Ricordati che devi risorgere

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà adesso Corvaccio? Si terrà lontano dalle strade e percorrerà le selve per tenersi nascosto. (58%)

Di fronte a me, Sapienza a nulla valeMi inoltrai nella selva allontanandomi per sempre da quel luogo maledetto, lasciandomi alle spalle Certaldo e muovendomi al contempo nella direzione opposta a quella della grande via che dirigeva a Roma.
Da lungi il fuoco stava attirando i Morti nella notte come fossero essi corrotte falene e io sperai che quelle fiamme potessero fare rogo del più gran numero di coloro, prima che l’ardore della pira si estinguesse.

Facilmente riuscii ad evitar quelle orride Larve e mi addentrai di tra gli alberi, percorrendo al chiaro di luna luoghi in cui oramai, per mancanza di viventi, non si distinguevano più né via, né sentiero, né pedata di cavallo. Poscia che a me parve esser sicuro e fuor delle mani nere di quei Trapassati, non ben ritrovando la giusta direzione né avendo in mente alcun luogo verso cui dirigermi, finii ad esser perso e senza meta per la foresta oscura, come quel Messer Dante fiorentino che si diceva esser gran persecutore di fiere e cacciator di demoni.
Stanco e affranto dalla fuga, per buona sorte sotto una gran roccia trovai allora un riparo che mi pareva sicuro e mi ci adagiai, trascorrendovi l’ultimo quarto della notte.

Giunto il mattino, non potendo tornare indietro e non conoscendo dove arrivar si dovesse andando innanzi, proseguii a camminar nel folto e più a fondo mi ci persi, cercando di seguir le piste di mezza costa piuttosto che puntar alle alture o ai fondovalle. Ed essendo già vicino nuovamente il dì a morirsi, non volendo restar all’addiaccio un’altra notte, tormentandomi già il freddo di tra le querce e appressandosi in cielo un nero acquazzone, puntai a una chiesa eretta in cima a un colle lì da presso, che era la prima costruzione che avessi visto in quelle ore, a parte ruderi e rovine desolate.
Ma ecco che mentre salivo verso quella badia solinga uno stormo di corvi si spiccò in volo alle mie spalle, come di quelli che fuggissero a un pericolo. Allora temendo di esser seguito dai Morti, allungai il passo e mi avvicinai maggiormente a quel luogo che pareva abbandonato.

Mentre principiava a piovere giunsi dunque ad un basso muro che circondava una corte ricoperta di sterpi. Al centro di essa, a forse cento passi innanzi a me, vi era una chiesa plebana affiancata da un basso campanile. Al lato opposto vi eran issate delle croci di legno come per le sacre rappresentazioni, mentre travi, pali e cataste di legno occupavano il centro del cortile.
Il muricciolo si apriva in un ingresso arcuato, attraversato da un sentiero fangoso i cui solchi si andavan già riempiendo di pioggia. Sull’arco era posta una lapide di pietra grigia, con al centro incisa una testa di morto scarnificata. Attorno a quel teschio, una vecchia epigrafe un tempo recitava MEMENTO MORI, che nella latina favella come sapete significa “Ricordati che devi morire”. Eppure una qualche mano malevola o irriguardosa aveva scalpellato via la le prime due lettere e aveva completato le rimanenti fino a formare un termine nuovo, sicché l’intera epigrafe ora recitava MEMENTO RESURGERE.
Ricordati che devi risorgere.

In quel momento udii alle mie spalle un tramestio nel fogliame e dei passi pesanti provenire dal margine del bosco. Esitai allora, incerto sul da farsi.

Cosa farà Corvaccio in questi frangenti?

  • Tirerà dritto fino alla chiesa, cercandovi rifugio (43%)
    43
  • Si nasconderà nel cortile tra gli sterpi e attenderà di veder che cosa accade (50%)
    50
  • Si volterà ad affrontare quello che proviene dalla selva alle sue spalle (7%)
    7
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