Ed io non fui più felice

Dove eravamo rimasti?

Come proseguirà il racconto? Raccontando vari episodi che hanno vissuto insieme mamma e figlio con le emozioni riportate (50%)

Sullo stesso divanoDopo la morte del papà, quando cominciammo a sentire il dolore come una soglia varcata, il rapporto tra me e mia madre andò sempre più consolidandosi.
Ogni estate e qualche inverno organizziamo le vacanze insieme. Non ci vado mai con i miei amici proprio per non lasciarla sola.
La prima vacanza che facemmo dopo la morte del papà fu a Firenze. Ci andammo con l’aereo perché io non guido e lei non se la sentiva di percorrere 600 km. Il viaggio filò liscio, scendemmo all’aeroporto di Firenze e subito ci recammo al nostro albergo per sistemare le valigie.
Più di ogni attimo vissuto insieme ricordo il momento in cui, la prima sera a Firenze, uscendo dall’albergo per una passeggiata, mi prese la mano e mi disse:
” Riccardo, passiamo questa settimana senza pensare a nulla. Divertiti e lasciati tutto alle spalle”. Fu a quel punto che le strinsi la mano, sperando di farla sentire protetta, ma subito capii che era lei a proiettare su di me una tale protezione senza la quale io non sarei stato capace di mettere più passi nella mia vita. L’unica cosa che potei fare fu abbracciarla. Lo feci e in quel momento mi parve di sfiorare il Paradiso con un dito. Quell’abbraccio mi iniettò forza e adrenalina, la carica giusta per pensare che niente meno che lei sarebbe stato in grado di buttarmi giù.
Quella vacanza proseguì all’insegna della felicità e del divertimento. Fu la prima vera volta che mi divertii davvero tanto con mia madre. Imparai a conoscerla, ad interpretare molti suoi gesti e sguardi. Mi servì tanto.
Nella vacanza successiva che organizzammo, nel periodo di Natale, volammo in Trentino. La prima volta che lei mise gli scii e provò ad usarli cadde con il viso nella neve gelida. Non dimenticherò mai la il suo naso ricoperto di neve quando si rialzò. Cercai di soffocare le risate ma non ci riuscii. Riversai tutto, piegandomi in due. Era divertente vedere la gente che si avvicinava preoccupata e che era disposta ad aiutarla ed io invece a lacrimare dal ridere.
Da quel giorno lei non volle più sentir parlare di scii o di neve. Non ci andammo più. Da allora se dobbiamo organizzare un week-end d’inverno, scegliamo posti da visitare senza neve. A me questo non dispiace, non sono un amante della neve e poi per farla felice sono disposto a tutto. Un “tutto” che non ha mai compreso limiti, l’unico “tutto” che può vantarsi in giro d’essere il più grande mai detto.
Dopo l’ultima vacanza sulla neve, ne facemmo altre 2, se non ricordo male.
Dopo mia madre iniziò a non voler più viaggiare. Non riuscivo a capire il motivo. Sarà per i suoi 58 anni, sarà perché preferiva starsene tranquilla a casa, sullo stesso divano, a guardare gli stessi programmi, nella stessa posizione. Ma così a me non piaceva. Non vedevo in lei lo stesso spirito che la caratterizzava prima. Quello per il quale io andavo pazzo. Lo stesso che nella sera a Firenze mi aveva drogato. Dov’era? Lo aveva perso!
E mentre io cercavo di coinvolgerla in ciò che facevo o in ciò che volevo fare, lei era sempre lì, sullo stesso divano, a guardare gli stessi programmi, nella stessa posizione.

Cosa era successo alla mamma?

  • Era stanca della vita (20%)
    20
  • Era nuovamente in depressione (40%)
    40
  • Si era ammalata (40%)
    40
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6 Commenti

  • Un inizio molto drammatico e freddo con la perdita di un padre e di un marito, spero ci sia una figura importante per entrambi che riesca a colmare il vuoto provocato dall’uomo. Bravo 😀

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