Il Cammino delle Anime Infrante

Dove eravamo rimasti?

Che cosa è in realtà la pioggia? è l'acqua di una placenta... (43%)

Hope

La pioggia cade copiosa e bagna ogni cosa. Arriva da tutte le parti: dal soffitto, dalle pareti, dal pavimento. Sembra inarrestabile.
Mi guardo attorno, confuso. Tutto avviene in fretta ed è come se il mondo avesse accelerato improvvisamente la sua rotazione e mi avesse lasciato indietro.
Cerco lo sguardo di Alice, nella speranza che almeno lei possa darmi una spiegazione, affinché possa dare un senso a quello che sta accadendo.
Ma lei rimane impassibile, impermeabile a quella pioggia.
    “Alice… Perché non smette?”
Mi guarda dritto negli occhi, come una madre che cerca di spiegare al figlio cosa sia il dolore.
    “Perché ormai non puoi più fermarla”.
Le sue parole risuonano come una sentenza.
Rimango immobile, incapace di reagire a quella risposta.
    “C-Cosa vuol dire?”
Mi osserva in silenzio.
    “Vuol dire che la tua domanda è sempre la stessa, Thomas”.
    “S-Sto sognando?”
    “Sai già la risposta”
    “Io non so niente…”
Abbasso la testa e all’improvviso sento freddo, tanto freddo. I miei occhi si riempiono di lacrime, che si mischiano alla pioggia.
    “Lo sai, ma non lo vuoi accettare”
Tremante, sollevo le braccia e mi guardo le mani: sono sporche di sangue, il mio sangue. La verità mi colpisce allo stomaco come una pugnalata.
    “Tutto quello che ti è successo era reale. Non era un sogno. Erano ricordi… I ricordi di una prova, una prova per quello che sarebbe potuto venire, ma che non è mai arrivato perché non sei riuscito ad andare avanti, a trovare un senso per continuare a vivere. Non ci sei riuscito tu e non c’è riuscita Claire”.
Rimango in silenzio, mentre il livello dell’acqua continua a salire rapidamente.
    “Avevo paura di dimenticarmi di loro…”
    “Quindi cosa è successo, Thomas? Cosa hai fatto?”
Scuoto la testa nel disperato tentativo di negare l’evidenza.
    “Volevo solo raggiungerle, abbracciarle per un’ultima volta…Ti prego, falla smettere. Fai smettere questa dannata pioggia. Fammi tornare indietro!”
    “Non posso”.
Continuo a scuotere la testa.
    “Voglio aprire gli occhi! Voglio solo svegliarmi! Adesso!”
    “Lo farai, tra poco… ma non sarai più te stesso”.
    “C-Cosa significa?”
    “Non ti ricorderai più di loro fino alla tua prossima reminiscenza”
Le sue parole risuonano come una sentenza e io non ho la forza per reagire. Ormai la stanza è allagata e i mobili galleggiano attorno a noi.
    “Questi sono i tuoi ultimi ricordi, prima che tutto svanisca… Prima che la tua anima perda la memoria e prima che la luce li cancelli alle soglie del tuo nuovo inizio”
    “Ma io sento di essere ancora io. Sento ancora dolore, amore, il vuoto, la perdita, non può essere finita”.
Alice mi osserva, immobile.
    “La fine è solo un inizio”
Ormai l’acqua mi arriva alla gola. Mentre mi agito nel disperato tentativo di rimanere a galla, ripenso alla strada che ho fatto per arrivare fino a qui: a quanto ho dovuto scavare a fondo per capire cosa mi fosse successo, e quanto mi fosse costato capire che l’anima potesse ricordare… Qualcosa, nel profondo, aveva cercato di avvisarmi, di proteggermi, di rendermi impermeabile a questo dolore, al lancinante dolore di esistere, al profondo dolore che divora coloro che sopravvivono alla morte dei propri affetti.
Claire aveva rinunciato… Mi aveva mostrato cosa fosse successo, ma non ho comunque trovato una via di fuga o un appiglio che mi permettesse di evitare questo destino fatale.
A volte la verità non basta…
A volte non bastiamo a noi stessi e abbiamo bisogno di amare qualcun altro, di dipendere da qualcuno. Il vuoto che ci crea la perdita, è un buco troppo grande da riempire, un fosso troppo largo da saltare.
Il tempo passa, ti senti sbiadire, senti il mondo che svanisce… Capisci che non stai bene. Sopravvivi, ma continui a sentire dolore, un dolore che non se ne va mai, che non ti abbandona mai. Ho cercato di mandarlo via, ma non ci sono riuscito. 
Certe persone nascono con la tragedia nel sangue.

L’acqua mi sommerge e all’improvviso smetto di lottare per tenermi a galla. Non oppongo resistenza, mi lascio annegare, mentre tutto viene inghiottito dall’oscurità.

Sento un senso di vertigine.

Poi… un’ eco rimbomba distante, nelle profondità labirintiche di quell’oceano buio. Per un attimo c’è solo il silenzio, poi arriva un altro suono, più forte del precedente, seguito immediatamente da un altro. Il suono va in crescendo e si fa sempre più vicino finché non lo sento chiaro e distinto: è un battito, il battito di un cuore.

Il senso di vertigine si fa più forte e mi sento come se stessi per cadere nel vuoto… Mi agito nel disperato tentativo di trovare un appiglio, ma ormai è troppo tardi. 

Ho paura. 

Precipito verso il basso e non posso far altro che gridare con tutto il fiato che ho in corpo, mentre vengo investito da una luce bianca fortissima, che mi acceca… 

Vorrei gridare ancora, ma dalla mia bocca esce solo un debole vagito.

Una voce maschile, calda e amorevole, mi sussurra:

    “Benvenuta al mondo, Hope.”

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42 Commenti

  • Ciao Sergio, buongiorno.
    Mi è piaciuta la piega che hai dato al racconto con quest’ultimo episodio, quindi, se ho capito bene, Thomas è morto prima della moglie. Torna alla casa vuota perché non fa più parte di questa vita ma, allo stesso tempo, non riesce a trovare moglie e figlia perché loro sono rinate in qualcun altro.
    L’idea della terapista è molto intelligente, l’ho visto anche in un film: Backtrack, con Adrien Brody, e mi è piaciuta molto.
    Aspetto il nuovo capitolo.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie per il commento! Non ho mai visto Backtrack, ma ora che me l’hai detto lo metto in watchlist 😉
      Quanto alla storia, devo dire che sono molto contento che siano passate le sfumature che volevo dare, ma la verità è il finale le sceglierete proprio voi. La costruzione del capitolo e certe frasi sono state messe lì proprio per avere molteplici significati. Da una Delle scelte che ho messo, si vede che sei una delle tre linee della storia 🙂

  • Ciao Sergio,
    mi pareva strano essermi persa l’incipit di un horror… Infatti il capitolo non era un incipit ma l’ottava parte di un racconto cominciato ben 5 anni fa! Be’, sappi che non ho saputo resistere alle prime battute e mi sono fatta trasportare fino a qui, ho letto tutto di seguito il che, a volte, aiuta molto. La visione d’insieme di un racconto, spiega molte dinamiche e le rende di più facile comprensione.
    La storia mi piace, e un po’ mi ricorda Brian Weiss e le sessioni di ipnosi che si trovano su YouTube.
    Una sola cosa: ci sono molte ripetizioni, la pioggia che investe il protagonista, è “di taglio” in almeno tre occasioni. In tutti questi anni ti avranno dato miriadi di consigli sulla scrittura, io te ne do uno che avrai sentito mille volte: rileggi ad alta voce prima di pubblicare, così le ripetizioni saltano agli occhi.
    Dopo questo mio intervento, che spero non i risulti troppo noioso, ti saluto e mi auguro che il prossimo capitolo non arrivi nel 2023… Sembra fantascienza, eppure siamo qui in questi anni del futuro 😉 sto divagando, come al solito.
    Alla prossima!

    • Ciao Allegra! Come avrai ben notato, questa storia era ferma dal 2013 perché inizia a scriverla in viaggio (un capitolo alla settimana circa) e non riuscii più a continuarla. Sono tornato su The Incipit circa una settimana fa e sono contento che a distanza di tanti anni (e tanta inesperienza) qualcuno abbia avuto il piacere di leggere questo mio esperimento 🙂
      Grazie per i consigli, che anche a distanza di anni fanno sempre bene. Ora, da questo ultimo capitolo sono passati cinque anni in cui sono diventato sceneggiatore e quindi ho voluto provare a recuperare un po’ del registro “letterario”, che per noi sceneggiatori è praticamente vietato XD
      Le sceneggiature sono fatte di ripetizioni, e azioni – tantissime azioni! Quindi, visto che devo rispolvereare questo genere di scrittura, sappi che ogni consiglio sarà ben accetto!

      PS: purtroppo questa storia è catalogata come Horror, sebbene avessi fin dal principio l’idea di farci un drama psicologico. Inizia a scrivere qui per scherzo, quindi credo che rimarrà Horror fino alla fine anche se sono colpevole di essere fuori genere XD

      PS : Non conoscevo Brian Weiss, ma avendos studiato psicologia sono sempre stato affascinato dauna narrazione di questo genere 🙂

      Mi sono dilungato anche io, my bad! Un “brutto” vizio quello di essere chiacchieroni!
      Grazie per il commento e alla prossima!

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