo un uomo fuori dalla mia suite. Indossa la divisa dell’albergo e si guarda intorno con aria annoiata, poi mi vede ed, evidentemente, mi ha riconosce. Con un sorriso mi viene incontro.

– Buongiorno, Mr. Lapira. Stavo appunto cercando lei. – mi dice quando mi è vicino. – Hanno lasciato questa busta per lei alla reception. – Così dicendo mi allunga una busta di una pregiata carta color avorio.

La prendo con la mano libera, ringraziandolo. Lui fa un leggero inchino, poi si avvia verso l’ascensore di servizio. Rientro in camera con il desiderio di non essere mai stato qui.

Guardo prima la busta, dopo aver appoggiato la valigetta sul tavolo. Ottima fattura, di lusso, nessuna scritta. E sicura. Ha uno scanner digitale sul dorso. Se provassi ad aprirla cancellerebbe il contenuto. Poso il pollice destro nell’ovale, ma un rapido triplo beep mi dice che non è l’impronta desiderata. Provo inutilmente altre dita. Chi mi invierebbe una busta che non posso aprire?

Lascio un attimo in sospeso il mistero, e prendo la valigia. Provo la serratura ed almeno questa, docile, scatta. La apro. Dentro ci sono tre cose. Un libro, un’altra busta, un contenitore di pelle nero. La busta non è sigillata e la apro subito. Una prenotazione per il volo di domani mattina per Venezia, con scalo al Cairo.

Apro il contenitore di pelle, dentro una serie di ROM. Triangoli colorati senza nessun logo. Costosi.

Infine prendo il libro. E’ vecchio. Le pagine sono ingiallite, il dorso rugoso. E’ in spagnolo. Las Luces de Septiembre. Carlos Ruiz Zafon. Non ho idea di chi sia. Ne sfoglio velocemente le pagine, sulle prime c’è la data. 1995, prima edizione. Deve valere una fortuna. In mezzo solo un biglietto di un albergo storico di Venezia, usato come segnalibro. Foscari. Sembra proprio che Kamiko mi voglia in un altro continente.

Mi siedo a riflettere. Non è certo di mio gusto farmi sballottare in giro per il mondo. Ma chiudere il contratto sembra essere l’unico modo per uscire da questa storia. Troppa politica e potere. E se vado a Venezia? Poi?

I miei pensieri vengono interrotti da un sommesso bussare.

Mi alzo velocemente, prendo la pistola e, al tocco, la porta diventa trasparente. Fuori c’è una ragazza. La osservo sapendo di non essere visto. I capelli raccolti sotto un grande cappello a maglia, la testa bassa, gli abiti abbondanti e un po’ stazzonati. Sembra che ci abbia dormito dentro.

– Chi è? – chiedo alla porta.

Vedo la ragazza guadarsi attorno prima di rispondere, poi solleva la testa e mi guarda, piantando i suoi occhi azzurri nei miei, come se sapesse esattamente dove mi trovo.

– Sono Sandra.

Adesso che è senza cappello, con i lunghi capelli rossi sulle spalle, e senza il soprabito sformato, mi riesce difficile staccarle gli occhi di dosso. Si è seduta sul divano con grazia, i pantaloni di cotone non nascondono la forma delle gambe lunghe ed affusolate. Non ha voluto chiamare il servizio in camera, quindi le ho potuto offrire solo il poco che c’è nel frigobar. Mi siedo sulla poltrona e la fisso ogni volta che non mi guarda, anche se è chiaro che lei lo sa.

Mi racconta una storia di amore, di soldi e di potere. Il suo amore è morto, i suoi soldi sono della famiglia, il potere non lo ha mai voluto. Ma le rimane qualcosa da fare.

– Quindi non posso fare altro. Lo devo uccidere.

Queste parole aleggiano nell’aria ionizzata per qualche secondo. – Si, capisco. Sai dove si trova?

– Venezia. – Una pausa, poi gioca di nuovo la carta degli occhi azzurri. – Ti piace l’Italia?

La guardo ancora una volta, cercando di vederle dentro. Poi mi alzo, dal tavolo prendo una busta e tiro fuori il suo contenuto. Glielo mostro e, con un sorriso:

– Che fortuna, ho già il biglietto.

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107 Commenti

  • Sembra che il pubblico non voglia farti chiudere le tue storie, sarà perché sono avvincenti?? … … … Ma no, dev’esserci un’altra spiegazione! 😉

    Scherzi a parte, avrei letto volentieri un finale, ma sembra che dovrò aspettare ancora un po’ 🙁

    Comunque sia, bravo!

  • Siamo ad un punto critico. Ancora un paio d’ore in rete per ricostruire informazioni utili.
    Non si sa mai quanto si può essere al sicuro, meglio approfittare delle prime ore.

    Complimenti, questa storia è una delle mie preferite!

  • sparito, volatilizzato. Chissà se volontariamente o meno. Fatto sta che ora ha tutti i suoi gingilli e una limo a disposizione. Dove andare lo deciderà lui.
    (Io direi che si rintana in qualche posto sicuro e si riattacca al deck. Ci sono troppe cose interessanti per non andare a cercare)

    al prossimo episodio!

  • Evacuazione d’emergenza? Se fosse veramente un’emergenza, non avrebbero mandato un corriere con tanto di codici, chiacchiere e tempo perso per la lettura.
    Sparargli? Spinoza spara per uccidere… fine della storia.

    Per me, se ne va senza dire una parola e vediamo cosa combina Key senza informazioni e senza soldi! 🙂

  • Fantastico inizio! E direi che la figlia di un politico è l’alternativa che decisamente mi stuzzica di più.
    Forse per un ricatto o delle pressioni, o forse perché è lei che fa pressioni sul padre per bloccare qualche legge pro/contro l’uso della rete? Vediamo, ti seguo!

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