Ampere

Dove eravamo rimasti?

Paard non voleva davvero nulla, ma ormai era lì, così... ...non scisse nulla e uscì dalla cabina come se niente fosse. (64%)

grosso, colorato, rumorosoPaard voleva uscire da quella stupida cabina. La voce elettronica riprese a parlare.
“Verrete messo in contatto con un operatore per risolvere il problema, prego attendere in linea!” Paard non riusciva ad aprire la porta per uscire. Era bloccata dall’esterno. Finché non avesse scelto il proprio dono e votato per il Presidente non sarebbe potuto uscire. Questa non è democrazia. L’operatore rispose e chiese quale fosse il problema. È difficile da spiegare. In effetti Paard avrebbe potuto prendere un qualunque oggetto e uscire. Magari per poi buttarlo via. Perché no?

Una casa soleggiata. Con un bel giardino. Delle grosse tende gialle e bianche, a strisce. In giardino stava giocando un bambino, da solo. Un uomo alto e ben vestito entrò sorridente.
“Auguri Paard, ora hai cinque anni, sei un ometto!” L’uomo gli porse un pacchetto incartato con carta plasticata. Quel genere di superficie che riflette la luce in modo fastidioso. Era un regalo piuttosto grosso. Paard lo scartò. Era un grosso, ingombrante robot giocattolo, di quelli con cento missili, mitraglie, lanciafiamme, luci. Quel tipo di giocattolo che fanno mille rumori, i più odiati dai genitori e i preferiti dei bambini. Paard sorrise. Alzò lo sguardo cercando lo zio per ringraziarlo ma se ne era già andato senza neppure salutarlo. In giardino entrò subito dopo una cugina sulla ventina. Gli lasciò un costoso regalo e se ne andò, scusandosi per la fretta ma doveva andare ad un impegno di lavoro. Più o meno tutti i suoi parenti entravano in giardino, gli lasciavano un grosso, rumoroso regalo e se ne andavano. Secondo loro, forse, più il regalo era grosso e rumoroso più era bello. Sembrava che facessero a gara al gioco più costoso, colorato, o con più missili.
Paard si sentiva come in un negozio. I commessi gli portavano ogni cosa, freddi, senza coinvolgimento emotivo. Ogni compleanno la stessa storia. Non poteva dire di avere un parente cui volesse bene davvero. Forse nemmeno i suoi genitori.
Paard entrò in casa un po’ triste. Accese la tv. C’era un documentario con delle persone che con delle enormi pentole distribuivano del riso ad altre, più abbronzate. Molto più abbronzate. Con la pelle color legno. Paard non aveva mai visto niente di simile. Quelle persone non potevano andarselo a comprare, del riso? L’inquadratura si spostò su una donna con la pelle scura che versava liquido in degli stampi e ne faceva uscire delle specie di robottini giocattolo. Negli occhi marroni di quella donna lesse il pianto muto. La triste e abitudinaria rassegnazione al proprio destino. Ormai sembrava che le sue guance avessero fatto scorrere abbastanza lacrime da non essere più in grado di piangere. Una voce parlava di 14 ore di lavoro per un pugno di riso. Aveva le mani ustionate dal calore degli schizzi di plastica fusa e i capelli impastati dallo sporco. Paard per poco non pianse. Non sapeva che potesse esistere qualcosa di simile. Sua mamma vide cosa stava guardando e subito cambiò canale. Girò su un canale di cartoni. Un cartone rumoroso. Molto rumoroso. Di quelli pieni di spari, esplosioni e simili. Robot giganteschi che si distruggono a vicenda. Ogni tanto dei dialoghi. Se si prova ad ascoltarli, sono fatti di urla. Non sono parole con un significato. Sono come la pubblicità. Vogliono “pensare al posto tuo”. Ti dicono: non pensare, metabolizza questi rumori, queste immagini d’azione, velocità. Compra questa cosa, non pensare al prezzo, comprala e basta. Non sono immagini e suoni pregnanti. Sono rumori che non dicono. Rumori che si possono sentire ma non ascoltare. Rumori silenziosi. Quel documentario trasmetteva parole senza urlarle, senza rumori di sottofondo, senza troppi colori vivaci e luminescenti.

“È ancora li?” La voce dell’operatore, scocciato si rivolgeva a Paard.
“Qual è il problema signor… Paard, giusto?”
Paard disse di non sentirsi molto bene e di voler uscire dalla cabina. La porta pneumatica si aprì con uno sbuffo. Borak gli si impose davanti.
“Allora, cos’hai scelto?”

Paard è fuori dalla cabina...

  • ...ma torna dentro. Sceglie un prodotto qualsiasi per poi buttarlo via. (13%)
    13
  • ...e ora deve continuare a fingersi malato e tornare a casa. (38%)
    38
  • ...e ora deve andare a lavoro suo malgrado. (50%)
    50
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