Ricordati che devi risorgere

Dove eravamo rimasti?

Cosa faranno adesso Corvaccio, Artisia e Orlando? Correranno verso il convento, per dar manforte al villano contro l'Abate? (40%)

E del tuo fallo perdonanza chiediCi vedemmo dunque attorniati d’ogni parte da quegli orrori deformi e il cuore ci fallì qualche colpo per l’ansia ed il terrore. Nel mentre, urla e strepiti e fracassi venivan fuori dalla porta del convento sicché, di comune accordo, decidemmo di menar verso quel luogo, per dar manforte a quel villico di cui neanche sapevamo il nome. “Se morte ci attende d’ogni parte,” risolse Orlando brandendo la sua spada, “che ci colga almeno intenti a gesta degne!”

Mentre ci avvicinavamo a quell’ingresso, Artisia notò che lunghi solchi erano incisi nel fango e vi si dirigevano. Si volse a noi e ci svelò il mistero: “Quell’uomo rustico ha spezzato le assi dei Crocefissi” disse “e si è fatto seguire dai morti verso le cellette dei monaci, come una terribile Via Crucis.” “Io qui vedo che tutti i sacramenti di Domineddio appaiono contorti e rivoltati” risposi allora. “Corriamo a dar ausilio a quel villano e poi abbandoniamo di fretta questo luogo.”
Entrammo dunque nel convento e già dai primi passi fetor di fumo e crepitar di fiamme ci assalirono. Seguimmo l’odore di bruciato e le voci fino al refettorio, illustrato ai muri di affreschi che ritraevano la Morte in Gloria.
I tre Crocifissi si erano liberati dei legni e pasteggiavano ora ignudi e laidi sui corpi di alcuni monaci riversi tra le seggiole. Su un focolare di pietra eran state gettate stuoie e tendaggi e quelle andavano ora consumandosi nel fuoco e producendo quel fumigare pernicioso.
L’Abate stava invece dietro il tavolaccio rovesciato e aveva gettato in terra il nostro compagno, tempestandolo di colpi con una verga di legno. “Tu, servo del demonio!” strepitava, vessando l’uomo supino. “Come hai osato profanare la mensa dei Servi di Dio, tu che sei avvezzo solo alle selve, alla compagnia della volpe e dell’onagro?” e altri improperi di questi generi. Ma ecco che Orlando senza perdere altro tempo gli si fece dietro e con un grande affondo della spada gli trapassò il cuore. E così finì i suoi giorni quel tristo e folle monaco, senza che nessuno ne avesse a rammaricarsene.

Mentre allora Orlando col fuoco e il ferro teneva a bada i Morti, io aiutai prestamente il villico a tirarsi in piedi, ma non vi fu pace per neanche un momento, ché subito si riversaron nella sala quegli abomini che avevamo visto da fuori, dalla pelle cadente e l’andatura caracollante, ed essi avevano fattezze di orrendi trapassati ma parevan strepitare con voce da vivi.
“Non li temete!” gridò Artisia, “altro non sono che uomini viventi, che si son ricoperti delle pelli dei morti per non esserne aggrediti!. Ma, deh, proviamo se quelle loro cappe rinsecchite reggono alla prova del fuoco, oltre che a quella dei Trapassati” e così dicendo scagliò un grande stuoia fiammeggiante verso di quelli. E le pelli scuoiate di cui si ammantavano, strappate forse ai redivivi stessi, arsero come foglie secche e tutti li avvamparono e tanto questo espediente riuscì che essi, indietreggiando e tra loro urtandosi e spingendosi, l’un con l’altro si diedero alle fiamme e fuggirono dal refettorio. E quando i tre Crocifissi si avvedettero che sotto delle pelli morte vi eran uomini viventi che gridavano e fuggivano, riversarono su di essi la propria matta bestialità e corsero fuori inseguendoli ed essi stessi prendendo fuoco mentre li abbrancavano e sempre maggior danno intorno causando, non più curandosi di noi.

Lesti ed accorti, uscimmo allora anche noi da quel convento e Artisia ci guidò con gran perizia ed astuzia lontano da quel luogo di follia, mentre attorno a noi si aggiravano cadaveri fiammeggianti. Grazie all’accortezza della nostra guida e alla prontezza di Orlando, fuggimmo dunque nella selva e seguimmo le indicazioni del villano fino a trovarci davanti a quel riparo che egli ci aveva indicato poc’anzi.
Lì egli ristette e ci fece cenno di entrar lo speco e trovarvi ricovero.

Fu solo allora che udimmo un gran verso ringhiante provenirvi.

Eravam così giunti alla fine della nostra avventura.

Come si concluderà la storia di Corvaccio?

  • Una tragedia annunciata, per Corvaccio la fine del viaggio (0%)
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  • Un orribile colpo di scena, ma con una speranza pel futuro (100%)
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  • Un finale lieto e tranquillo: l'orrore più grande è ormai dietro le spalle (0%)
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86 Commenti

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  • Corvaccio e si uomo di coraggio ma ancor di più d’ingegno e di pazzienza. Non si appresterà a restar li ad affrontar chissà quali empie creature, che siamo trapassati o viventi, spesso le seconde più perigliose delle prime.
    Attenderà tra la selva di cognoscere il modo migliore per restar tra i vivi.

  • Piccolo commento: ho notato che finora non c’e’ nessun commento o riflessione o dubbio di fede, mentre se ben ricordo all’epoca la religiosita’ e la consuetudine alla preghiera pervadeva la societa’.
    Hanno perduto la fede di fronte agli eventi? Possibile, ma comunque mi aspetterei qualche commento o pensiero riguardo al fatto di sentirsi abbandonati da Dio, o similia, piuttosto che ignorare questo aspetto in toto, visto che, se ben ricordo, era centrale nella cultura e nel comune sentire del tempo.
    O mi sono confuso con altre epoche?

  • Ti diro’ la verita’: mi aspettavo che gli rimanesse la parrucca in mano, con il resto della pelle della testa e che lo zombie di Donata si ritrovasse con la carne gonfia e marcita dall’acqua, ma col cranio semi-scarnificato…
    Mi hai colto di sorpresa col collo spezzato…

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